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Il passo del Milan è tornato a fare paura. Ma per tornare vincenti, c'è bisogno di spegnere i focolai sotto la cenere ed evitare guerre intestine

autore
Pietro Mazzara
per Milannews.it
lunedì 4 settembre 2017, 00:00Editoriale
autore Pietro Mazzara
04.09.2017 00:00Editoriale
Pietro Mazzara
Pietro Mazzara

Guelfi e Ghibellini, Montecchi e Capuleti, pro Cinesi e anti Cinesi. In mezzo alla guerra di partito (o di tweet) di quest’ultimo anno, c’è sempre di mezzo il Milan. La situazione che si è venuta a creare è netta, evidente e accetta con un ingiustificato fastidio chi prova a porsi nella terra di mezzo, che è quella dell’analisi aprioristica delle cose, senza reticenze o reminiscenze delle scorie delle lotte del passato. Il tifo milanista, per anni rimasto nell’anonimato delle cronache che contano, ha rialzato la testa. E lo ha fatto in maniera deflagrante, inaspettata da tutti, e questo grazie al lavoro svolto sul mercato da Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, capaci di ribaltare completamente quella squadra ereditata da anni di austerity e scelte errate sul mercato. Ma tra chi è convinto che “non esistano” ancora e chi, invece, ha eletto la nuova proprietà come i nuovi dei di una religione politeista, bisogna sempre trovare la quadratura delle due visioni.

Perché va bene portare avanti le proprie tesi, quando queste sono suffragate da prove e fatti, e va altrettanto bene decidere di arruolarsi nelle truppe pronte a scendere in lotta con gli hashtag favorevoli a chi ha ridato la vista ad un semicieco, ma per fare il bene del Milan bisogna evitare che, anche in un momento di oggettivo rinascimento societario e tecnico, arda il fuoco della guerra interna sotto le ceneri di un’estate torrida, ma densa di soddisfazioni.

Per fare il bene del Milan, c’è bisogno di portare in alto il lavoro quando è fatto bene e far notare quando vengono commessi degli errori, Ma quest’ultimi non vanno strumentalizzati, bensì spiegati e criticati con la speranza che non vengano più commessi. Perché questa società ha bisogno anche di qualche campanello che suoni per rimanere operativa, tonica e sul pezzo. Se pensiamo che tutto vada bene perché è nuovo, è diretto, è social, è chiaro, allora stiamo vivendo in un altro mondo. Ma tutto va soppesato, perché è il Milan che deve tornare grande e con esso i suoi tifosi, che dopo anni di vacche magrissime, hanno il diritto di tornare a mostrare orgogliosi la propria fede, come hanno fatto vedere nelle tre gare interne contro Craiova, Shkendjia e Cagliari (incasso globale da 4,3 milioni di euro dal botteghino).

Ma come in ogni famiglia, qualche pecora nera ci sarà sempre. Qualche voce fuori dal coro, individualista o in piccolo branco, è normale che emerga. Ma basterà soppesarne le intenzioni, le idee e i commenti per poi trarne un vantaggio. Con il solo ed unico obiettivo che è quello di fare grandi, insieme, il Milan. Con buona pace di chi è tornato a sentire un passo conosciuto e temuto alle sue spalle.

per Milannews.it

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