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I giochini su Gigio. Il gol e la divina creatura. A Bergamo festeggiano già

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 12 maggio 2018, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
12.05.2018 00:00Editoriale

Non sappiamo, e non è nemmeno questo il punto, chi ha diffuso le voci sul Paris Saint Germain a ridosso della finale di Coppa Italia. Chiunque se ne sia reso protagonista, sappia che è non è una genialata. Cose del genere nelle grandi vigilie danneggiano Gigio e lo espongono ad un tumulto interiore che non è gestibile per un ragazzo di 19 anni, con il suo carattere e con le sue caratteristiche psicologiche. Servirsi di Gigio per fare la linguaccia al Milan è cosa piccola e ingiusta. Come lo sarebbe anche, noi non lo pensiamo ma lo pensano i tifosi del Milan, servirsi di Gigio per tentare di svalutare lo stesso Gigio che resta, fino a prova contraria, un patrimonio del Milan su cui il Milan ha investito tantissimo. Quel che resta del giochino perverso e stanco, trito e ritrito, è un ragazzone di 19 anni con il suo enorme talento non ancora stabilizzato. Ha ancora e tanto bisogno di lavorare tecnicamente Donnarumma. E chi lo gestisce doveva saper aspettare. E chi lo gestirà sappia, perchè il campo ne ha dato ampia riprova, che le pressioni mediatiche non fanno ancora per lui. Sovraesporlo per servirsene è un gioco molto pericoloso. Gigio non può essere passato dal miglior portiere del mondo su Milik al peggior portiere del mondo su Douglas Costa. Dopo essere stato nuovamente quello di Milik, peraltro, un attimo prima su Dybala. E in ogni caso il Milan, quando Donnarumma ha commesso i suoi errori, aveva con ogni probabilità già perso la Finale. Il primo gol di Benatia aveva già risolto il problema per la Juventus, il problema del gol. Quello che per il Milan mercoledì sera appariva comunque irrisolvibile. Certo, e può sempre capitare ad un portiere, Gigio ha trasformato quella che poteva essere una sconfitta onorevole in una sconfitta con scoppole. Ma pur sempre di sconfitta si sarebbe trattata. L'importante è che Gigio abba metabolizzato, voltato pagina e caricato, proprio lui, i compagni in vista di Bergamo. Era doveroso e lo ha fatto, mettendoci quella faccia che ha e che, come volevasi dimostrare, non mette quindi solo nella polemica che gli è stata montata addosso sullo zio.



E' proprio alle scoppole e quindi alla dimensione del punteggio che si riferiva un carissimo e grande tifoso rossonero che ci ha scritto via WhatsApp: "Inscì se po no". In milanese: così no, così non si può. Ha ragione ed è un peccato. Perchè la squadra, fino al primo gol di Benatia, era stata impeccabile. Corta, compatta, sempre pronta a ripartire, intensa, messa giusta e messa bene. Poi più nulla. Un attimo dopo il gol di Benatia, il Milan era sembrato già lungo e sfilacciato. Perchè in questo momento al Milan viene bene la partita tattica, quella preparata, quella pensata e voluta prima, alla lavagna e sul campo di allenamento. La partita di calcio, quella dei colpi e dei guizzi, delle squadre lunghe e dell'imprevedibilità, quella no. Quella non è nelle corde, perchè manca quell'autostima, quella sfrontatezza, quella cattiveria che può darti solo la certezza in un momento o nell'altro di fare gol. Una certezza che il Milan di quest'anno non ha. Tanta della sostanza dell'ultima campagna acquisti il Milan se la porterà con sè la prossima stagione e verrà molto buona. Ma il vento mediatico estremizza e drammatizza, perchè fa parte del gioco e perchè lo dice il campo, solo la lacuna più evidente, più marcata, più grossa. Quella del gol e dei gol. Che non riguarda solo il demiurgo, non solo la divina creatura, non solo il bomber da 20 gol a stagione. Tutti i giocatori offensivi del Milan della prossima stagione dovranno avere, nel pallottoliere di inizio stagione, più gol in canna. Tutti, nessuno escluso. 

Ma che brava l'Atalanta. All'andata ha preso il Milan reduce dal ritiro di Milanello, al ritorno reduce dai quattro gol di Roma. All'andata c'era Donnarumma in crisi (le lacrime post-Verona di Coppa Italia e un errore al Bentegodi in campionato), al ritorno stesso giochino con le lacrime di fine Juve-Milan e la coppa di gol concessi ai bianconeri. Visto che l'esperienza ha già insegnato molto al Milan, è meglio dirselo subito: se si va in campo da cerbiatti un po' disorientati come all'andata, come il 23 dicembre del 2017, si rischia di fare una brutta fine a Bergamo. L'Atalanta corre e l'Atalanta vola. Bene, quindi? Stando alle parole di Gigio c'era energia positiva in spogliatoio oggi ed è una buona notizia, ma da Bergamo si esce indenni se quella partita ce la si va a giocare da carogne con la faccia di traverso. Perchè gli schiaffoni l'esperienza al Milan li ha già dati cinque mesi fa: il pre Milan-Atalanta di San Siro era la stessa vigilia odierna di Atalanta-Milan a Bergamo. Giocare discretamente come il Milan aveva fatto a dicembre prima del gol di Cristante, non basterà. Servirà a ben poco. A Bergamo bisogna tirar fuori tutto. La squadra rossonera, anche quella della finale di Roma, sta bene di gamba. E sa stare in campo. Dal canto loro, a Bergamo sono sicuri di aver già vinto. Si aspettano in campo undici zombie con la maglia rossonera. Dopo il Milan-Atalanta dell'andata c'era un domani, c'era il derby di Coppa Italia. Questa volta non c'è un domani, non c'è tempo, non c'è spazio per le titubanze, non c'è zolla di campo da lasciare senza il contrasto giusto e la faccia giusta. Tocca a Rino Gattuso, che di queste partite se ne intende, confermarlo ai suoi ragazzi.

per Milannews.it

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