Da Roma a Vienna la svolta: rabbia, corsa e fame sono importanti quanto i moduli
Luca Serafini
Al di là del valore dell'avversario, che il Milan di Vienna fosse un'altra cosa rispetto a quello pallido e moscio di Roma si è visto subito dall'atteggiamento differente. Pressing alto, ordine tra le linee, rabbia su ogni pallone, rapidità di esecuzione. Quest'ultima dovuta alla qualità degli interpreti, a cominciare da Chalanoglu subito mattatore in Austria. Montella ha proposto finalmente il modulo a 3, che a mio avviso (e non solo mio) è il più funzionale per questa squadra, ma non è - evidentemente - la panacea per ogni male. Non l'unica. Serve soprattutto la fame, da cui scaturisce la rabbia che genera corsa, occupazione degli spazi, attenzione in ogni fase di gioco difensiva e offensiva. Il calcio non è poi così difficile quando le consegne sono chiare e i protagonisti di valore.
La lezione della Lazio è servita all'ambiente ma soprattutto a Montella. Non è vero, non è detto che il 3-4-3 o il 3-5-2 che Chalanoglu ha trasformato spesso in campo in 3-4-1-2, tolgano spazio a qualche giocatore importante come Suso. Il quale può alternarsi al turco, o giocarci insieme con uno solo centravanti in una ipotetica riedizione dell'albero di Natale. Se è vero come è vero che il Milan deve essere duttile e camaleontico nello spazio non solo della stagione, che speriamo la più lunga possibile, ma anche nei 90', le porte sono aperte a qualsiasi sistema di gioco con l'abnegazione e la disponibilità di tutti. Purché con la difesa a 3, perché la palese carenza difensiva dei terzini (tutti quelli in rosa, chi più chi meno) può essere colmata solo numericamente.
Da Roma a Vienna il Milan ha imboccato la strada giusta dopo la batosta: l'ha imboccata nella testa e nelle gambe, oltre che tatticamente. Ora avanti così, in questa direzione.


