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Conte: unica opzione possibile, ma dal 2018. Montella: vada avanti, ma trovi la soluzione. Mercato: troppo presto per i bilanci. Suso: titolare. Derby: l’Inter non è più forte. Var: chi lo attacca è in malafede

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 6 ottobre 2017, 00:20Editoriale
autore Luca Serafini
06.10.2017 00:20Editoriale

E’ inutile farsi prendere da suggestioni pericolose e probabilmente inutili. Cambiare tanto per cambiare non ha senso, specie in ottobre. La nuova proprietà, dopo aver speso tanto (per rifondare una squadra modesta, non per vincere lo scudetto, altrimenti si fa confusione) non se l’è sentita di cambiare l’allenatore e il relativo staff che tra buonuscita e nuovo ingaggio rischiava di gravare per un’altra quarantina di milioni almeno se si considera che Conte ha rifiutato un’offerta del Milan da 12 milioni netti a stagione. Non perché non lo allettasse, ma perché ha ritenuto giusto guidare il Chelsea in quella Champions in cui lo aveva portato da vincitore della Premier. Adesso però Conte è in tensione con la società diAbramovich, alcuni giocatori e con l’ambiente. Lui è l’unico allenatore con identikit possibile immaginabile sulla panchina rossonera, ma ragionevolmente non prima di giugno 2018. Gliallenatori disponibili che potrebbero tentare di dare una formazione titolare e un gioco in questo momento sono Luis Enrique e Paulo Sousa, ma dopo Liedholm nessun allenatore straniero ha fatto bene da queste parti. Se non Leonardo che però all’epoca era difficile definire straniero a Milanello. In più la squadra rischierebbe ulteriore confusione. I dirigenti sono nuovi e relativamente esperti, tutte queste riunioni al Portello finiscono per destabilizzare un ambiente già molto provato. Non commettano gli errori di chi sull’altra sponda, da queste difficoltà non ha mai imparato nulla in 20 anni di presidenza. 

Insomma non c’è alternativa a Montella purché il tecnico attuale trovi rapidamente una soluzione: non è possibile che alla ricerca di un sistema di gioco credibile e di una formazione titolare ben definita, l’unico risultato ottenuto dopo 3 mesi di lavoro sia l’esclusione di Suso e Bonaventura. Sono gli unici con André Silva a saltare l’uomo, sono gli unici che rendono possibili cambi di modulo in corsa nei 90’ senza fare sostituzioni, sono il fantasista e l’incursore di maggiore qualità. Con il calo di rendimento del primo e l’infortunio del secondo, il Milan si è afflosciato nella seconda parte del campionato scorso arrivando in Europa League grazie soprattutto alla rinuncia quasi dichiarata dell’Inter. Intorno e non senza di loro, è stato fatto il mercato. Che difendo e difenderò a spada tratta per lungo tempo perché chi minimizza Conti, Musacchio, Bonucci, Rodriguez, Kessié, Kalinic, chi paragona Chalanoglu a Honda, chi non ha colto le enormi potenzialità di André Silva, chi non conosce ancora Biglia a fine estate 2017, chi schifa Borini dovrebbe ricordarsi un mese, un mese soltanto, del quinquennio dal 2012 al 2017 e delle rose di questo lustro. Il Milan ha in mano un parco giocatori destinato a crescere in valore tecnico e finanziario, nessuno escluso se non per l’età Musacchio, Biglia e Bonucci. Non scherziamo: modulo e gioco devono aiutare i nuovi con una formazione titolare definita e attraverso un sistema di gioco preciso, ricco di schemi e alternative a prescindere dal modulo, lo ripeterò fino alla nausea. 

Il derby fa paura al momento solo e soltanto per la differente sagacia dei tecnici. A Di Francesco domenica scorsa è bastato spostare in avanti 10 metri Nainggolan e Florenzi per mandare in tilt gli avversari, i quali non si sono riorganizzati. Spalletti ne sa, l’Inter però non è più forte, non ha nei singoli un divario così ampio e anzi, dovessi fare una formazione mista con i giocatori al top, sceglierei solo Perisic e Icardi. Sta di fatto che al top in qualche modo i nerazzurri ci sono già, i rossoneri no.

Il Var ha indubbiamente, indiscutibilmente, urgentemente bisogno di norme precise che ne regolino la consultazione. Lo strumento però è fuori discussione. Le telecamere hanno reso questo mondo più sicuro a tutti i livelli facendone un uso mirato e intelligente. Le telecamere hanno reso i risultati di molti sport più equi e dunque più credibili. Il calcio non può fare eccezione solo per ragioni di orticello proprio. Bocciarlo sarebbe una sconfitta del progresso, della trasparenza, della regolarità di qualsiasi competizione. Chi lo nega, è in malafede e mette gli affari suoi davanti alla giustizia di questo sport.  

per Milannews.it

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