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L'ombra di Ancelotti anche su Di Francesco. Allegri e quel vizietto del futuro. Pavoletti: con Sarri poi te ne vai

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 30 settembre 2017, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
30.09.2017 00:00Editoriale

Di Ancelotti e Montella si è detto e scritto abbastanza. Ma non è giusto restringere il cerchio. Sarebbe limitativo e parziale. C'è ad esempio un allenatore, protetto da un calendario benevolo, su cui l'ombra di Ancelotti, almeno mediaticamente, potrebbe proiettarsi ugualmente. Si tratta proprio di Eusebio Di Francesco. E non ci riferiamo solo al fatto che Carlo Ancelotti, proiettato psicologicamente in questo momento sulla Premier League dopo l'esonero bavarese, potrebbe essere molto affascinato dal richiamo della foresta giallorosso, dal ritorno in una piazza che lui ha amato e dalla quale è stato amato negli anni Ottanta. Sono altri i dati di fatto. Il problema di Montella qual è? Le due partite contro Lazio e Sampdoria. Giusto. Corretto. Di Francesco ha avuto lo stesso problema contro Inter e Atletico Madrid. Dopo la sconfitta contro i nerazzurri, la mancata riscossa per motivi di maltempo contro la Sampdoria e la prestazione in forte soggezione contro gli spagnoli, erano trapelati, e non solo trapelati, gli spifferi e i mugugni di Dzeko e Nainggolan per il "nuovo sistema di gioco". Ma a dare manforte a Di Francesco è stato il calendario, morbido e benevolo, rappresentato dalle sfide contro Verona, Benevento, Udinese e Qarabag. Anche per la Roma quella contro il Milan è una partita-esame, non può essere solo Montella allo scoperto, solo Montella con il cerino in mano perchè dopo i primi problemi gli è piombato addosso un calendario che fra Sampdoria, Roma e Inter nella contingenza attuale è molto più duro. Da una parte banchi di prova, dall'altra impegni calibrati, sì insomma con tutto il rispetto morbidi. La Roma è più collaudata e assestata? Certo, ma perchè ha vissuto negli anni scorsi un ciclo diverso da quello rossonero e non ha dovuto fare rivoluzioni nel corso dell'ultima estate. La forza della Roma prescinde dalla mano dell'attuale allenatore che è molto bravo e professionale ma che dopo Inter e Atletico Madrid non ha avuto altre verifiche dello stesso livello. Si giocano molto entrambe dunque domani, Milan e Roma. Sia Milan che Roma. Sia Montella che Di Francesco. Gli esami non finiscono mai, ma per tutti.



Nel calcio di oggi, soprattutto parlato, il tempo non esiste. Quello che accade un minuto prima cancella mesi e anni di tendenze, oppure quello che si prevede possa accadere nel giro di qualche anno viene reso così ridondante dai media, viene stressato e ricordato a tal punto che il futuro può bussare alla porta in men che non si dica. Massimiliano Allegri ha dichiarato questa settimana che fra cinque, sei anni smette e che la Nazionale non gli dispiacerebbe. Adesso che la Juventus vince in Campionato e si è ripresa in Champions League la dichiarazione fila liscia. Ma intanto rimane negli archivi. E nel caso remoto ed eventuale di problemi sul cammino bianconero, in quanti la rinfaccerebbero al tecnico di Livorno? Pensa già a come e quando smettere, è demotivato etc. Era già accaduto ad Allegri al Milan, nel mese di Gennaio del 2014, in una situazione ambientale e societaria nettamente diversa da quella granitica e vincente della Juventus di oggi, di anticipare di qualche mese il suo addio al Milan. A fine stagione non sarò più l'allenatore del Milan. E nel giro di otto giorni, dopo le due partite contro Atalanta e Sassuolo, si verificò proprio quanto aveva annunciato Max. Non era più l'allenatore del Milan. E' positivo che Allegri sia rimasto sè stesso e non abbia perso la libertà di progettare il proprio futuro, ma bisogna sempre immaginare l'altra metà di quello che si dice. O di quello che si paventa. Soprattutto quando si è lassù.

Una vera e propria crudeltà. il secondo crociato di Milik. Una doppia ingiustizia, di cui conoscono il retrogusto amaro anche Perin e Florenzi nella nostra Serie A. Tutto molto bello quello che si è fatto, detto e scritto a Napoli per rendere il meno angoscioso possibile il futuro prossimo di Arek. Ma qualcuno che si è chiesto perchè mai il Napoli non si fosse cautelato tenendo almeno uno fra Pavoletti e Duvan Zapata, non è mancato. Già perchè? Vista la delicatezza del pregresso del gigante polacco, non valeva la pena salvaguardare almeno Duvan, visto che Pavoletti era magari particolarmente demotivato? Domande legittime, ma soluzione del problema impossibile. La società e la dirigenza lo avrebbero anche fatto, ma i giocatori volevano andare via. Perchè sapevano che con Sarri poi non avrebbero giocato mai. Il gioco del Napoli è così specifico, affascinante e complesso nella sua organizzazione, che chi non entra nei meccanismi alla perfezione è destinato a non vedere il campo mai. Ecco perchè. Ed ecco perchè, nel calcio a volte non ci sono colpe, ma solo conseguenze. Di scelte e linee di lavoro che rendono una creatura assolutamente unica.

per Milannews.it

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