Onore a Montella, da attaccante a difensore: anche delle verità nascoste di Massa
Massimo Canta
Finisce nel modo peggiore l'ennesima e ultima sfida sfida stagionale che ha messo di fronte Milan e Juventus. Al di là degli scontati dati statistici, che hanno evidenziato il dominio territoriale e nelle conclusioni dei bianconeri, eravamo al cospetto di una prestazione onesta e vigorosa di una formazione, quella rossonera, che si presentava allo Stadium, ancora indebolita nell'organico, sia da assenze datate di Montolivo e Bonaventura, che da quelle fin troppo frequenti di Calabria e Antonelli, a cui si sono aggiunte l'infortunio ancora indecifrabile dell'ottimo Abate di quest'anno nonché l'ultima, sciagurata, defezione di Suso, pedina prestigiosa nello scacchiere di Montella.
PROTESTE - Non è stato agevole, al contrario davvero arduo, per il tecnico del Milan e per i suoi giocatori, uscire dallo stadio bianconero infilando la via degli spogliatoi, salutando avversari e 'formazione' arbitrale (termine riferito al numero ormai considerevole da cui sono o sarebbero rappresentati in campo). Il copione è stato invece stravolto: abbiamo assistito allo spettacolo dei festeggiamenti degli uomini di Allegri e al capannello dei giocatori di Montella più sanguigni di fronte al giudice Massa. La sconfitta al novantacinquesimo minuto in quella che è considerata, a ragione, una fortezza invincibile, fortificata e forse inconsciamente oltremodo protetta, è sembrata un verdetto eccessivo per una squadra che sta spremendo le qualità migliori da una rosa fin troppo penalizzata in partenza e falcidiata nel cammino.
MONTELLA - Il tecnico rossonero è uscito nuovamente vincente, sebbene battuto. Un Vincenzo Montella apparso dapprima tarantolato in campo nel soffermarsi a chiedere spiegazioni all'arbitro Massa e nell'affrontare di petto i suoi giocatori, per frenarli anche fisicamente dal pericolo di sanzioni a quel punto inevitabili, poi stremato, pur se spiritato, di fronte ai primi microfoni, ma subito lucido nel chiedere di parlare solo di campo, dopo aver spiegato i termini della sua richiesta di delucidazioni rivolta a Massa, autore (per sua ammissione, ma difficile a credersi) della fatale decisione finale. Onore e rispetto al Mister rossonero, ancora una volta distante da certi facili, convenienti atteggiamenti e piagnistei. L'attenzione rivolta al terreno di gioco e alla disamina della partita, è frutto della necessità di non dare alibi a una squadra che non è mai stata doma, ma che mai dovrà esserlo nelle restanti sfide per l'Europa. Il Milan è vivo e gli obiettivi rimangono possibili. Il punto sfuggito a Torino non dovrà essere il rimpianto di questo campionato e Montella lavorerà per scongiurarlo.


