Hernandez come Bale, ma con i 6 nuovi acquisti per la prima volta in campo il Milan dimostra i limiti di una squadra che non è da Champions
Partiamo dall’unica certezza positiva, condivisa da tutti: contro la Lazio il Milan ha giocato la migliore partita del suo deludentissimo campionato, per intensità, occasioni da gol e continuità. Se però la migliore partita si conclude con una sconfitta contro una squadra più forte, secondo quanto conferma la classifica, come si può sperare di fare meglio dell’anno scorso, cioè arrivare al quarto posto? Soltanto una incrollabile fede nei miracoli del calcio, può offrire una risposta positiva. Ma se tre indizi costituiscono una prova, il doppio e cioè sei, quante sono le sconfitte del Milan in campionato in undici partite, sono qualcosa che assomiglia tremendamente a un’altra certezza, in questo caso negativa. La certezza che questa squadra è stata sopravvalutata da tutti, da chi l’ha costruita a chi l’ha giudicata, perché il Milan, da Giampaolo a Pioli, non vale il quarto posto, soltanto sfiorato un anno fa. E non a caso, per ottenerlo, Gattuso aveva chiesto giocatori di esperienza, mai arrivati ma soprattutto nemmeno cercati per l’input del fondo Elliott, che chiedeva giovani da valorizzare per poterli poi rivendere. Ripensare, per credere, ai sei nuovi acquisti, tra l’altro tutti stranieri, per un costo complessivo di 88 milioni di euro, più i rispettivi ingaggi con contratti come minimo biennali. Riepilogando, in ordine alfabetico sono arrivati: Bennacer, Duarte, Hernandez, Krunic, Leao e Rebic. Poco o mai impiegati da Giampaolo, accusato anche per questo da Boban e Maldini, tutti e sei hanno giocato insieme per la prima volta soltanto contro la Lazio, anche se non dal 1’. Duarte, al debutto da titolare per l’indisponibilità di Musacchio, Krunic preferito al posto di Kessie e Bennacer riproposto in quello di Biglia, sono stati i quattro nuovi acquisti scelti inizialmente da Pioli, ai quali si sono poi aggiunti Rebic e Leao, che hanno rilevato rispettivamente l’infortunato Castillejo e l’insufficiente Paquetà.
Per la cronaca i sei nuovi acquisti hanno giocato insieme soltanto 5’ perché Bonaventura nel finale ha rimpiazzato Krunic, il migliore di tutti, mentre Duarte e Leao sono stati tra i peggiori. Voto più, voto meno, fin qui comunque soltanto Donnarumma è stato sempre al di sopra di ogni dubbio, confermandosi l’unico campione della squadra perché, in attesa di rivedere Krunic e Bennacer, tra i nuovi soltanto Hernandez si è guadagnato un posto da titolare, favorito anche dall’involuzione prima che dall’infortunio di Rodriguez. Paradossalmente, però, Hernandez si sta rivelando utile non nel ruolo di terzino sinistro nella difesa a quattro, per il quale è stato fortemente voluto da Maldini, bensì come ala, più portato cioè ad attaccare che a difendere. La conferma, dopo i primi indizi dal derby in avanti, si è avuta proprio contro la Lazio, perché il francese è entrato positivamente nell’azione che ha fruttato l’autogol di Bastos dell’1-1, mentre è entrato negativamente in quella che è costata la rete della sconfitta. Più attaccante che difensore, quindi, Hernandez ci ricorda il primo Bale che nel Tottenham faceva il terzino, d’attacco appunto, capace non a caso di segnare tre gol all’Inter, a San Siro, in una gara di Champions di nove anni fa. Da allora, da Londra a Madrid, il gallese si è trasformato in un grande attaccante, sfruttando la sua potenza e il suo tiro, le migliori qualità di Hernandez infatti. Ecco perché non ci stupiremmo se Pioli lo avanzasse di qualche metro per cambiargli la posizione in campo, cercando i rilanciare il più difensivo Rodriguez. A volte basta poco per migliorare una squadra, anche se per sognare un posto in Champions ci vogliono i campioni che il Milan non ha.


