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Il Milan si sgancia dal treno scudetto

autore
Davide Bin
per Milannews.it
lunedì 12 aprile 2010, 01:13Vista dalla Curva
autore Davide Bin
12.04.2010 01:13Vista dalla Curva
I rossoneri rischiano il tracollo nel primo tempo contro il Catania, reagiscono rabbiosamente nella ripresa ma raggiungono solo il pareggio, che li allontana ulteoriormente dalla vetta, ora occupata dalla Roma.
Filippo Gabutti
Filippo Gabutti

Questa volta è davvero finita e sarebbe inutile alimentare altre illusioni: la cigolante, traballante e sgangherata carrozza rossonera non riesce a mantenere una velocità nemmeno poi tanto proibitiva e si sgancia definitivamente dal treno scudetto, che rimane formato da due sole vetture. Il terzo pareggio consecutivo casalingo è l'ennesimo duro colpo ai sogni di gloria; ancora una volta la squadra di Leonardo ha regalato un tempo agli avversari e ha sbagliato l'approccio alla partita; è successo spesso nel corso della stagione e non può più essere solo un caso, ma di fatto uno dei tanti problemi che hanno trasformato il sogno tricolore in incubo con il passare delle settimane; non è bastata una ripresa tutto cuore, orgoglio e determinazione per la rimonta, riuscita solo a metà, anche se almeno la reazione è servita a riconciliare un po' la squadra con i tifosi dopo i sonori fischi del primo tempo. Come sempre in quest'ultimo periodo non mancano le attenuanti per una squadra senza molti infortunati e con alcuni giocatori acciaccati ma precettati per necessità e ciò, ovviamente, chiama ancora pesantemente in causa le responsabilità di una dirigenza che non ha dato a Leonardo una rosa competitiva e completa qualitativamente e quantitativamente. Peccato, perchè a conti fatti al posto della Roma ora poteva tranquillamente esserci il Milan, ma troppe occasioni sono state sprecate in poche settimane e questa sembra davvero essere l'ultima. In un campionato senza un vero dominatore, anche questo Milan "modesto" poteva imporsi, un po' come avvenuto al Milan di Zaccheroni nel 1999, ma non si può pretendere di dare l'assalto alla vetta a suon di pareggi casalinghi e sarebbe servito un filotto di vittorie fallito già alla prima occasione dopo vane promesse di provarci fino in fondo per non avere altri rimpianti; invece di rimpianti ne avremo tanti e la squadra non può sottrarsi alle inevitabili critiche, perchè il primo tempo della partita contro il Catania è indegno di una formazione che doveva tentare il tutto per tutto per vincere lo scudetto; sarebbe bastato iniziare l'incontro come il secondo tempo e ora staremmo facendo altri discorsi e invece siamo rimasti allibiti e sbigottiti nel vedere una squadra senz'anima e convinzione, vagare per il campo a velocità da bradipo, mentre il Catania, imperversava, bucava facilmente una difesa immobile e poneva le basi per uno storico trionfo. La furibonda reazione della ripresa compensa in parte la delusione del primo tempo ma paradossalmente fa arrabbiare ancora di più, perchè tutti ci saremmo attesi quel Milan fin dall'avvio, visto che era possibile farlo. Serve a poco anche attaccarsi all'alibi degli errori arbitrali, che pure ci sono stati: due o tre episodi dubbi in area avrebbero anche potuto essere sanzionati con rigori a favore del Milan e forse la partita e il risultato sarebbero cambiati, ma si poteva e doveva vincere indipendentemente da tutto, non è stato fatto e ora restano solo rimpianti e rammarico nel vedere che altri occupano una posizione che poteva essere tranquillamente nostra; l'Inter aveva offerto l'ennesimo assist, nemmeno questo è stato sfruttato, quindi salutiamo la compagnia e godiamoci questo terzo posto comunque miracoloso viste le premesse di inizio stagione.

Leonardo conferma la formazione di Cagliari recuperando alcuni acciaccati come Seedorf, Borriello e Ambrosini (oltre a Inzaghi per la panchina); è l'ultima chiamata per la lotta scudetto e serve qualche sacrificio per rispondere presente. L'atmosfera di San Siro è la solita di questa stagione: stadio mezzo vuoto nonostante sia una sfida importante per la classifica e la novità è una mini-contestazione della Curva Sud, che lascia vuota una parte di settore all'inizio dell'incontro ed espone alcuni striscioni di protesta per lo spostamento al sabato di Palermo-Milan per esigenze televisive, cosa che penalizza chi aveva già prenotato biglietti aerei o quant'altro per organizzare la non facile trasferta nella lontana Sicilia; problemi del calcio moderno, in cui le esigenze di chi finanzia il calcio (le televisioni) si scontrano con quelle di chi si ostina a seguire il calcio dal vivo e, ovviamente, ha sempre la peggio per facilmente intuibili ragioni economiche, anche se non è giusto e il tifoso "da stadio" non dovrebbe essere una specie in via d'estinzione come il panda ma una categoria da tutelare e "coccolare" perchè a suo modo contribuisce con la sua passione a mantenere in vita questo ambiente ormai votato solo alla ricerca del profitto economico. A proposito di Sicilia, c'è da sfidare il Catania, squadra in salute e pericolosa in quanto non assillata da particolari problemi di classifica e che può ambire all'impresa senza patemi d'animo. Dovrebbe essere un pomeriggio primaverile caldo e assolato, invece fa un freddo cane e soffia un vento gelido che congela i tifosi sugli spalti, ma non raffredda l'entusiasmo della curva che vuole crederci fino in fondo.



Chi non sembra crederci particolarmente è proprio la squadra e il primo tempo è choccante da questo punto di vista: il Milan, come sempre, soffre i ritmi alti e il pressing avversario, fatica a trovare sbocchi, non tira quasi mai in porta e va in panico quando il Catania si spinge in avanti, dimostrando che è impossibile compensare l'assenza di un certo Nesta. Dopo dodici minuti il Milan è già sotto e l'imbarazzante facilità con cui Maxi Lopez si infila in una difesa inguardabile dimostra che ci sarà da soffrire e i brividi non saranno causati solo dall'inaspettato freddo di questa insolita domenica di metà aprile. I rossoneri accusano il colpo, faticano e soffrono terribilmente; il Catania colleziona corner e occasioni da gol e sugli spalti ci si guarda in faccia increduli per la totale apatia di chi dovrebbe bruciare l'erba del campo per la voglia di tentare di vincere uno scudetto che sta sfuggendo irrimediabilmente. Tutto ciò che il Milan riesce a costruire in un tempo è: una punizione insidiosa di Seedorf che Andujar alza in angolo, un episodio dubbio in area con Ronaldinho spinto a terra da Terlizzi (è rigore, al limite si potrebbe non fischiare ma la simulazione è francamante ridicola!) e un'incursione di Borriello su assist illuminante di Ronaldinho, bloccata dall'uscita di Andujar. Per il resto confusione, poche idee e gioco lento e improduttivo: c'è chi corre molto (Abate), chi molto meno (Seedorf); c'è chi ci prova in tutti i modi ma non è brillante come al solito (Ronaldinho) e chi conferma di non attraversare un periodo di particolare ispirazione (Pirlo), ma in generale si ha quasi la sensazione che la squadra non sia nemmeno scesa in campo e lasci la ribalta al Catania che ne approfitta, ringrazia e raddoppia prima della fine del tempo, entrando con irrisoria facilità nell'area rossonera, penetrando in una difesa immobile e colpendo con un colpo di testa di Ricchiuti che non è certo un corazziere. Sonore bordate di fischi accompagnano i giocatori negli spogliatoi e non si può certo dire che siano impietosi o immeritati, perchè ormai il popolo rossonero è frustrato per l'ennesima occasione persa che si profila all'orizzonte.

Nella ripresa si presenta in campo, in ritardo, un Milan evidentemente strigliato da Leonardo negli spogliatoi e gli effetti si vedono subito: basta un'azione decente, con scucchiaiata di Pirlo per Seedorf che in area fa da ponte di testa per Borriello che, sempre di testa, deposita in rete, per ridare fiato ed entusiasmo ai tifosi rossoneri e rivitalizzare una squadra che sembrava allo sbando. Il Milan ora ci crede davvero e carica a testa bassa, il Catania si chiude e prova a rendere la vita difficile ai rossoneri: episodi dubbi in area (almeno un paio) si alternano a potenziali occasioni che nascono da azioni magari confusionarie ma sicuramente più efficaci che nel primo tempo. Ad un certo punto Leonardo è costretto a sostituire l'acciaccato Favalli e questa è la fotografia più emblematica della pochezza della rosa rossonera di questa stagione: esce un "vecchietto" che ha giocato tante partite consecutive per necessità e non sta più in piedi, entra un centrocampista (Flamini), con Ambrosini che va a fare il difensore centrale come a Manchester (e si spera con risultati diversi); certo gli infortuni hanno avuto il loro peso, ma avere qualche alternativa in più in una stagione presumibilmente lunga e logorante non sarebbe stato male... Nella seconda parte della ripresa il Milan cala nuovamente e il sacro fuoco della rimonta sembra essersi già spento; il pubblico torna a spazientirsi e fischiare ad ogni passaggio sbagliato (e sono tanti...), Leonardo tenta il tutto per tutto: fuori Seedorf e Huntelaar (impalpabili) dentro Mancini e Inzaghi, non proprio due giovanotti di primo pelo ma almeno forze fresche per una squadra che sembra anche stanca; Inzaghi dà la solita scarica di adrenalina, si crea un'occasione dal nulla con generosità incuneandosi in area e, poco dopo, arriva il gol del pareggio con Borriello che riceve palla in area, è costretto a "dribblare" anche il compagno Inzaghi ma riesce a mettere il pallone alle spalle di Andujar. Ora la rimonta sembra davvero possibile e il Milan si sbilancia alla ricerca del miracolo, ma concede spazi al Catania e la coppia Ambrosini-Dida combina un mezzo disastro e per poco non spalanca nuovamente la via della rete all'indemoniato Maxi Lopez, che per tutta la partita ha fatto ammattire i difensori rossoneri. I rossoneri ci provano fino alla fine ma si intestardiscono a puntare tutto su un Ronaldinho troppo confusionario, che spreca tre potenziali buone occasioni con passaggi o tiri sballati; in fin dei conti l'occasione più pericolosa è un tiro di Inzaghi che Andujar blocca a terra, così come bloccati a terra restano alla fine dei cinque minuti di recupero i sogni di gloria dei rossoneri, che si vedono tarpare le ali dall'ennesimo pareggio casalingo e salutano definitivamente il sogno scudetto.

Delusione, rammarico, rimpianto, frustrazione, dispiacere, amarezza, rimorso; potremmo sfogliare a lungo il vocabolario alla ricerca di termini che spieghino lo stato d'animo dei tifosi rossoneri in questo momento, ma chiunque ha il Milan nel cuore sa benissimo a cosa mi rifesrisco: ci siamo illusi che nonostante una squadra inferiore ad altre e molte difficoltà sopraggiunte nel corso della stagione, fosse possibile cullare un sogno impossibile e l'ambiente rossonero alimentava le speranze con dichiarazioni ottimistiche di chi voleva crederci e fare di tutto per realizzare il sogno, salvo poi andare in campo a giocare come nel primo tempo; sinceramente qualcosa non quadra: o molti sono più abili con la bocca che con i piedi e fanno correre più la lingua che le gambe, oppure ci sono davvero grossi problemi in questa squadra ed era meglio ammetterli e non illudere i tifosi; non si strombazza ai quattro venti che si vuole crederci fino alla fine e poi si gioca in quel modo e la furiosa rimonta della ripresa sa tanto di tentativo di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Le attenuanti ci sono (infortuni e acciacchi) ma allora certa gente non gioca meglio nella ripresa che nel primo tempo con già quarantacinque minuti sulle gambe... Siamo stati ad un passo dal raggiungere la vetta e oggi le diciamo addio probabilmente in modo definitivo, dopo l'ennesima occasione sprecata e ciò brucia, perchè rimarrà sempre in tutti noi la consapevolezza che mai come questa volta si poteva farcela: la Roma insegna, perchè è partita più indietro e più tardi del Milan e ora è davanti a tutti, grazie alla frenata dell'Inter ma anche ai tanti regali dei rossoneri, che dovevano essere la prima alternativa ai nerazzurri ma si sono inceppati sul più bello e ora non rimane che mangiarsi le mani perchè ormai la lotta riguarda altri e il Milan si è chiamato fuori in un gelido pomeriggio di aprile che ha congelato sogni e speranze.

per Milannews.it

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