Andrè Silva, turbolenze e derby. Juve: giri di valzer sulla VAR. Sarri: facile essere belli?
Mauro Suma
Montella non vuole più essere "usato" per detrarre qualcosa ad Andrè Silva. E dal momento che il giocatore sta raggiungendo livelli di rendimento molto importanti, non ci sarà più la sponda del tecnico rossonero. Chi vorrà storcere il naso su Andrè Silva, dopo 9 gol in 10 partite giocate dal primo minuto in questa stagione fra Milan e Portogallo e dopo 22 gol nelle 33 gare internazionali giocate fra Milan, Porto e Portogallo, dovrà farlo prendendosene la responsabilità. Il popolo rossonero, quello vero senza infiltrati mezzi e mezzi, di San Siro già stravede per lui. Chi critica i tifosi rossoneri dice: esagerati, per qualche stop...Eppure in Portogallo-Svizzera, la gara che ha qualificato la Nazionale campione d'Europa di CR7 ai Mondiali, Andrè non ha solo fatto gol o qualche tocco in bella calligrafia, ma ha corso e svariato tanto e preso già che c'era anche un po' di botte. Eh ma se Montella non lo fa giocare...dicono gli spondisti...lo fa giocare, lo fa giocare...contro Rijeka e Roma era già successo prima del derby. Una stracittadina alla quale si arriva anche dopo le dichiarazioni di Clarence Seedorf: "Quando sono arrivato al Milan c'era già qualche turbolenza". Ne ha parlato con il sorriso e con serenità Clarence al quale però non può sfuggire, da persona molto intelligente quale ha sempre dimostrato di essere, che se non ci fossero state turbolenze difficilmente lui sarebbe approdato sulla panchina del Milan un minuto dopo aver dismesso la camiseta da calciatore nel Botafogo. E che le turbolenze un po' le conosceva per averle in qualche modo provato a cavalcarle nella sua ultima stagione da meraviglioso giocatore rossonero, nel 2011-12. Ma al netto di tutto, provi a rispondere Clarence con tutto lo spirito autocritico che gli deriva dalla sua sensibilità e dalla sua intelligenza: dopo essere stato un giocatore fantastico, lui la vocazione dell'allenatore l'ha veramente avuta? Perchè dopo il Milan non ha più allenato ad alto livello? Se il Milan avesse osservato altrove i suoi primi passi da allenatore, poi lo avrebbe chiamato a Milanello a guidare la squadra? Domande, solo domande, senza alcun tipo di accanimento. A proposito di derby, la redazione di Milan TV ci è arrivata in maniera splendida dal punto di vista professionale. Dopo 2 vittorie della redazione di Sky e 2 della redazione della Gazzetta dello Sport, la squadra rossonera composta da Giuseppe Pastore, Alessandro Bianchi, Federica Zille e Tommaso Turci ha conquistato il titolo dell'Opta Quiz, raggiunto dopo 90 minuti intensissimi di domande durissime a 360 gradi sulla storia del calcio, i suoi dati più reconditi, i suoi incroci più improbabili. Bravi. Senza smancerie. Ma bravi sul serio.
La Juventus è uscita dall'angolo. Le dichiarazioni di inizio stagione di Buffon, quelle post-Bergamo di Allegri e l'inibizione, corta ma significativa, di Paratici per gli insulti al VAR sempre a Bergamo, avevano un po' isolato la Juventus. Se anche il presidente granata Cairo, che pure qualche danno l'ha subito, si dichiara ideologicamente favorevole alla VAR e ai due VAR, significava che su 20 squadre di Serie A l'unica a passare come anti-VAR era proprio la Juventus. Lo stesso Luciano Spalletti che si trova in questo momento a pari merito con la Juventus in classifica, lo ha fatto notare parlando di "vantaggi", pur senza citare nello specifico il Club bianconero. L'ad juventino Marotta si è accorto di questa anomalia e ha voluto ricollocare la società bianconera nell'alveo delle squadre che accettano e rispettano l'innovazione. Inversione di tendenza, confermata dai toni rispettosi usato nei confronti della tecnologia dallo stesso Massimiliano allegri alla vigilia di Juventus-Lazio.
Senza volerlo e senza cattiveria, a Massimiliano Allegri, nel suo legittimo tentativo di mettere nel giusto risalto il proprio lavoro, viene un po' meno in qualche circostanza il rispetto del lavoro altrui. Nel dibattito fra "allegriani" e sarriani", fra "risultatisti" e "prestazionisti", il tecnico bianconero ha dichiarato: "Essere belli è facile, il difficile è vincere. L'albo d'oro è ciò che conta". Ma il Napoli non è "bello". Il Napoli è assolutamente incomprensibile. Criptato nei suoi torelli a gara in corso in tutte le zone del campo. Organizzato nei suoi movimenti curati fin nel più piccolo dettaglio. Il Napoli è molto più organizzato che bello. La bellezza cui fa riferimento nella dichiarazione Allegri è qualcosa di volatile, di plastificato. E non c'è nulla di facile nel Napoli che invece ci ha messo sudore e sangue per arrivare a giocare, dopo anni di lavoro, un calcio che rasenta la perfezione tattica. Una squadra di undici uomini che gioca, pensa e tocca la palla con la stessa testa. Una sola testa. Con una particolarità: le squadre che spendono così tanto mentalmente e si spendono così tanto emotivamente per arrivare a giocare come sta facendo il Napoli, hanno una soglia della nausea piuttosto bassa. Come può capitare anche ai nuotatori d'alto bordo con l'acqua della piscina. Invece nei giocatori del Napoli non c'è traccia di tutto questo, nessun tipo di stanchezza psicologica. Anzi, il contrario. Hanno voluto rimanere tutti, hanno voluto fare il patto della continuità, a dimostrazione che non c'è nulla di "facile" nel loro calcio. Se fosse "facile" sarebbero andati altrove, ma una parte di loro sa bene che il calcio che stanno facendo lo possono giocare solo con Sarri.


