Dieci gol incassati in sette partite, è davvero tutta colpa della difesa? I problemi del Milan e il filtro che viene meno
Matteo Calcagni
Quando una squadra incassa troppi gol, e il Milan ne sta irrimediabilmente subendo troppi, si punta il dito quasi esclusivamente sulla retroguardia. Con dieci reti al passivo in sette giornate i difensori non possono essere esenti da colpe, ma i demeriti sono attribuibili soltanto a loro? In queste settimane abbiamo visto una formazione piuttosto fragile in fase di non possesso palla, molto più fragile di quella della prima parte della scorsa stagione, che oltretutto non poteva contare su Bonucci, Musacchio e Rodriguez. Il problema, evidentemente, non sono questi calciatori, ma è l'architrave che non sembra solido, come apparso in maniera evidente nelle ultime sfide, anche contro la Roma dove il Milan è stato freddato due volte nonostante una buona prestazione in fase di controllo.
DA DOVE VENGONO I PROBLEMI? - Il 3-5-2, almeno in teoria, dovrebbe garantire una maggior copertura a livello di contenimento, ma questo accade solo in parte. Spesso i difensori rossoneri si ritrovano ad affrontare degli uno contro uno che non sempre possono essere vinti, sebbene il livello dei centrali sia decisamente più elevato rispetto al recente passato. Quello che manca è un filtro più sostanzioso in mezzo al campo, dove i muscoli di Kessie non sono sufficienti a coprire tutte le falle esistenti. Lo stesso ivoriano, per caratteristiche e per natura, tende ad attaccare gli spazi e questo, pur migliorando la manovra, non aiuta ad esaurire le situazioni di affanno, anzi le alimenta.
IL FILTRO CHE MANCA - Dopo un mercato faraonico per soldi spesi e giocatori arrivati a Milanello, appariva chiaro come il sole che la mediana costruita, per quanto qualitativamente superiore (di gran lunga) alle sue ultime versioni, mancava di peso e soprattutto di alternative. Il sostituto di Kessie non esiste, tanto che l'ex Atalanta ha fin qui disputato oltre 1000 minuti, quasi doppiando gli altri centrocampisti. Montolivo si è reinventato interditore, ma non poteva e non può bastare, a prescindere dall'infortunio che lo sta tenendo fuori da qualche settimana. Oltretutto, come appare sempre più chiaro, il ruolo di mezz'ala sinistra è quello che scricchiola maggiormente: Calhanoglu è un adattato e deve ancora abituarsi a certi meccanismi, Bonaventura è più scafato, ma anche lui nasce come uomo d'attacco. Oltretutto, aspetto da non sottovalutare, il 4-3-3 dello scorso anno faceva sì che gli esterni offensivi coprissero ed aiutassero i due interni: prima Niang, Bonaventura e Suso, poi Deulofeu. Ora i tatticismi sono diversi e, almeno in questo momento, il trio di centrocampo attuale non sembra in grado di garantire il filtro necessario, sebbene la difesa, anche a livello di singoli, possa e debba fare meglio.


