Attenti: la caccia al colpevole non finisce con un preparatore
Franco Ordine
Ci sono molti metodi per gestire le fibrillazioni di una squadra di calcio reduce da una sontuosa estate piena di fuochi d’artificio e riconoscimenti pubblici e perciò destinata a ottenere subito risultati confortanti. Che vengono ritenuti indispensabili anche per evitare di far naufragare i rendiconti contabili delle prossime stagioni. Non credo esista uno valido per ogni tempesta calcistica: molto dipende dai costumi dei protagonisti, dal ruolo dei media, dal comportamento stesso dei tifosi. Il Milan cinese si è comportato così: 1) Fassone è andato davanti ai microfoni e ha espresso in modo trasparente l’insoddisfazione netta del club per la prova disarmante di Genova; 2) il ds Mirabelli ha fatto sapere di non essere d’accordo con alcune scelte di Montella; 3) il tecnico, nel giro delle prime 48 ore seguito alla figuraccia con la Samp, ha esonerato il suo preparatore storico Marra dopo 7 anni vissuti more uxorio; 4) la ricerca del sostituto, a fine settembre, ha provocato un casting non ancora esaurito tra candidati interni ed esterni. La domanda che un osservatore deve porsi è la seguente: è tutto giusto? Dipenderà, come al solito, dalle risposte del campo. Che non riguardano tanto la serata di Europa league quanto i prossimi appuntamenti di campionato scanditi dalle sfide con Roma e Inter che sono e dovevano essere, i competitor più agguerriti per le quattro posizioni di Champions league.Sono il vero banco di prova per valutare lo spessore tecnico del nuovo Milan e il lavoro di costruzione eseguito dallo staff tecnico a Milanello.
Montella ha garantito di riuscire a domare le difficoltà. Un azzeccato titolo della rosea l’ha già ribattezzato “capitan tempesta”. Vedremo alla prova dei fatti. Perché il suo destino è segnato sin dal primo giorno di questa nuova avventura milanista allorquando diede 10 al mercato della società. Senza volerlo,indirettamente, si scavò una piccola fossa: o ne viene fuori saltando come un giovanotto agile e atletico, oppure dovrà soccombere sotto il peso di aspettative forse eccessive moltiplicate oltre che dalle dimensioni economiche del mercato (230 milioni spesi contro i 65 incassati). Già proprio questo è il punto: anche chi,in questi giorni, punta il dito contro il tecnico deve sapere che, senza risultati in traiettoria con le aspirazioni dell’azionista cinese, non si esaurirà il processo a porte aperte. E che una volta stabilito che Montella non ha la patente per guidare una formula uno, bisognerà chiedersi se il motore allestito da Fassone e Mirabelli è da formula uno. Perciò, e qui torno all’originale tema, è buona regola, a Milano come a Napoli o a Roma, quando ci sono le tempeste mediatiche chiudere le finestre, sbarrare i portoni e superare le periodiche crisi serrando i ranghi.


