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Una bella lezione per due rossoneri e quel rebus ancora da risolvere

autore
Fabrizio Tomasello
per Milannews.it
domenica 18 marzo 2018, 00:00Editoriale
autore Fabrizio Tomasello
18.03.2018 00:00Editoriale
Stefano Montesi
Stefano Montesi

Complimenti a Gattuso. Un coro tra i più gettonati negli ultimi tre mesi, a cui anche il sottoscritto ha contribuito a dare voce e corpo. Stavolta però il mio applauso, aldilà della prova positiva dei ragazzi a Londra, va al tecnico rossonero per la sua analisi - come al solito saggia ed equilibrata - nel dopo partita. In primis per il richiamo alla squadra dopo il crollo emotivo del 2-1, ma soprattutto per l’acqua sul fuoco gettata dopo il pasticciaccio brutto dell’Emirates. Un episodio che rimarrà impresso per decenni nella memoria dei tifosi milanisti, al pari di scippi epocali quali il celeberrimo gol di Muntari, ma che Gattuso ha fatto bene a ridimensionare per non concedere alibi di sorta ai suoi calciatori.
Quello confezionato dall’arbitro Eriksson, con la complicità dell’inadeguato collaboratore Johannesson, resta comunque uno dei torti più gravi perpetrati non tanto al Milan, quanto ai danni del gioco del calcio. Uno scempio indecente condannato a tutte le latitudini, financo dalla perfida terra d’Albione, che però potrebbe aver lasciato in dote una lezioncina per un paio di calciatori rossoneri. 
Il primo è Hakan Calhanoglu che a fine partita non ha nascosto il suo sdegno per quanto accaduto, confrontando il volo d’angelo - per altro a scoppio ritardato rispetto al leggerissimo contatto di Rodriguez - di Welbeck con quanto accaduto sette giorni prima a San Siro: «Non lo dimenticherò mai. E per la cronaca, io all’andata non mi sono lasciato andare così».
Infatti. Di fronte ad un’uscita dissennata del portiere Ospina che stava per travolgere il 10 rossonero consegnando l’inevitabile penalty al Milan, Hakan ha saltato a piè pari l’avversario anzichè raccogliere il gentil regalo e presentarsi sul dischetto. La prossima volta, vogliamo augurarci, il turco tedesco di Casa Milan non ripeterà lo stesso errore.
Chi invece sembra recidivo è l’altro protagonista della nostra storia, Ricardo Rodriguez. Sia chiaro, il contatto è risibile, ma quella mano appoggiata sulla spalla di Welbeck, grazie alla quale il truffaldino attaccante londinese si tuffa e ottiene il penalty, ricorda in maniera perturbante quella che ha regalato al 90' il rigore del 3-2 all’Inter nel derby d’andata. Per essere più espliciti, certi presunti contatti non sempre trovano arbitri incompetenti a punirli, ma tenere le mani a posto vorrebbe dire evitare rischi a monte. 
Anche se ormai l’abbiamo capito, il processo di crescita della giovanissima squadra rossonera passa anche attraverso questi episodi.

Tornando all’infausta notte londinese, i rossoneri hanno giocato una buona partita, non solo alla pari dei Gunners, probabilmente meglio. Passato in vantaggio grazie al gran gol di Calhanoglu, il Milan avrebbe potuto segnare anche prima, all’alba del match, al termine di una sontuosa azione in velocità sviluppatasi sulla destra e conclusa sull’esterno della rete da Andrè Silva. Ma anche dopo l’inqualificabile episodio dello svenimento del maestro di tuffi Welbeck il Milan ha avuto l’opportunità di rimettere nel verso giusto il discorso qualificazione. Una prima volta al quarto d’ora della ripresa con Patrick Cutrone, servito da Andrè Silva, e una seconda volta subito dopo con Nikola Kalinic, subentrato allo stesso Cutrone, raggiunto da un mirabile assist di Leonardo Bonucci ma incapace di spedire la palla di testa in fondo al sacco.
Un’occasione a testa per tre centravanti, uguale zero gol. Ora, se in una partita apparentemente difficile, nella quale ci sono da recuperare due reti di svantaggio e quindi occorre segnare a tutti i costi, una squadra come il Milan riesce a mettere per ben tre volte il centravanti di turno faccia a faccia con il portiere avversario senza mai riuscire a trafiggerlo, ecco, allora abbiamo un problema.
Il solito, quello che i rossoneri si trascinano da inizio stagione. Malgrado i tanti milioni spesi, il bomber più prolifico del Milan continua ad essere Cutrone, al quale - anche per una questione anagrafica - sono tutti propensi a perdonare qualche piccolo errore. Una tolleranza che la tifoseria milanista ha ormai esteso anche al centravanti portoghese, pure lui giovanissimo ed alla prima esperienza in un campionato tutto nuovo. La disponibilità nei confronti di Nikola Kalinic invece pare definitivamente esaurita. Per l’ex fiorentino è difficile trovare giustificazioni di fronte a certi numeri: 30 partite giocate in rossonero, tra campionato, Europa League e Coppa Italia, e appena 4 gol segnati, ad una media di una rete ogni 442 minuti giocati. Inaccettabile per qualsiasi attaccante che si rispetti. 
Ora la questione più delicata passa nelle mani di Fassone, Mirabelli e Gattuso: cosa fare con il terzetto in questione l’anno prossimo? Mantenere il reparto inalterato, confidando nella crescita - che tutti si augurano - di Cutrone e Andrè Silva, e nell’ambientamento definitivo di Kalinic, oppure cambiare strategia e acquistare un grande bomber di caratura internazionale?
Mister Gattuso, con l'esclusione per scelta tecnica del croato alla vigilia di Milan-Chievo, qualche indicazione sembra volerla dare. Resta una scelta tanto difficile quanto importante: se il Milan quest’anno vive in una sorta di limbo, oltre che per un inizio stagione travagliato, è anche per il rendimento non soddisfacente dei suoi centravanti. Sarà il caso di iniziare da subito a fare le opportune valutazioni, per non farsi trovare impreparati a giugno. 

per Milannews.it

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