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La lezione di Simone a Vincenzo. Un tracollo mentale inammissibile da parte di chi è chiamato a fare la differenza. Ora un bel begno di umiltà, gambe in spalla e pedalare

autore
Pietro Mazzara
per Milannews.it
lunedì 11 settembre 2017, 00:00Editoriale
autore Pietro Mazzara
11.09.2017 00:00Editoriale
Pietro Mazzara
Pietro Mazzara

Non veniteci a parlare di cabala, di gara sfavorevole o di cose similari. Il Milan, alla ripresa del campionato, ha subito una sconfitta totale in quel dell’Olimpico contro una Lazio che, ieri, si è presentata con la medesima formazione dello scorso anno, senza Biglia e con Leiva al suo posto. Senza Nani e Felipe Anderson, Simone Inzaghi ha impacchettato il Milan milionario di Vincenzo Montella, impartendogli una lezione severissima dal punto di vista tattico. Eppure, i primi 15-20 minuti dei rossoneri erano stati molto buoni, con le tende piantate nella metà campo avversaria, un giro palla veloce e preciso, cambi di lato costanti e spinta propulsiva dei due terzini che veniva premiata con una discreta precisione o dai due intermedi di centrocampo o da Bonucci e Musacchio. Ma il portiere biancoceleste, in tutto ciò, non ha praticamente dovuto fare un intervento ed è li che è suonato il primo campanello d’allarme, nella mancata creazione di occasioni da gol. Di fatto, Borini e Suso sono stati due ectoplasmi in fase offensiva, con Cutrone che ne ha risentito in maniera inevitabile, dovendo correre dietro a de Vrij o a Bastos nel giro palla arretrato della Lazio.

Poi il black-out totale, arrivato a cavallo dei primi due gol biancocelesti a firma di Ciro Immobile. Un cortocircuito totale, che è stato innescato dal rigore procurato da Kessie e proseguito poi con l’allegra banda del buco che ha preso le sembianze dell’intero reparto difensivo milanista. Chi più, chi meno, sono tutti responsabili della sconfitta di ieri. In primis Vincenzo Montella, che non  ha saputo apportare i giusti correttivi quando la partita, seppur sul 2-0, ti dava la possibilità di esser cambiata. Più degli errori tecnici dei singoli giocatori, che all’interno di una partita ci stanno, quello che deve mandare in bestia l’allenatore (che ha ammesso le sue colpe) è la tenuta mentale della squadra. Una formazione con gente come Bonucci, Musacchio, Biglia e Rodriguez, gente che sa cosa voglia dire giocare queste partite, non può e non deve andare sotto a livello di testa. Eppure lo ha fatto, e questo è grave.

A conti fatti, il Milan è stato bocciato senza appello al primo big match della stagione, forse perché è arrivato a questa partita troppo convinto mentalmente di esser superiore alla Lazio e, di conseguenza, di avere la partita nelle sue mani. Così non è stato e giovedì in Europa League ci vorrà una risposta forte da parte di tutti per dimostrare di aver capito la lezione di ieri. Una lezione che riguarda tutti, dirigenza compresa, perché adesso, il tempo delle cose formali, è relativo al campo ed è li che bisogna portare risultati. Mirabelli prima e Montella dopo hanno fatto intendere che il 3-5-2 è alle porte. Se sarà la panacea a tutti i mali lo scopriremo a breve, ma la prestazione di ieri è stata indecorosa e chiama un bagno d’umiltà da parte di tutti e che raccolga, al suo interno, ogni parte di questa società. Ci sarà da lavorare duro, ma nessuno è esente da colpe.

per Milannews.it

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