Gattuso, il contrario di Pioli. A proposito di Gattuso... Un anno dopo il closing
Mauro Suma
Non è un caso che il rinnovo di Rino Gattuso sia arrivato dopo una sconfitta e un pareggio. Al netto delle prestazioni, ottima a Torino, contaminata invece dallo sforzo precedente nel derby, è la dimostrazione che il lavoro del proprio allenatore il Milan non lo misura, ma lo pesa. Non ci fa sopra i conticini, ma ne coglie la sostanza. E' stata sottile la scelta della società rossonera, il rinnovo che arriva sul crinale, proprio nel momento in cui il sentimento della rosa è in bilico fra il sogno Champions che si allontana e la pagnotta dell'Europa League ancora da guadagnare. Era stato proprio questo il momento in cui un anno fa, ai primissimi risultati negativi che allontavano la squadra dalla Champions, la rosa nerazzurra capi che svanivano sia l'obiettivo finale che le possibilità di permanenza di Stefano Pioli alla propria guida. E mollò. Quello che non deve accadere al Milan di quest'anno. Eccolo quindi il rinnovo che spazza via ogni dubbio, risponde ad ogni tipo di perplessità, allontana qualsiasi tipo di nuvola.
A proposito quanti predicozzi abbiamo ricevuto sui tanti, troppi, giocatori nuovi che, in un colpo solo per giunta, una società cattivona ha inflitto a tutti a inizio stagione. Bene, sapete quanti esordienti aveva in rosa Rino Gattuso a inizio stagione, sulla panchina della Primavera del Milan? 25...su una rosa di 29 ragazzi. Eppure dopo un inizio di campionato traumatico (0-3 per l'Inter dopo la sconfitta per 5-1 in trasferta contro il Sassuolo), Gattuso ha iniziato ugualmente un percorso di crescita impressionante con il suo gruppo tutto nuovo. Trovati in poco tempo moduli e formazione ideali (ripetiamo, con 25 esordienti in rosa su 29...). E' nata una buona stagione, con la Primavera in zona playoff e in finale di coppa Italia. Non sappiamo se sia vero quello che ci raccontano, e cioè che di tasca sua, con lo spirito del buon padre di famiglia e senza volersi sostituire alla società, Rino distribuisse a tutta la rosa un premio-partita in caso di vittoria oltre a portare tutti i ragazzi al ristorante a spese sue. Non mettiamo la mano sul fuoco e magari "so' solo chiacchiere" come direbbe il tecnico rossonero, ma se fosse tutto vero non apparirebbe tanto strano. Per uno che ha il Milan nell'anima più che "solo" nel cuore.
La filosofia delle chiacchiere sta lentamente avvolgendo tutto il Milan. Ogni anniversario in un club dalla grande storia e dal grande alone come il Milan, rischia di assumere i contorni della celebrazione. In occasione del primo anno della nuova proprietà e del nuovo management, il club ne rifuggirà. In primis, perchè il Milan deve rimanere fortemente e totalmente concentrato sulla posizione finale di classifica, ma anche sulle due finali di coppa Italia raggiunte, Prima squadra e squadra Primavera. Ma anche perchè il primo compleanno rischia di essere attraversato, nella declinazione delle fasi e degli episodi, dall'accanimento che i tifosi del Milan ben conoscono in tutte le sue sfumature estreme e nei suoi contorni improbabili. Magari sarà anche l'occasione per tornare, ma con sobrietà e senza fare le pulci a nessuno, su tutto ciò che era stato vaticinato e che non si è verificato. Per chi ama il calcio e il campo, vale la pena ricordare che non tutto è stato azzeccato della prima campagna acquisti, ma anche che in una squadra arrivata a macinare 48 partite ufficiali in stagione (1 solo gol ininfluente subito nelle ultime sei gare contro Inter, Lazio e Roma fra campionato e coppa Italia), cinque titolarissimi arrivano dal mercato e due sono fra i primissimi cambi. Male lo stesso? Dovevano essere azzeccati tutti e dieci? Avete ragione...In ogni caso si tratta di una campagna acquisti che, ad esempio, non è costata 230 milioni, perchè ci sono stati 70 milioni di cessioni e il delta finale dei 160 milioni va spalmato in tre anni. Con l'aggiunta di un patrimonio riacquistato con i rinnovi di Donnarumma, Cutrone, Calabria e Plizzari. Ma adesso conta solo il Sassuolo, da affrontare corazzati e pancia a terra. Perchè non mollare non bisogna dirlo "a chiacchiere", ma correndo e lottando sul campo. Vero Mister?


