Una telenovela dal finale amaro, non solo per il Milan: dal pacchetto perfetto alle garanzie tecniche, ma per Keita non è bastato
Matteo Calcagni
La telenovela Keita, che ha interessato mezza Serie A per tutta l'estate, si è conclusa con un finale drastico: dopo mesi di accostamenti, trattative e piedi puntati, il senegalese si è trasferito al Monaco per 30 milioni più bonus. Niente Italia, dunque, nel futuro del classe '95, nonostante tanti club, tra cui il Milan, volessero costruire il loro progetto su di lui. E forse, tra le varie piste del "bel paese", quella rossonera sarebbe stata perfetta, non soltanto per il Diavolo.
L'OFFERTA "PERFETTA" - Non è un segreto che Massimiliano Mirabelli abbia seguito Keita per quasi un anno, individuandolo come l'uomo ideale per rafforzare il tridente rossonero: un attaccante veloce, giovane e talentuoso, capace di saltare l'uomo e segnare da ogni posizione. Il Milan ha fatto un mercato straordinario, ma è evidente che un giocatore del genere, in un ruolo non propriamente assegnato (quello dell'esterno sinistro), avrebbe elevato ulteriormente il valore della rosa e le conseguenti ambizioni in vista di questa importantissima stagione. Il 4-3-3 di Montella, con Keita, sarebbe ancora più forte.
I RIMPIANTI, NON SOLO ROSSONERI - Il Milan era arrivato ad offrire 50 milioni alla Lazio per il pacchetto composto da Biglia e Keita, lo scorso giugno, trovando il consenso di Lotito e del club biancoceleste. L'operazione saltò a causa dei dubbi del giocatore che, in quel momento, sembrava voler attendere la Juventus, in presunto accordo con l'entourage del ragazzo: il contratto del nativo di Arbúcies con i biancocelesti, va ricordato, scadeva nel 2018. Dovendo mollare Keita, il Milan ha faticato anche a prendere Biglia, arrivato a luglio inoltrato dopo una trattativa fiume, con 17 milioni più bonus alla Lazio. Sul senegalese si sono fatte avanti anche Inter e Napoli, ma alla fine a prevalere è stato il Monaco. Resta un pizzico di rimpianto per quello che poteva essere e non è stato, sia per il Milan che per il giocatore, che in rossonero avrebbe potuto davvero dare il là ad un percorso vincente a livello personale e di club. Sarebbe bastato accettare la proposta rossonera a giugno, ma evidentemente la malia di altri club, anche senza garanzie tecniche, ha superato la proceduralità del progetto milanista.


