Why always me? Un anno di Balo, a cresta non sempre alta
Salvatore Trovato
Può un giocatore che ha realizzato 21 gol in 33 presenze, essere sempre al centro delle critiche? Beh, evidentemente sì, soprattutto se il giocatore in questione si chiama Mario Balotelli. Da gennaio a dicembre, tra reti e polemiche, tra giornate sì e altre decisamente no, l’attaccante, che a inizio 2013 ha finalmente coronato il suo sogno di vestire la maglia rossonera, non si è fatto mancare nulla, regalando perle del suo repertorio, in un senso o nell’altro. Genio e sregolatezza, più che mai croce e delizia: Super Mario continua a spaccare in due l’opinione pubblica, così come i tifosi, sempre più divisi tra pro e contro. Il quarantacinque si prende subito la scena il 3 febbraio, pochi giorni dopo la firma sul contratto: il Milan batte l’Udinese al fotofinish grazie a una doppietta del suo nuovo acquisto, che infiamma San Siro. È subito Balo-mania: Milanello, ne sono convinti gli addetti ai lavori, è l’oasi ideale per il "bad boy" del calcio europeo, quel diamante che neanche Roberto Mancini, suo padre putativo, è riuscito a sgrezzare del tutto. Cresta alta e sorriso, Mario sembra aver trovato l’ambiente giusto ma, poco più di un mese dopo, la prima "balotellata" lo toglie di mezzo per un paio di settimane (tre giornate di squalifica, poi ridotte a due), a causa di una presunta ingiuria rivolta ad un giudice di porta al termine del match contro la Fiorentina. A questa ne seguiranno altre, l‘ultima in questa stagione: l’ex City, al fischio finale di Milan-Napoli, va su tutte le furie, forse nervoso per aver perso l’imbattibilità dal dischetto (Reina lo stoppa a 21, poi sarà la volta di Perin), beccandosi tre turni di riposo forzato. Stavolta, però, il Milan decide di non ricorrere, stanco di certi atteggiamenti. Adriano Galliani e Massimiliano Allegri, a più riprese, strigliano pubblicamente il giocatore, che incassa ma non gradisce.
Mino Raiola, dal canto suo, minaccia di portar via il ragazzo dall’Italia qualora questo clima ostile creatosi nei suoi confronti non dovesse cambiare. Da idolo a bersaglio (perseguitato anche dai cori razzisti dei tifosi avversari), da top a flop player, Balotelli vive, suo malgrado, sull’onda del momento, passando dall’esaltazione collettiva alle critiche, talvolta gratuite ed eccessive. Condiziona il gioco della squadra. Tatticamente deve migliorare parecchio. È discontinuo e sopravvalutato. Questo il pensiero di chi ha colto solo il profilo debole di Mario, a volte tanto abulico e indolente in campo quanto esagerato e colorito nella vita di tutti i giorni. Ma il quarantacinque rossonero ha talento da vendere e seppur lontano dall’essere un leader, è un campione unico, in grado di fare la differenza in qualunque momento della partita. Un elemento imprescindibile della rosa, che il Milan dovrà riuscire a valorizzare in questo 2014, provando a smussarne alcuni lati del carattere e incastrandolo in un preciso contesto tattico.


