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Milan, famiglia e riconoscenza: un'arma a doppio taglio

autore
Antonio Vitiello
per Milannews.it
domenica 2 maggio 2010, 00:00Editoriale
autore Antonio Vitiello
02.05.2010 00:00Editoriale
Filippo Gabutti
Filippo Gabutti

Il concetto di famiglia nel calcio moderno ha poco a che fare, tranne se la società in questione si chiama Milan. Da anni l’ambiente rossonero è impostato su un modello patriarcale con a capo il presidente Silvio Berlusconi, che prende le decisioni più importanti e complesse, poi tutta la dirigenza segue a ruota l’esempio del “capofamiglia”. Un’impostazione che ha funzionato per decenni ed ha reso il club milanese il più titolato al Mondo. Ma nelle ultime stagioni il concetto di famiglia palesa delle falle, delle incompatibilità con un altro modello che la società sta tentando di adottare, quello aziendale. L’incompatibilità dei due modus operandi si riscontra nel cercare di applicare la flessibilità e l’armonia familiare con le fredde logiche del mercato d’impresa. Giocatori che hanno dato tanto per la maglia, sono diventati eroi ed hanno fatto sognare generazioni, sono incompatibili con la nuova politica societaria. I meccanismi razionali e rigidi di un’azienda non lasciano spazio a sentimentalismi. Il punto nodale è la riconoscenza nei confronti di quel gruppo di giocatori che ha reso grande una squadra, ma che dopo anni sono giunti al punto di trovarsi in squadra solo perché hanno costituito il nucleo storico della famiglia Milan.

Un gruppo di età avanzata, stanco e logoro. La riconoscenza verso questo collettivo è un principio appartenete ad un calcio d’altri tempi, non più applicabile però al nuovo metodo societario basato su acquisti low cost e tagli d’ingaggi. La riconoscenza verso i membri della famiglia è così allo tesso tempo un punto di forza ma anche un tallone d’Achille per questo club. E se per i primi 20 anni ha funzionato, quando il patron ha retto spesso a proprie spese l’intera famiglia, ora il sistema inizia a scricchiolare quando si tenta di passare ad uno più aziendalista. Sarebbe forse la cosa più giusta dire grazie e salutare giocatori che in campo avvertono enormi difficoltà nell’adattarsi ai ritmi moderni, anche per lasciare un ricordo di grandezza nell’immaginario collettivo del tifoso rossonero. Ma è una strada dura da intraprendere. Dire addio ai pezzi pregiati di una collezione ormai impolverata è necessario per riprogrammare il futuro, ma sicuramente un passo che spezzerebbe il cuore a qualsiasi “famiglia”.

per Milannews.it

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