Pareggio amaro, ma giusto. L'Europa League la giusta dimensione di questo Milan. Tra sette giorni verranno tirate le prime linee, ma è evidente che non tutto è andato per il verso giusto
Pietro Mazzara
Vedere le immagini festanti della Juventus per il suo settimo scudetto di fila, dopo averla vista festeggiare dal vivo la coppa Italia di mercoledì fanno si che ci sia non poca amarezza dentro il milanismo. Perché la sensazione è che il gap da colmare sia talmente tanto che quasi ti potrebbe passare anche la voglia di provarci. Il Milan non è più quello degli scudetti e delle Champions a ripetizione, come ha detto ieri sera Mirabelli, ma è una squadra che dovrà sudarsi fino all’ultimo un sesto posto che, a inizio stagione, veniva visto come un traguardo secondario, perché l’Europa League non era minimamente contemplata dal business plan milanista, con tanto di stizza dell’Uefa che non aveva gradito – secondo indiscrezioni – l’eccessiva sicurezza con la quale il Milan aveva quasi garantito la sua partecipazione alla prossima Champions League nel dossier per il voluntary agreement. La realtà dei fatti è che dopo il dissestamento del 2012, tra le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva e l’addio in blocco dei senatori e anni di vacche magrissime, quella attuale è la reale dimensione del Milan. Una nobile decaduta in cerca di una nuova stabilità, con il sogno e la speranza di tornare ad essere una grande del nostro calcio e del calcio europeo.
Il pareggio di ieri contro l’Atalanta lascia l’amaro in bocca per come è arrivato, ma è un risultato giusto figlio di una serie di circostanze. Sia chiaro, non era per nulla facile fare quello che ha fatto Gattuso, perché rimettere in piedi la squadra dopo la batosta di mercoledì non era facile. Ma quello che – a livello globale – non mi è piaciuto dentro l’ennesimo piccolo miracolo di Rino, è stato l’atteggiamento della squadra dopo l’1-0 e il vantaggio numerico. Nonostante questo doppio bonus, l’Atalanta ha messo alle corde il Milan e dopo il rosso a Montolivo (fino a quel momento uno dei migliori) ha fatto creare quella sensazione terribile, ma che continua ad aleggiare, che prima o poi il gol dei bergamaschi sarebbe arrivato. Adesso contro la Fiorentina serviranno tre fattori: fame, sacrificio e sostegno. Già perché per centrare questo stramaledetto sesto posto, sarà necessario vincere contro la viola davanti a un San Siro che dovrà rispondere presente per l’ultima volta in stagione.
Poi si aspetterà la sentenza dell’Uefa sul settlement agreement e si penserà al mercato. Un mercato estivo che, a detta di Fassone e Mirabelli, sarà molto diverso da quello di dodici mesi fa. Tuttavia, i fatti dicono che quanto fatto la scorsa estate ha avuto un rendimento parzialmente positivo, ma ora non si tiri in ballo la scusa degli sceicchi per giustificare un’eventuale austerity o cessioni importanti. La cosa più giusta è che non si illudano i tifosi e che si parli chiaro sulla reale disponibilità del Milan per rafforzare la squadra. I ruoli sono quelli noti, è quasi anacronistico ricordarli. Ma è evidente che dalla prossima settimana, in tutti gli ambiti, verrà tirata una riga e verranno fatte delle valutazioni. E non è detto che le sufficienze siano così tante. L’importante è entrare in Europa League. Poi ci sarà tempo e modo di trattare di tutto, anche di Gigio Donnarumma, la cui estate – tra maturità e mercato – si preannuncia nuovamente incandescente.


