La storia di Bove, Gattuso e Lotito, Sneijder snobba il Pallone d'Oro: le rivelazioni di Trento
Un riassunto dell'ultima giornata del Festival dello Sport di Trento 2026, con tutte le voci catturate dai microfoni di TUTTOmercatoWEB.com di svariati volti del calcio italiano e internazionale tra esperienze, aneddoti, mercato e progetti per il futuro.
Alvini: "Nel mio Frosinone c'è l'identità"
Si parte da Massimiliano Alvini, allenatore del Frosinone che ha stupito all'ultima giornata di campionato dopo aver piegato 2-0 il Como di Cesc Fabregas: "Il percorso è lungo, ma c'è l'identità di squadra che serve per fare la tua partita contro chiunque, cercando di fare gol e di arrivare alla vittoria indipendentemente dall'avversario". Ha sorpreso bomber Antonio Raimondo, con 5 gol in 6 partite tra Serie A e Coppa Italia: "Ha delle qualità tecniche e caratteristiche notevoli, è in un percorso di miglioramento, è futuribile, attacca lo spazio. A me piace tantissimo. Anche nei rapporti umani. Castagnini ha preso lui come primo nome in attacco, dal Bologna, speriamo che continui su questa strada". L'altro protagonista assoluto di questo avvio di stagione è Lorenzo Palmisani, portiere italiano dell'Under 21 destinato a grandi cose in futuro: "Lorenzo è un calciatore che ha qualità tecniche nel ruolo del portiere da top, ha una testa notevole per il ruolo che fa. C'è del materiale nel ragazzo. L'anno scorso eravamo a Monza, in Coppa Italia, il nostro portiere si fa male ed entra Lorenzo. Fa 40 partite da lì in poi in maniera egregia. Si sta confermando anche in A, speriamo che continui, sarebbe bello per il calcio italiano avere un altro portiere forte".
Bove tra il malore e il ritorno
"La sensazione è simile a quella di una grande perdita", ha raccontato Edoardo Bove circa l'impossibilità di giocare a calcio in seguito al malore avuto il 1° dicembre 2024: "Per cause esterne sei costretto ad affrontare la vita in modo diverso. In questo è importante come reagiamo. Possiamo fare quello che vogliamo. Il calcio in quel momento era tutto per me. Ora sono arrivaro all’idea che il calcio è la mia più grande passione ma c’è anche tanto altro. Nei primi momenti mi dava fastidio vedere le partite, i bambini che giocavano. C’è stato un piccolo rifiuto all’inizio, mi sono dato al tennis. Poi sono tornato al calcio, la mia più grande passione". A gennaio 2026 è tornato a giocare, dopo aver firmato con il Watford, segnando dopo 506 giorni: "Ho avuto un anno e mezzo per pensarci, anche se mi immaginavo una rovesciata sotto al sette. Invece a porta vuota (ride, ndr). Negli stadi inglesi hai i tifosi a due centimetri e sono andato lì diretto. Avrei voluto abbracciarli, ma so che non è permesso. L'arbitro comunque mi ha ammonito: senza cuore (ride, ndr)".
La Juventus del '96 riunita a Trento
Massimo Carrera, Angelo Di Livio, Moreno Torricelli, Michelangelo Rampulla, Angelo Peruzzi, Michele Padovano, Ciro Ferrara e Gianluca Pessotto tutti insieme sul palco per ricordare i tempi d'oro e l'ultima Champions League vinta. Il difensore ex Napoli e attuale opinionista di DAZN si è soffermato sulla figura di Marcello Lippi: "La persona che ci ha fatto credere di poter vincere la Champions in tanti modi. Anche con le scelte, per esempio lasciando Di Livio in panchina in finale (ride assieme a Di Livio sul palco, n.d.r.)". Padovano invece ricorda Gianluca Vialli: "Mi manca tantissimo, le persone come lui non moriranno mai. Solo lui sapeva smorzare la situazione, a modo suo. Prima della gara contro il Real Madrid vinta 2-0 ai quarti di finale c'era grandissima tensione, lui prese una telecamera e si mise a filmare tutti per appunto smorzare la tensione facendoci scendere in campo tranquilli. Aveva la personalità per farlo".
Gattuso e la Lazio
Perché Rino Gattuso ha scelto di allenare la Lazio? "Venivo da un'esperienza che mi ha fatto male, in Nazionale, una mazzata incredibile. Avevo voglia di ripartire subito. Ho vissuto qualche esperienza all'estero, mi piace. Ho detto no 2-3 volte a Lotito in passato, sto giro ho detto sì perché ho visto un momento di difficoltà, ma anche giocatori che avevano qualcosa da dare. Siamo partiti bene, la strada è ancora lunga. Sono orgoglioso di questi ragazzi, stanno dando tanto". Sul rapporto con il presidente Claudio Lotito: "Difficilmente ho litigato con i presidenti. Mi piace che ci sia dialogo, che se ci diciamo le cose, si facciano. Mi piace parlare con gente vera. Con Lotito c'è questo rapporto qua, è il mio presidente, normale che se le cose non funzionano bisogna dirsi le cose in faccia. Ho a che fare con una persona intelligente, un genio, normale che delle dinamiche di calcio bisogna poi confrontarsi sulla squadra".
Fabregas, il Como e l'Inter rifiutata
"È iniziata in maniera strana l'avventura al Como, non sapevo cosa fare dopo il Monaco", ha raccontato Cesc Fabregas dal palco di Trento. "A volte si prendono decisioni più di pancia che di testa, questa è una di quelle. Andavo tante volte con la mia famiglia a Como, ma non sapevo che esistesse una squadra di calcio. Lo stadio c'era? Si, ma guardavo altre cose. Speciale quello che stiamo vivendo adesso". Poi il momento clou, quando svela dei motivi che l'hanno spinto a dire di no alla panchina dell'Inter due anni fa: "Sono un pensatore, analizzo molto le cose. So che dei migliori allenatori a fine carriera si contano i trofei, giusto che sia così. Ma parlavamo di Da Cunha: per me come allenatore vale più di un trofeo, lui. Tanti ragazzi sono venuti a Como per me, non lo dico per arroganza. Hanno creduto in me. Nico Paz è arrivato qui dal Real Castilla, ora si parla di dargli la 10 di Messi. Due anni fa suo papà ha messo tutta la sua fiducia in me. Posso dire lo stesso di Alex Valle, di Perrone, di Da Cunha, di tanti altri. Quando li vedo, non posso andare in altre squadre: mi sento in debito, si sono fidati di me e ora devo dare loro tutta la mia vita".
Sneijder: "Non me ne frega un c***o del Pallone d'Oro"
Nel 2010 con l'Inter da numero 10 ha vinto Champions League, Serie A e Coppa Italia, ma Wesley Sneijder non riuscì comunque a vincere il Pallone d'Oro. Lui però non ci rimugina affatto: "Non me ne frega un c***o del Pallone d'Oro, io ho vinto la Champions con l'Inter!". A margine del Festival, invece, l'olandese ha incensato l'allenatore nerazzurro di oggi, Cristian Chivu, nonché suo ex compagno di squadra: "Lui è arrivato in un momento molto difficile, quando l'Inter ha perso la finale di Champions e poi doveva andare al Mondiale per Club. Non era facile. Poi lui ha iniziato male, ha fatto lo stesso di Simone Inzaghi. Ho parlato con lui e gli ho detto di sistemare le cose, che doveva aggiungere le sue cose. Poi ha cambiato, ho visto un Chivu di corsa in campo. Mi piace così lui, è così, con grinta. Vuole vincere le partite. Lui è cambiato molto e non è facile: dopo un anno e mezzo poi. Farà belle cose con l'Inter".
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