Zizzania (...e non ci vogliono stare!)
Fabrizio Tomasello
Potrebbe essere il titolo di un film di Luchino Visconti. Deflagrante come “Ossessione”, “Bellissima”, “Senso”. Invece oggi "Zizzania" è il titolo di questo editoriale, probabilmente il termine più indicato per fotografare l’incresciosa situazione che si sta materializzando nelle ultime settimane attorno all'universo Milan. Ci si stanno mettendo in tanti a creare discordia, dare fastidio, stuzzicare, sollevare malumori, provare a picconare il muro di certezze che a fatica la nuova dirigenza rossonera sta ricostruendo dopo un quinquennio scellerato che ha fatto precipitare il club di via Aldo Rossi nel più oscuro ed inquietante anonimato.
Al Milan era lecito aspettarsi ben altro: apprezzamenti, celebrazioni, applausi, riconoscimenti. In primis l’ingresso alla fase a gironi di Europa League dopo 3 anni di esilio lontano dalle competizioni continentali; un inizio stagione con 5 partite ufficiali (tra preliminari di Europa League e campionato) condite da 13 gol fatti e 0 subiti; un entusiasmo sempre crescente contrassegnato da oltre 110.000 spettatori a San Siro per le prime due uscite agostane contro Craiova e Shkendija; e per finire 30.000 abbonamenti già staccati, il doppio rispetto all’anno scorso.
Questa contagiosa euforia invece ha avuto il grande potere di attivare tutto quel pacchetto di attenzioni - tutt’altro che pacifiche - di concorrenti, rivali e invidiosi a vari livelli. Marco Fassone, neo amministratore delegato del Milan cinese, sembra averlo capito alla perfezione, tanto da essere già stato costretto a rintuzzare gli attacchi goffi e maldestri di presidenti di club di calcio, conduttrici televisive e perfino sindaci. Tutti bravi a sputacchiare insinuazioni sull’acquisizione del club di Aldo Rossi ed avanzare dubbi sulla poca trasparenza dell’intera operazione.
Questa serie di punzecchiature ha in realtà avuto il solo balsamico effetto di compattare ulteriormente il popolo milanista, schierato ormai come un blocco monolitico a protezione della proprietà cinese. Ed è indubbiamente questa la risposta più gratificante avuta finora dai nuovi padroni del vapore rossonero.
Stupisce per pacatezza, ma soprattutto per efficacia e puntualità, la qualità dei messaggi di Marco Fassone agli ormai stucchevoli attacchi esterni. Da applausi la piccata e risentita risposta a James Pallotta dal sedile della sua auto; non di meno quella al sindaco Sala nel prepartita di Shkendija-Milan; icastico il video diffuso poche ore fa dall’Ac Milan a zittire definitivamente i dubbiosi e i malfidati.
Meticolosità, accuratezza, precisione, tutto snocciolato con l’autorevolezza di chi sa di non poter accettare lezioni di economia da nessuno. Ragione per cui il neo ad, insieme al suo fido braccio destro Max Mirabelli, è già diventato l’idolo indiscusso delle masse rossonere, forse ancor più dei tanti campioni di stanza a Milanello.
E a proposito di minacciose presenze e di antagonisti più o meno dichiarati, negli ultimi giorni è tornato a farsi sentire con tutta la sua ingombrante mole, perfino Mino Raiola. Non contento di aver guastato i piani del Milan che aveva già ceduto Niang allo Spartak Mosca, adesso il bellicoso procuratore italo-olandese sembra intenzionato a riprendere le schermaglie con la dirigenza di via Aldo Rossi, come se fossimo tornati indietro di un mese, ai tempi delle polemiche per il rinnovo di Donnarumma. Tirare fuori proprio adesso, nel momento di massima esaltazione popolare in casa Milan, la faccenda della fascia di capitano promessa a Gigio e poi assegnata a Bonucci, è tanto assurdo quanto pretestuoso. A conferma che il braccio di ferro Fassone/Mirabelli vs. Raiola, dato per finito con il rinnovo del portierone di Castellammare di Stabia, adesso sta per ricominciare con l’affare Niang.
Il Milan è tornato a far paura e i nemici, tanti, agguerriti, insistenti, stanno affilando le armi. Sarà il caso di prepararsi alla pugna. Senza esclusione di colpi.


