La visione di Silvio e la minaccia Raiola
Fabrizio Tomasello
Se è vero che nelle ultime tre stagioni, e con tre allenatori diversi (Allegri, Inzaghi e Mihajlovic), il Milan ha sempre fatto 0-0 sul campo del Chievo, domenica sera al Bentegodi ci sarà da soffrire. A maggior ragione guardando l’inizio di stagione esuberante dei ragazzi di Maran, capaci di conquistare ben 13 punti - come il Milan - e guardare da una posizione privilegiata il resto della classifica.
Lo spunto di riflessione più interessante relativo al posticipo dell’ottava giornata di campionato è però un altro: il confronto tra vecchi e bambini, la squadra con l’età media più alta della serie A, il Chievo (oltre 31 anni), e quella più giovane, il Milan (25 anni e 9 mesi). Se a questi dati aggiungiamo la chicca offerta dalla formazione che Vincenzo Montella sembra intenzionato a schierare nella trasferta veronese, 8 italiani in campo dal primo minuto, di cui ben 4 cresciuti nel vivaio rossonero (Donnarumma, Abate, De Sciglio e Locatelli), ecco la sublimazione del sogno berlusconiano: un Milan giovane, forte e italiano, in grado di lottare per le posizioni di vertice della classifica grazie anche al talento dei tanti campioncini costruiti in casa. Quella che fino a un paio d’anni fa sembrava poco più di una delirante visione, oggi è una meravigliosa ed incoraggiante realtà.
A turbare però i sogni di gloria dei tifosi rossoneri c’è un problema giorno dopo giorno più ingombrante: «Buongiorno, mi scusi ma secondo lei non si comincia a parlare un po' troppo di Donnarumma in ottica Juve?». La domanda, rivoltami tramite social network da un lettore e tifoso milanista, ha scoperchiato la pentola a pressione che da giorni mi ribolle dentro, la conferma di una minacciosa ed inquietante presenza all’orizzonte. In effetti è vero, rispondo al preoccupato ma attento fan del diavolo, le indiscrezioni su un possibile futuro a rischio di Donnarumma al Milan ormai hanno raggiunto la frequenza di almeno una al giorno. Davvero un po’ troppo per pensare ad una semplice casualità. Chi si occupa abitualmente di mercato lo sa bene: un conto è una semplice chiacchiera da bar, ma se i rumours si infittiscono c’è da iniziare ad addrizzare le antenne.
Qualche organo di stampa ha addirittura iniziato una specie di crociata per vedere Gigio alla Juventus, dal loro punto di vista un’idea tutt’altro che stupida, ma francamente pressoché impraticabile. Se pure la nuova proprietà cinese del Milan volesse - incautamente - monetizzare dalla cessione di Donnarumma e metterlo sul mercato, perché cederlo proprio alla Juventus con mezza Europa (Real Madrid, Barcellona, Chelsea, Manchester United, Liverpool, Paris-Saint Germain) pronta a fare carte false per il diciassettenne fenomeno rossonero?
Anche comunque mettendo fuori gioco la Juventus, la questione della permanenza a Milanello del futuro portiere della nazionale diventa ogni giorno più pressante. La ragione è semplice e va individuata nell’irrequietezza del suo procuratore, Mino Raiola, campione mondiale di trasferimenti e dichiaratamente diffidente nei confronti della nuova proprietà cinese del Milan. L’ex pizzaiolo italo-olandese non ha mai nascosto la sua amicizia con Adriano Galliani e ha più volte lasciato intendere che l’accordo verbale già raggiunto per il prolungamento di contratto di Gigio al compimento del suo diciottesimo anno di età (25 febbraio 2017) è da ritenersi valido solo fin quando l’attuale amministratore delegato resterà al proprio posto.
C’è solo da capire se le frecciatine che il superattivo Raiola continua a lanciare nei confronti della nuova proprietà del Milan nascondono una proposta irrinunciabile già arrivata da qualche top club europeo, o più semplicemente si tratta di una manovra per tastare il terreno in via Aldo Rossi e poi sparare forte al momento di sedersi al tavolo delle trattative.
Il popolo rossonero avrebbe bisogno di una presa di posizione forte da parte della società, qualche frase a effetto volta a ribadire un concetto chiaro: "poche chiacchiere, Gigio non si muove dal Milan". Purtroppo Berlusconi e Galliani non hanno più voce in capitolo sull’argomento, Fassone e Mirabelli non ne hanno ancora e il vuoto di potere che si è creato non fa che accrescere a dismisura lo stato di ansia e di inquietudine dei tifosi.
Per adesso possiamo consolarci con la riconosciuta passione rossonera di Donnarumma. Ad oggi, l’unica speranza che il portierone di Castellammare di Stabia resti a Milanello è garantita dalla sua voglia di vincere con la maglia che ama. Contro Raiola "il principe dei trasferimenti" sembra un po’ pochino, ma al momento tocca farcelo bastare.


