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Il contrappasso rossonero e il rischio ribaltone

autore
Fabrizio Tomasello
per Milannews.it
domenica 13 maggio 2018, 00:00Editoriale
autore Fabrizio Tomasello
13.05.2018 00:00Editoriale
Stefano Montesi
Stefano Montesi

Nessuno sembra avere il minimo dubbio: la briosa e spumeggiante Atalanta finirà per radere al suolo e sbriciolare definitivamente quel che resta del Milan, colpito e affondato, oltre che umiliato, dalla Juventus nella finale di Coppa Italia di mercoledì sera. L'opinione pubblica del pallone ha emesso la propria sentenza. Già solo questo spunto di riflessione dovrebbe bastare all’orgoglioso Gattuso e ai suoi ragazzi per raschiare il fondo del barile e tirar fuori le ultime energie psicofisiche per dar vita domenica pomeriggio alla prestazione della vita. Unica possibilità per azzerare le velleità bergamasche e ribaltare un pronostico mai così unanime.
Questa almeno la speranza del tifoso rossonero. Poi c’è la realtà, triste ed inquietante come poche volte nella recente storia dell’ex club più titolato al mondo. Perchè se l'ultimo mortificante quinquennio trovava una sua giustificazione nell’andazzo autolesionista portato avanti dalla premiata ditta Berlusconi & Galliani, stavolta no. Stavolta c’è una nuova proprietà, una nuova dirigenza, l’ennesimo nuovo staff tecnico, una rosa completamente rivoluzionata grazie ad un mercato da 230 milioni spesi, e soprattutto una squadra composta da giovanotti di belle speranze e grandi prospettive saggiamente supportati da giocatori di esperienza, carisma e leadership del calibro di Bonucci e Biglia.
E invece nulla. Il popolo rossonero è autorizzato a tutti gli scongiuri del caso (anche io sto scrivendo armato di cornetto antisfiga e dopo aver fatto i miei riti propiziatori), ma in caso di debacle contro l’Atalanta e Fiorentina - e conseguente ottavo posto che annienterebbe ogni ambizioni europea - provateci un po’ voi a spiegare la bontà del “progetto”.
Oggi il tifosi milanista è frastornato, spaesato, disorientato. Tutte le speranze di rinascita che hanno animato la scorsa estate spazzate via da un’annata che più complicata non si può. Prima le cervellotiche ed incomprensibili decisioni di Vincenzo Montella (talmente in confusione da rimediare un altro esonero a stretto giro di posta pure a Siviglia).

Poi l’avvento di Rino Gattuso che dopo un comprensibile momento di difficoltà sembrava aver trovare il passepartout giusto per parlare al cuore dei suoi ragazzi, dando vita ad una rimonta esaltante che però ha avuto vita breve.
Questo finale di stagione è emblematico: un pareggio interno con il Sassuolo, la sconfitta a domicilio incassata dal retrocesso Benevento, un paio di vittorie scacciacrisi con Bologna e Verona e poi ecco la nuova batosta, definitiva, mercoledì sera all’Olimpico di Roma.
Logico che sul banco degli imputati sia chiamato anche Gennaro Gattuso. La sua onestà intellettuale è al di sopra di ogni speculazione e le sue frasi al termine della finale di Coppa Italia sono lì a testimoniarlo («Chi fa questo mestiere è sempre in discussione e io personalmente mi ci sento tutti i giorni»), ma l’integrità morale non basta a certi livelli. Occorre un’esperienza e una capacità di gestire le situazioni di emergenza che forse Gattuso non ha ancora maturato.
Che poi perchè sulla panchina del Milan debba finire per forza un tecnico giovane, inesperto e spesso impreparato (vedi i vari Seedorf, Pippo Inzaghi, Brocchi e per ultimo Gattuso) oppure non idoneo e inadeguato (ogni riferimento a Mihajlovic e Montella è puramente voluto), come ormai accade da troppi anni, è un mistero di difficile lettura. Probabile si tratti di un anatema o magari una specie di legge del contrappasso. Una sanzione divina da scontare visto che negli ultimi 30 anni alla guida del club rossonero sono passati alcuni dei tecnici più importanti della storia del calcio: Sacchi, Capello, Ancelotti e prepariamoci ad inserire presto in questa lista pure il bistrattato (dai milanisti) Allegri.
Ora non resta che attendere conferme al termine di questa lunga domenica di metà maggio. Se Rino sarà riuscito a raccogliere i cocci lasciati in terra dalla famelica Juventus e ricomporli per restituire il soffio vitale ad una squadra ai minimi termini dal punto di vista della convinzione e dell’autostima, qualche speranza di uscire vittoriosi dalla battaglia di Bergamo può sussistere. Altrimenti sarà fallimento totale, la compagnia dei calabresi (Mirabelli e Gattuso) finirà inevitabilmente nel tritacarne e quel prematuro rinnovo triennale al giovane tecnico rossonero peserà come un macigno nei giudizi sull’operato della dirigenza di via Aldo Rossi.

per Milannews.it

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