Inizia la salita finale, fra mille difficoltà
Davide Bin
Volata per lo scudetto, ultime cinque giornate per provarci ancora, ma da qui alla fine il cammino dei rossoneri assomiglia ad un tappone di montagna del giro d'Italia con arrivo in salita: il Milan è atteso da due trasferte contro le squadre che attualmente occupano il quarto posto, cioè Sampdoria e Palermo, poi ospita la Fiorentina, successivamente torna a Marassi per sfidare il Genoa e chiude in casa contro la Juventus; un programmino niente male e anche per questo sperare ancora nello scudetto sembra francamente un'utopia. La sensazione è che i rossoneri abbiano sprecato ormai tutte le occasioni favorevoli per l'assalto alla vetta e ora possano solo fare da spettatori al duello punto a punto fra Inter e Roma; la vittoria dei nerazzurri contro la Juventus ha ulteriormente affievolito le speranze, ma siccome una delle frasi più in voga a fine stagione è "finchè la matematica non ci condanna dobbiamo crederci", aspettiamo che le cifre condannino davvero il Milan prima di riporre definitivamente nel cassetto i sogni scudetto. Sta di fatto, però, che negli ultimi giorni sono cominciati i grandi discorsi sul futuro e sulla prossima stagione e il presente sembra interessare davvero poco; questo può essere un segnale della resa e della mancanza di fiducia dell'ambiente rossonero in un'eventuale rimonta, anche se Leonardo si sforza di rimanere ottimista. In effetti non sono solo distacco e calendario a preoccupare, ma anche lo stato di salute di una squadra falcidiata dagli infortuni e che sta accusando la stanchezza di una stagione vissuta al di là delle proprie possibilità e con molti giocatori che hanno tirato la carretta da agosto fino ad ora e hanno tutte le ragioni per non farcela più.
La rosa a disposizione di Leonardo continua a perdere pezzi, visto che a Genova mancheranno, oltre ai lungo degenti, anche lo squalificato Pirlo, più Flamini e Favalli; per fortuna tornano a disposizione Bonera (sarà titolare), Kaladze e Jankulovski, ma la formazione è quasi obbligata e scontata (solo un paio di dubbi in difesa e attacco) per una sfida molto insidiosa ma da non perdere se non si vuole vivere le ultime giornate con il patema d'animo di rischiare anche il terzo posto; il vantaggio è rassicurante (dieci punti con quindici in palio), ma i rossoneri devono superare indenni le prossime due trasferte se vogliono chiudere in tranquillità il campionato; chiaro che se si vuole guardare avanti invece che indietro servono solo vittorie, a Marassi, come a Palermo e così via fino alla fine, ma è arduo pensare che una squadra che non riesce a battere Catania o Lazio a San Siro possa riuscire ad espugnare campi ostici come quelli dove sarà impegnata nelle prossime due partite e men che meno a fare bottino pieno nelle ultime cinque giornate. Il Milan è in calo psico-fisico e lo dimostra il fatto di non riuscire più a giocare una partita intera con la stessa intensità e con uguale rendimento dall'inizio alla fine: o si regala il primo tempo agli avversari, come avvenuto domenica scorsa contro il Catania, o si parte forte per poi calare nella ripresa, come successo a Cagliari; in queste condizioni si fatica contro chiunque e i deludenti risultati degli ultimi tempi lo dimostrano; i rossoneri hanno frenato bruscamente quando sarebbe stato necessario accelerare per portarsi in vetta e ciò ha lasciato rimpianti e rimorsi, ma se analizziamo con lucidità e onestà il rendimento di questo periodo si può capire che purtroppo più di così questa squadra non poteva dare: orfana del difensore più forte (Nesta) e dell'attaccante più imprevedibile (Pato) oltre che di tanti altri elementi, la formazione di Leonardo ha sofferto tantissimo, soprattutto quando ha trovato di fronte a sè squadre capaci di alzare il ritmo, pressare e non lasciare spazio ai fantasisti rossoneri. L'approccio alla partita di domenica scorsa ha fatto infuriare i tifosi, soprattutto dopo le dichiarazioni della vigilia in cui giocatori e allenatore dicevano di crederci ancora; ora nessuno pretende la luna (scudetto) ma solo di vedere una squadra che va in campo a dare tutto, che gioca con cuore e orgoglio come nel secondo tempo di domenica ed esce dal campo sfinita ma con la coscienza a posto; non so se ciò basterà per vincere uno scudetto ormai sempre più lontano, non so nemmeno se basterà per espugnare Genova e Palermo, ma so che basterà per meritarsi l'applauso dei tifosi, perchè rimorsi e rimpianti non devono cancellare quanto di buono e miracoloso questa squadra ha fatto, guidata da un allenatore che è nel cuore di tutti ma forse l'anno prossimo non ci sarà più. Il Milan affronta la salita finale sfinito per le fatiche di una stagione intensa e frenato da mille difficoltà di vario genere, ma non vuole mollare, vuole lottare fino in fondo per raggiungere il traguardo nella migliore posizione possibile e questo è comunque ammirevole a prescindere dal risultato e merita di essere apprezzato.


