Il Milan vede il terzo posto
Davide Bin
Faticando e soffrendo, sbuffando e sgomitando, mettendoci orgoglio e cuore più che tecnica e tattica, il Milan torna alla vittoria a San Siro dopo tantissimo tempo e, soprattutto, arresta l'emorragia di punti nei confronti della Sampdoria, che ormai si stava facendo minacciosa per il terzo posto e che, invece, mal che vada resterà a quattro punti di distaccio a due giornate dal termine. Il successo sulla Fiorentina è arrivato solo su calcio di rigore nel finale della partita, ma il Milan lo aveva cercato per tutto l'incontro, pur senza incantare e, quindi, si può considerare meritato. E' stata la serata dei rossoneri, che volevano dare finalmente una soddisfazione ai loro tifosi dopo un periodo difficile; è stata la serata di Ronaldinho, che ha incorniciato un'altra buona prestazione con il gol vittoria, un autentico evento se si pensa che Dinho non segnava in campionato dal 17 gennaio; ma è stata, soprattutto, la serata di Leonardo, perchè la curva ha inneggiato a lui, tutto lo stadio si è unito al coro, applausi e striscioni erano tutti a suo favore e, quindi, se qualcuno voleva sapere da che parte sta il popolo rossonero nel "confronto" fra Leonardo e Berlusconi, ora non ci sono più dubbi e Leo ha vinto per acclamazione popolare questo referendum e la cosa non farà certo piacere al proprietario del Milan, che non è mai stato nominato e chiamato in causa direttamente ma la cui ingombrante ombra aleggiava su San Siro mentre i tifosi rossoneri cantavano tutto il loro affetto e l'immenso ringraziamento per un allenatore che ha fatto cose egregie con una rosa di scarsa qualità (si rassegni presidente!) e, di fatto, sta per tagliare il traguardo che la società gli aveva chiesto, centrando l'obiettivo minimo stagionale. Non è stato un Milan scintillante e spettacolare, non è stata una partita da tramandare ai posteri, ma era importante vincere per invertire una tendenza negativa e il successo è arrivato, contro una squadra che non aveva più obiettivi ma che si è battuta con orgoglio e sportività, cercando di strappare un risultato positivo anche se inutile.
Leonardo aggiusta un po' il Milan ipotizzato alla vigilia, inserendo Favalli al posto dell'annunciato Bonera e scegliendo Huntelaar in avanti, per una squadra a trazione anteriore, con Borriello accanto all'olandese e Ronaldinho e Seedorf a cercare di ispirarli. Nonostante gli ultimi risultati negativi, non c'è alcuna contestazione per squadra e giocatori che, anzi, vengono incitati fin dal momento del riscaldamento; Leonardo viene osannato varie volte prima e durante la partita, mentre la società viene bacchettata per i propositi di campagna acquisti ai minimi termini. I tifosi hanno capito di chi sono i meriti della stagione tutto sommato positiva, anche se ancora una volta senza trofei e di chi sono le colpe dell'attuale situazione, che vede il Milan diventato la seconda squadra di Milano dopo decenni di dominio sui rivali cittadini e su questo la società dovrà riflettere, ma non sembra volerlo fare.
La sfida inizia con uno spavento: la Fiorentina non è docile e remissiva come ci si aspetterebbe, parte forte e Montolivo fa venire i brividi con una velenosa conclusione che sfiora il palo (con l'intervento decisivo di Dida). Da quel momento in poi è solo Milan, almeno a livello di occasioni, perchè la Fiorentina continua a pressare alta e a cercare di non chiudersi ma non creerà più grandi pericoli nel primo tempo. I rossoneri, invece, devono assolutamente vincere e ci provano con impegno ma con molta fatica, anche se qualche occasione buona viene creata: Huntelaar, imbeccato da Ronaldinho, tira sull'esterno della rete da posizione defilata; Thiago Silva colpisce di testa a colpo sicuro ma trova la deviazione sulla linea di Cristiano Zanetti che strozza l'urlo del gol in gola ai tifosi rossoneri; Ronaldinho guizza sulla sinistra e tenta la conclusione a sorpresa sul primo palo ma non inganna Frey; nel finale di tempo un tiro sporco di Zambrotta che rimbalza per terra diventa un assist d'oro per Ronaldinho, che non è in fuorigioco come potrebbe sembrare, ma Frey vola a deviare in angolo il suo colpo di testa e si va al riposo sullo 0-0 e con la sensazione che sarà difficile far crollare il fortino viola senza alzare un po' i ritmi e cercare qualche soluzione alternativa al solito Ronaldinho, che ancora una volta è entrato in tutte le azioni pericolose, come uomo assist o come finalizzatore.
Non cambia, invece, il copione della ripresa: Dinho vede e premia l'inserimento di Seedorf ma l'olandese tira alto; il brasiliano ci prova anche su punizione ma è sempre Frey a vincere il duello in un paio di occasioni; poi Ronaldinho ci riprova con Seedorf ma Clarenzio ancora una volta spreca tutto ciabattando malamente alto e beccandosi qualche fischio dagli spalti. Quando Leonardo capisce che il Milan sta per esaurire la spinta ed è a corto di soluzioni, prova ad affidarsi alla panchina e ad un quarto d'ora dal termine manda in campo Inzaghi e Mancini al posto di Huntelaar e Seedorf; sostituzioni scontate per qualcuno, banali per altri che vorrebbero più coraggio, ma che in fondo sortiscono il loro effetto: l'adrenalinico Pippo, infatti, si catapulta su un pallone in area, infastidisce e disturba Kroldrup che controlla male e permette a Borriello di avventarsi sulla sfera; a quel punto il difensore interviene a piedi pari sul pallone e travolge Borriello e l'arbitro Russo decreta senza esitare il rigore. Sul dischetto va Ronaldinho, che ha già sbagliato qualche volta nel corso della stagione ma che rimane il rigorista principe e, infatti, non sbaglia, mettendo finalmente il pallone alle spelle di Frey ed interrompendo un digiuno che durava dalla prima giornata del girone di ritorno, curiosamente contro un'altra squadra toscana, il Siena. A questo punto Leonardo dà più sostanza al centrocampo togliendo Dinho e inserendo Flamini, la Fiorentina reagisce e un paio di saette del nuovo entrato Vargas mettono nuovamente i brividi ai tifosi sugli spalti e fanno capire che bisognerà soffrire fino alla fine; sensazione che diventa certezza quando Ambrosini interviene su Gilardino al limite dell'area, lo sgambetta e si guadagna la seconda ammonizione e la conseguente espulsione; si tornano a vedere le streghe, i fantasmi di un recente passato fatto di sconfitte e di vittorie sfumate sul più bello che hanno costretto il Milan a dire addio allo scudetto, ma questa volta i rossoneri resistono con cuore e coraggio e conquistano tre punti importanti, festeggiati da un boato del pubblico e dall'abbraccio collettivo fra compagni e con l'allenatore, perchè questo Milan non sarà una squadra stratosferica ma è un gran gruppo e lo ha dimostrato molte volte nel corso di questa stagione, cosa che è stata orgogliosamente messa in risalto anche da Leonardo nelle dichiarazioni della vigilia.
E così, dopo essersi piantato sui pedali all'inizio della salita finale, il Milan ha ricominciato la scalata e ora vede il traguardo dopo l'ennesimo tornante: i battistrada sono scappati e sono irraggiungibili, ma ora chi stava rimontando alle spalle, rischiando di rendere fallimentare la stagione, fa meno paura e si può ragionevolmente pensare che il piazzamento attuale dei rossoneri si possa considerare quello finale, quando fra due domeniche questo campionato andrà agli archivi. In fondo anche questa partita contro la Fiorentina è emblematica di un'intera annata: incerottato, stanco, vecchio e logoro, il Milan leonardiano ha giocato con determinazione e spirito di sacrificio, ha provato a costruire azioni ariose e spettacolari in particolare con il solito Ronaldinho, ma ha anche commesso errori e rischiato di non vincere, ma alla fine il successo è arrivato e rende onorevole la classifica di una squadra che, onestamente, più di così non poteva fare, in queste condizioni e chi pensa il contrario è in malafede. Senza infortuni, con un po' più di fortuna ed evitando di buttare via troppi punti nelle ultime giornate, forse si poteva realizzare il miracolo, ma proprio perchè si sarebbe trattato di miracolo, bisogna rendersi conto che era un risultato fuori portata per questo Milan e che tale rimarrà anche in futuro se le intenzioni della società sono quelle annunciate. Ma per una sera il futuro può attendere; godiamoci una vittoria che mancava da tanto tempo, con Leonardo nel cuore, perchè il popolo rossonero ha scelto da che parte stare e quel nome scandito forte nel cielo di San Siro lo conferma in modo inequivocabile, perchè se ora possiamo preparare il passaporto per la prossima Champions League, il merito è anche e soprattutto di un altro allenatore il cui gran lavoro non è stato apprezzato abbastanza da chi di dovere.


