El Shaa, un anno da dimenticare. Il suo infortunio "conferma" Robinho ma non Matri. Honda: valore tecnico e commerciale. Affare Nainggolan: occhio a non perdere tempo e Cristante
Pietro Mazzara
Un anno da dimenticare e del quale, per sua sfortuna, c’è ben poco da salvare. Stephan El Shaarawy manda in archivio il suo personalissimo 2013 con l’operazione al piede sinistro effettuata in Portogallo. Un intervento reso necessario dal riacutizzarsi del problema alla microfrattura venutasi a creare alla vigilia della partita di Amsterdam contro l’Ajax e che, proprio contro i lancieri ma nella gara di San Siro, è tornato a farsi vivo dopo un pestone. Non è bastata la terapia conservativa, l’intervento si è reso necessario e, se tutto andrà nel verso giusto, rivedremo il Faraone in campo verso la metà di Marzo. Il suo obiettivo, anche se forse è prematuro parlarne, sarebbe quello d’essere a disposizione per la partita di ritorno degli ottavi di Champions League contro l’Atletico Madrid dell’11 Marzo ma bisognerà vedere anche come verrà compilata la lista UEFA nel reparto attaccanti.
Per Stephan si potrebbe profilare la stessa situazione venutasi a creare con de Jong l’anno scorso quando l’olandese, seppur infortunato al tendine d’Achille, venne mantenuto nell’elenco anche a fronte dei tre cambi già effettuati rispetto alla rosa consegnata per la fase a gironi. Lo stop del 92 rossonero blocca (o spegne) ogni voce su una possibile cessione di Robinho nel mese di gennaio. Con Niang che è già volato a Montpellier e il Faraone out per almeno 90 giorni, ecco che il rientro a pieno regime di Binho diventa di primaria importanza. Non si può fare lo stesso discorso per Matri: l’ex attaccante della Juventus non si è integrato nello scacchiere tattico di Allegri e a gennaio, forse, gli verrà cercata una nuova collocazione a meno che non venga invertito il trend negativo che lo ha visto andare in gol solo contro il Parma. Troppo poco per un investimento da 11 milioni di euro ma le colpe non sono solo del buon Alessandro…
Sabato sbarca sul pianeta Milan Keisuke Honda. Il giapponese, che arriva a parametro zero dal CSKA Mosca, rappresenterà una variabile importante per il gioco rossonero a patto che venga messo nelle condizioni di potersi esprimere al meglio. Il suo acquisto nasce da una doppia idea ben precisa: prendere un giocatore forte tecnicamente che possa aiutare sia la squadra sia la società. Negli ultimi giorni si sono fatte molte stime di quanto indotto economico potrà portare Honda al Milan e i numeri sono importanti. Lo sviluppo del marchio rossonero in Asia (una delle missioni principali alle quali si dedicherà la neo Amministratrice Delegata Barbara Berlusconi) passa anche dall’immagine di Honda che in Giappone è uno dei testimonial top per molte aziende sia nazionali che internazionali. Ma quanto può portare effettivamente nelle casse societarie il nipponico dai capelli ossigenati? Una cifra tra gli 8 e i 12 milioni di euro annui con un merchandising a tinte rossonere in forte espansione nel paese del Sol Levante.
Nainggolan deve essere la priorità e non un’alternativa. Il centrocampista belga del Cagliari è un profilo troppo importante per farselo scappare. La concorrenza della Roma è forte ma i giallorossi, prima di poter effettuare un’offerta formale a Cellino, devono prima cedere. Il Milan dovrà chiudere il colpo prima che sia troppo tardi perché all’orizzonte si staglia la figura sempre minacciosa della Juventus che per questa sessione di mercato sembra essersi tirata indietro ma se Radja dovesse rimanere in Sardegna, ecco che in estate ci sarebbe un nuovo assalto al mediano che ormai ha convinto tutti. Certo che le richieste del Patron sardo sono sempre alte ma se Galliani otterrà il via libera di Berlusconi, l’affare si potrà chiudere. Da capire cosa ne sarà dell’eventuale compartecipazione di Cristante. Il classe 1995 vorrebbe giocare nei prossimi 6 mesi e lo Spezia lo segue (Mangia lo ha visionato da vicino) ma il Milan dovrà evitare di perdere la parte attiva della comproprietà per non rischiare brutti scherzi in futuro. Perché il domani del centrocampo dei rossoneri passa dai piedi di Bryan.


