Il Milan e il grande bomber: una tesi da confutare
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Fabrizio Tomasello
Fabrizio Tomasello
per Milannews.it
domenica 10 settembre 2017, 00:00Editoriale
autore Fabrizio Tomasello
10.09.2017 00:00Editoriale
Proviamo a rileggere tutti i commenti, le analisi, gli approfondimenti a conclusione di questo pirotecnico mercato 2017. Su una cosa gli addetti ai lavori si sono trovati quasi integralmente d’accordo: il Milan è la squadra che si è mossa meglio e ha fatto gli acquisti più importanti, ma alla fine pare - e sottolineo pare - sia rimasta una stupenda incompiuta per la mancanza lì davanti di un grande bomber.
Logico che questa interpretazione si sia diffusa a macchia d’olio tra gli addetti ai lavori, facilitata soprattutto dalle strategie alla luce del sole di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli. Avere come obiettivi dichiarati personaggi del calibro di Pierre Emerick Aubameyang, Alvaro Morata, Andrea Belotti, Diego Costa, perfino Edinson Cavani, non può che aver alzato oltre ogni misura le aspettative degli operatori del settore e di conseguenza anche del sempre più affamato popolo milanista.
Dal canto loro, i due nuovi idoli della tifoseria rossonera, Fassone & Mirabelli, hanno fatto il possibile ed anche di più per portare a Milanello un centravanti di spessore internazionale tra i magnifici cinque nominati prima, salvo poi fare marcia indietro di fronte a richieste talvolta insensate da parte dei club proprietari dei vari cartellini.
Attenzione però, non è che nel frattempo l’attacco del Milan sia rimasto sguarnito, anzi. Parlare di mancanza di un grande bomber quando in rosa ci sono il centravanti titolare della nazionale portoghese e quello della nazionale croata, può sembrare quasi una mancanza di rispetto nei confronti di Andrè Silva a Nikola Kalinic.
Costati la lusinghiera cifra di 63 milioni di euro (38 il portoghese, 25 l’ex viola), i due nuovi attaccanti a disposizione di Montella rappresentano una risorsa preziosissima per il Milan. Andrè Silva - ricordiamo sempre per i più distratti che stiamo parlando di un ragazzo non ancora 22enne - è il quarto cannoniere delle qualificazioni europee, alle spalle solo del compagno di nazionale Cristiano Ronaldo, del polacco Lewandoski e del belga Lukaku. Per lui ben 7 gol in 9 partite, che sommati a quelli segnati in altre competizioni fanno un bottino di 9 reti in 14 presenza con la nazionale del Portogallo. Da alcuni dei più grandi esperti è stato indicato come uno dei prossimi crack del calcio internazionale ; in tanti l'hanno già battezzato come il più forte centravanti della storia del calcio lusitano (e per questo in effetti ci vuole poco); eppure, malgrado 2 timbri già messi in appena 251 minuti giocati con la maglia del Milan, sparpagliati in 5 prestazioni ufficiali, l’ex Porto ancora non riesce a fare breccia nei cuori rossoneri.
Poi c’è Nikola Kalinic, classe 1988 proveniente dalla Fiorentina. Il croato realmente non è mai stato un grande cannoniere, la storia parla per lui, ma è l’attaccante più congeniale ai dettami tattici di Vincenzo Montella che fin dal primo giorno di mercato l’ha voluto a tutti i costi. Non è certo il profilo capace di scaldare i cuori dei tifosi, ma nel progetto tecnico dell’allenatore del Milan ci sta alla perfezione e potrebbe rivelarsi indispensabile nel corso di questa lunghissima ed impegnativa stagione.
Tutta questa premessa solo per lasciare la passerella conclusiva a Patrick Cutrone, lui si un’autentica rivelazione. Ad inizio stagione, in un impeto di ammirazione per il baby bomber di Casa Milan, mi trovai a predire a Cutrone una stagione da 15 gol se fosse finito al Crotone, dove l’aspettava un campionato da titolare indiscusso.
Ebbene, oggi sfido chiunque a non vaticinare al centravanti cresciuto al Vismara, una stagione in doppia cifra anche con la casacca rossonera sulle spalle. Perfino con la serratissima concorrenza di due campioni come Andrè Silva e Kalinic.
Io sinceramente me lo chiedo: davvero a questo Milan manca il grande bomber?
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