Dai fischi agli applausi, Honda in continuo miglioramento: adattamento e sacrificio per dare equilibrio alla squadra
Simone Nobilini
Si può passare in pochi giorni dai fischi a scrosci di applausi? Studiando il caso di Keisuke Honda, evidentemente, sì. Il giapponese, pur senza disputare partite ai limiti dell'eccellenza, sta al momento dimostrando di meritare la fiducia di Mihajlovic, evidenziando buoni progressi partita dopo partita. Messe da parte le tante polemiche per le presunte dichiarazioni rilasciate e l'ormai probabile addio a fine stagione, Honda ha dato impegno, aiuto e sostegno alla manovra rossonera nelle ultime uscite, piacendo per l'insistente umiltà mostrata in campo con la quale si è messo a disposizione di compagni ed allenatore.
10 ATIPICO, MA... - Da ormai due anni in rossonero, giunto a parametro zero ed immediatamente deciso nello scegliere la maglia numero 10, Honda non ha mai realmente dimostrato le qualità adatte per prendersi una responsabilità tale: un aspetto più volte denunciato dalla tifoseria milanista, tra continui fischi o impazienza del pubblico al primo errore commesso. Troppo discontinuo e mai realmente decisivo, se non nell'avvio della passata stagione, in cui stupì particolarmente per capacità di trovare la porta ed adattamento alle esigenze del modulo rossonero: da trequartista puro ad esterno, per soddisfare in pieno le richieste di Inzaghi. Situazione che si è ripetuta, seppur all'interno di uno schieramento diverso, anche con Mihajlovic, largo in un 4-4-2 che grazie alla presenza del giapponese e di Bonaventura riesce a dare un buon equilibrio alla squadra. A dispetto di un numero indossato ritenuto esagerato dai più, dunque, Honda sta tentando comunque di rispondere con tanto lavoro utile al bene della squadra, decisamente apprezzato da tutti negli ultimi match.
STRADA SPIANATA - Con l'esperimento Boateng-esterno fallito, dovuto a caratteristiche (fisiche e non) ben diverse da quelle richieste per interpretare un ruolo simile, Honda ha così trovato ancor più spazio a disposizione per poter guadagnare minutaggio, visti anche gli scenari regalati dal mercato e alle condizioni fisiche di un Ménez ancora lontano da una forma ottimale. Chiusa la staffetta con Cerci, passato al Genoa, Honda si è ripreso un posto da titolare che potrebbe mantenere ancora a lungo, nonostante l'adattamento nel ruolo sul quale il giapponese si è già ampiamente espresso: non un'ala nè un giocatore da uno contro uno, ma semplice elemento pronto a lavorare per la squadra. Che continuando così, a dispetto di un futuro all'apparenza già scritto, meriterà ampiamente la fiducia di Mihajlovic. E gli applausi di San Siro.


