Senza formazione titolare, senza gioco e senza anima: ecco perché non bastano 10 vittorie in 12 partite
Luca Serafini
Andre’ Silva e il Milan d’Europa hanno un ruolino eccellente per risultati, ma il finale di partita (già di per se’ triste) contro il Rijeka stava completando il disastro di Marassi. Cutrone ci ha messo una bella pezza. Roma e Inter emetteranno una sentenza di primo Spero ardentemente che Montella raddrizzi la barca da solo, nonostante il gioco della squadra non entusiasmi per niente. La suggestione Ancelotti è lontana, inutile stare a fare discorsi senza senso nonostante dopo Genova si sia scatenata la bufera. Nessuna sorpresa, nonostante le 10 vittorie in 12 partite ufficiali e i numeri illustrati sabato scorso in conferenza stampa a Milanello da Montella (perché il tema sul gioco e sulle formazioni era già caldo prima della sconcertante sconfitta contro la Sampdoria).
Molti dubbi si erano infatti già insinuati nella scorsa stagione quando la squadra aveva racimolato solo 9 punti negli ultimi 2 mesi e mezzo di campionato, qualificandosi all’Europa League anche grazie e soprattutto alla defezione quasi volontaria dell’Inter. Gli interpreti erano altri, verissimo, eppure le lacune nei meccanismi e nel sistema di gioco (lasciamo perdere i moduli per cortesia) erano già palesi. Ora che l’allenatore ha una rosa certamente migliore dal punto di vista della tecnica, dell’esperienza e della personalità, la balbuzie continua. Non solo il modo inaccettabile con cui il Milan è sprofondato in campiomato all’Olimpico e a Marassi ha aperto gli inferi, ma anche le difficoltà di varia natura contro Cagliari, Udinese e a tratti nella ripresa anche contro una Spal lontanissima dal rendimento delle sue altre partite, per esempio quella di sabato contro il Napoli.
Montella ha certamente bisogno di tempo per assemblare il motore, ma ha scelto di non avere una formazione titolare - che sottintende l’utilizzo dei suoi giocatori migliori -, una strada inedita molto rischiosa nonostante l’intenzione apprezzabile (ma difficilmente condivisibile) di “tenere tutti coinvolti nel progetto”. Sono infatti i giocatori a doversi sentire coinvolti anche se non giocano: allenandosi bene, tenendosi sempre pronto e cercando di minare le scelte prioritarie dell’allenatore.
Nel Milan i movimenti senza palla, gli smarcamenti, la corsa, il ritmo, le proposizioni per il passaggio del compagno sono pressoché inesistenti. Queste deficienze vanno oltre i tempi e le necessità dell’assemblaggio.
Altro punto dolente non emerso in questo avvio di stagione, ma già nella scorsa, è la lettura della partita con annessi i cambi in momenti opportuni. A Genova l’assetto andava cambiato già nell'intervallo, invece - come sempre - si è atteso l’ultimo quarto d’ora.
Infine l’impiego di Suso e Bonaventura. Sono due risorse imprescindibili per le loro caratteristiche, sembrano invece due ectoplasmi (Suso già da qualche gara). Vanno Messi nelle condizioni di rendere al meglio, prima ancora di discutere di moduli e di... Bonucci, il quale ha ammesso come tocchi a lui stesso alzare il livello delle sue prestazioni. Un esercizio di grande lealtà e onestà intellettuale, da leader, che vi piaccia o no.
Ora si è materializzata in molti la nostalgia per Ancelotti. L’augurio, ripeto, è che Montella ce la faccia da solo, superi gli esami Roma e Inter, vada avanti. Certo se le alternative ipotizzate fossero vere come quella improponibile di Mazzarri (o Paulo Sousa), per carità cominciate subito a dare lo stipendio a Carletto perché si tenga libero. Nel caso.


