MILAN DA CHAMPIONS, L'INTER S'INCHINA!
Davide Bin
Vittoria nel derby e quarto posto conquistato! Quella che nelle intenzioni della curva nerazzurra doveva essere una giornata da incubo per i tifosi rossoneri si è trasformata, invece, nella giornata perfetta, in un sogno ad occhi aperti, grazie ad una splendida prestazione del Milan e alle contemporanee buone notizie da Cagliari; i rossoneri hanno dominato l'Inter al di là del risultato, di una vittoria con il minimo scarto che non rende giustizia all'ottimo Milan visto in campo. Motivati, determinati, aggressivi, grintosi, desiderosi di lottare su ogni pallone, di correre, di pressare, di mettere in difficoltà gli avversari sul piano del gioco ma anche sul piano squisitamente fisico, solitamente prerogativa dell'Inter, i rossoneri ci hanno regalato quella grande soddisfazione che attendevamo e sono tornati a vincere il derby dopo più di due anni. La vittoria porta la firma dei "soliti noti", Inzaghi e Kakà, Pippo e Ricky, il più prolifico cannoniere delle coppe europee e il Pallone d'Oro in carica, autori delle reti decisive che in soli cinque minuti hanno messo al tappeto l'Inter nel secondo tempo. Come un abile pugile, il Milan ha lavorato ai fianchi l'avversario per tutto il primo tempo, stordendolo con il ritmo e con ripetuti colpi che l'hanno fatto vacillare, ma il K.O. è stato inferto nel secondo tempo con un "uno-due" preciso e potente che ha fatto crollare i nerazzurri, incapaci di rialzarsi nonostante l'assalto finale e il gol di Cruz che ha dimezzato lo svantaggio. Il Milan ha offerto una prestazione da Champions, giocando come solitamente fa nelle notti di coppa e forse non è un caso che proprio con una partita simile a tante giocate in Europa è finalmente riuscito a spalancare quella porta per i preliminari di Champions che sembrava irrimediabilmente chiusa. I cari cugini hanno dovuto rinviare la festa che sognavano di mettere in atto in casa nostra, vincendo lo scudetto proprio nel derby; come sempre, hanno fallito un altro appuntamento decisivo, perchè quando c'è una partita da vincere a tutti i costi solitamente i nerazzurri falliscono, al contrario del Milan che riesce quasi sempre a centrare l'obiettivo quando la posta in palio è alta. Date a questo gruppo rossonero una partita da vincere a tutti i costi e vedrete che nove volte su dieci non falliranno; è questo il segreto di una squadra, che ancora una volta ha dimostrato di non essere finita e di poter essere competitiva contro chiunque a patto di poter essere in buone condizioni psicofisiche.
Uno dei derby più importanti degli ultimi anni, ma non certo il più importante della storia come aveva detto il presidente nerazzurro Moratti, inizia molto presto per i tifosi delle due curve; a mezzogiorno i cancelli sono già aperti e si può entrare; su ogni seggiolino della curva è stata piazzata una plastica colorata con le istruzioni su come utilizzarla e questo è il segnale inequivocabile che, dopo qualche derby di pausa a causa di un paio di scioperi del tifo e delle norme antiviolenza, finalmente si torna a realizzare una coreografia. Certamente sarà più semplice e meno maestosa di alcune realizzate in passato, soprattutto perchè non è più possibile dare le istruzioni tramite l'impianto voce, quindi è difficile sincronizzare i vari momenti di apertura della scenografia. Un altro aspetto importante del cosiddetto "folklore" è che molti, quasi tutti, i tifosi hanno raccolto l'appello di indossare una maglia rossonera in occasione di questo derby e la curva, ma più in generale tutto lo stadio (nord esclusa) offre un bel colpo d'occhio ed è quasi totalmente colorato di rossonero. La lunga attesa di quasi tre ore non è poi così noiosa: un po' di sfottò con i dirimpettati della nord, l'ansia che sale minuto dopo minuto, la grande voglia di tifare, cantare, sostenere la squadra e si arriva al momento dell'ingresso delle squadre in campo per il riscaldamento; la curva carica i giocatori, i giocatori caricano la curva, perchè questo derby lo vogliamo vincere tutti, in campo e fuori, per rovinare la festa all'Inter, perchè vogliamo il quarto posto, perchè è da tanto che non vinciamo un derby e, più in generale, uno scontro diretto con le grandi e perchè, finalmente, vogliamo vivere un pomeriggio felice in un campionato con poche soddisfazioni. Cori e applausi per tutti, ma i boati più forti della Sud sono per i vari Gattuso, Kakà, Inzaghi e Ambrosini; Ringhio viene coccolato per invogliarlo a riporre nel dimenticatoio i propositi di addio al Milan; Ambrosini è ormai il simbolo del giocatore "anti-Inter" dopo il famoso stendardo sul pullman scoperto del maggio scorso; Inzaghi e Kakà sono i trascinatori della squadra in questo periodo di ripresa e di risultati positivi. Arriva il momento dell'annuncio delle formazioni e va in scena lo spettacolo della Sud: vengono alzate le plastiche rosse che compongono lo sfondo e quelle bianche che formano la scritta 21-5-'06 (data della finale di Champions a Mosca); in transenna viene aperto lo striscione: ANCHE NELL'ANNO DEL CENTENARIO...SEMPRE IL SOLITO SCENARIO e, al centro della curva, si apre il bandierone con un Simpson interista depresso sulla poltrona a guardare la televisione che trasmette la finale, con il suo bel scudettino appeso al muro. La Nord risponde con una coreografia "autogufante": strisce nerazzurre diagonali realizzate con le plastiche, scudetto al centro della curva e striscione sulla transenna a metà dell'anello che recita: OGGI PUOI DIRE QUELLO CHE TI PARE...MA IL TUO INCUBO SI STA PER MATERIALIZZARE. Ma qualcuno li ha avvertiti che non porta fortuna festeggiare i traguardi in anticipo? Peggio per loro e l'andamento della giornata lo confermerà impietosamente!
Ci siamo, il derby sta per iniziare, l'adrenalina è a mille in campo e sugli spalti, l'atmosfera è unica, speciale, da brividi e solo chi ha vissuto almeno un derby sugli spalti di San Siro, meglio ancora se in curva, sa di cosa sto parlando. Ancelotti schiera il miglior Milan possibile in questo momento, quello che ha vinto a Livorno ma, soprattutto, quello che nel recente passato ha vinto Champions League, Supercoppa europea e Mondiale per club; solo sulle fasce in difesa c'è qualche cambiamento rispetto alla squadra "campione di tutto", con Bonera a destra e Favalli a sinistra, ma per il resto è la formazione che ci ha regalato gioie e soddisfazioni e vuole fare altrettanto in questo derby molto sentito.
Il Milan parte forte e mette in chiaro subito che vuole fare la partita e prendere decisamente l'iniziativa; le primissime fasi sono di assestamento e senza grandi emozioni, poi il Milan accelera, schiaccia l'Inter, la sovrasta fisicamente e sul piano del gioco e domina la situazione; manca solo il gol, soprattutto per imprecisione di Inzaghi, che prima spara su Julio Cesar invece di angolare il tiro solo davanti al portiere nerazzurro, poi, nel finale di tempo, si avventa in tuffo di testa a pochi passi dalla rete su un cross basso di Kakà, però, incredibilmente, non riesce ad indirizzare il pallone in rete ma solo a partorire un colpo di testa debole e storto che finisce fuori di pochissimo. Sono le occasioni più importanti di un primo tempo monocromatico e a forti tinte rossonere, cioè dominato dai ragazzi di Ancelotti, tonici, determinati e intensi come nelle giornate migliori. La curva apprezza e sostiene la squadra con un gran tifo; l'entusiasmo è alimentato anche dalle buone notizie provenienti da Cagliari e l'unico rammarico è quello di non essere riusciti a sbloccare il risultato e di andare al riposo in parità e con l'Inter virutalmente campione d'Italia, anche se non ha fatto nemmeno un tiro in porta e ha costruito pochissimo; meno male che dovevano vincere a tutti i costi una partita considerata come una finale! La ripresa si apre con un Milan se possibile ancor più aggressivo e agonisticamente scatenato: i rossoneri spingono sull'acceleratore e sfondano il muro interista percuotendolo da tutte le parti; Kakà se ne va sulla destra, anticipa l'intervento di Materazzi e mette al centro un cross su cui si avventa Inzaghi che lascia di stucco Rivas e mette in rete da pochi passi. Si scatena il delirio in curva, mentre Inzaghi e Kakà corrono a festeggiare davanti al pubblico impazzito e, intanto, la Nord assiste impotente e si zittisce, cominciando a temere che il vero incubo lo vivranno loro (come sempre del resto, quando c'è qualcosa di importante in palio!). E non è finita, perchè pochi minuti dopo l'indemoniato Ambrosini pressa Vieira e gli sradica il pallone dai piedi, offrendolo al liberissimo Kakà in area; la difesa nerazzurra è sorpresa e il Pallone d'Oro può concludere indisturbato in rete, facendo passare il pallone sotto il corpo di Julio Cesar. Ora l'esultanza è davvero sfrenata, l'urlo della Sud è un autentico ruggito e lo stadio è una bolgia, perchè l'Inter è al tappeto e il Milan corona nel migliore dei modi un'ora di grande calcio. A questo punto i rossoneri arretrano un po' il baricentro e l'Inter, che non ha più niente da perdere, si riversa in avanti alla ricerca della rimonta; il Milan, che ha speso molto, è anche un po' stanco e, quindi, inizia un'altra partita, quella della sofferenza e anche in questo oggi gli ancelottiani si dimostrano bravi: reggono l'urto, si chiudono a riccio, provano a ripartire in contropiede e rischiano poco. Il gol dell'Inter arriva su punizione battuta magistralmente da Cruz ma con Kalac immobile in quanto coperto da una barriera troppo lunga. Ora l'Inter è galvanizzata e tenta la rimonta, sospinta anche dalla cattive notizie da Genova (Roma in vantaggio e alla fine vincente 3-0), mentre da Cagliari arriva la notizia che la Fiorentina perde e, quindi, il successo è ancor più fondamentale per i rossoneri, finalmente al quarto posto, seppur provvisorio. Si soffre tantissimo, il tempo sembra non passare mai e la tensione raggiunge livelli altissimi; Ancelotti, che ha dovuto sostituire nel primo tempo l'infortunato Favalli con Jankulovski, butta nella mischia anche Brocchi al posto di Gattuso (problemi muscolari) e Pato al posto del mitico SuperPippo che si prende una meritata ovazione da brividi. L'ultimo rischio è una punizione dal limite causata da un ingenuo passaggio indietro dell'inesperto Pato, che regala palla agli avversari e costringe Jankulovski al fallo; sarebbe una beffa atroce subire il pareggio così ma il tiro di Chivu finisce alto e finalmente si può esultare, abbracciarsi, gridare tutta la propria gioia con la poca e rauca voce rimasta dopo aver tifato a più non posso; il Milan ha vinto il derby, la festa dell'Inter è rinviata e rovinata e siamo noi a festeggiare per essere finalmente approdati al quarto posto dopo aver superato la Fiorentina.
Meglio di così non poteva andare: avevamo detto alla vigilia che il Milan era in condizioni migliori dell'Inter, aveva forse anche maggiori motivazioni e che, quindi, la vittoria sarebbe finalmente potuta arrivare dopo tre derby persi. Ma siccome "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare" si temeva che qualcosa potesse andare storto e poi c'era quella terribile prospettiva di vedere gli interisti festeggiare lo scudetto in faccia a noi che non ci faceva dormire sonni tranquilli; ora, invece, dopo aver smaltito la tensione di un derby speciale, potremo dormire sereni e soddisfatti, rivivendo e sognando un pomeriggio perfetto, regalatoci da una squadra forte e determinata che ha interpretato nel modo giusto una partita speciale soprattutto per noi tifosi; non a caso i più grintosi e scatenati nel pressing e nel mordere le caviglie di qualunque avversario sono stati Ambrosini e Gattuso, i due giocatori ultrà che interpretano meglio lo spirito guerriero di questa squadra. Tutti, comunque, hanno giocato da autentici leoni, quegli undici leoni invocati a più riprese dalla Sud e che non hanno tradito nemmeno in quest'occasione. Un'ulteriore soddisfazione viene dal tabellino marcatori, in cui compaiono i nomi di Inzaghi e Kakà: nono gol in cinque partite per SuperPippo (un altro record nella sua carriera, visto che non aveva mai segnato per cinque partite consecutive di campionato), arrivato a quota 99 in maglia rossonera e gol decisivo del migliore in campo, ovvero Kakà, che ha letteralmente devastato la difesa nerazzurra, con le sue accelerazioni e ha incantato con le sue giocate, i suoi assist e le sue magie. Questo è un Milan che gira a meraviglia, che alimenta rimorsi a rimpianti al pensiero di quello che avrebbe potuto fare se si fosse svegliato prima, ma che è riuscito comunque a regalarci questa grande soddisfazione, a vincere per noi come gli avevamo chiesto e agganciando finalmente il quarto posto dopo mesi di lunga e affannosa rincorsa. Un Milan da Champions che ha costretto l'Inter ad inchinarsi alla legge del più forte; per questo siamo usciti da San Siro a testa alta e con il sorriso stampato in volto; eravamo entrati con il timore di vivere un incubo, siamo usciti entusiati e consapevoli di aver passato il pomeriggio perfetto in una giornata da sogno e di aver assistito all'ennesima impresa di un gruppo meraviglioso che non vuole smettere di stupire e ha voluto far capire, a chi si sentiva superiore, come si affrontano, si interpretano e si vincono partite come queste, partite decisive, partite in cui si costruisce la storia del calcio, perchè quando il gioco si fa duro...i duri cominciano a giocare, indossando la gloriosa casacca rossonera e son dolori per tutti, soprattutto per il povero biscione abituato a strisciare e che ora ha un'altra data nel mese di maggio (un'autentica Via Crucis con tante tappe dolorose...11 maggio 2001, 5 maggio 2002, 13 maggio 2003 ecc.ecc.) da dimenticare in fretta!


