Jack scaccia le paure e ora Pioli deve fare una scelta. Piatek è ufficialmente un problema. Ibra: la necessità ha sopravanzato il desiderio
Se avesse potuto, Jack Bonaventura avrebbe abbracciato uno ad uno tutti i tifosi del Milan presenti sabato sera a San Siro dopo il suo gol. Un destro terrificante per potenza, precisione e rapidità d’esecuzione. Una soluzione che raramente vediamo esser utilizzata nello sviluppo offensivo della manovra milanista, che Jack ha saputo trasformare nella soddisfazione scaccia-pensieri che ha chiuso un periodo molto difficile per lui. Adesso per Pioli viene il difficile. Perché Bonaventura, come esterno offensivo, ha reso molto bene e ha fatto vedere delle cose ottime. Ma anche lo squalificato Calhanoglu, in quella posizione, ha fatto delle buone prestazioni con il nuovo allenatore. Dunque, in vista del Parma, Pioli dovrà scegliere chi utilizzare e come, visto che Paquetà ha dato conferma di quanto visto contro la Juventus sia da mezzala sia da uomo di fantasia quando il Milan si è dovuto ridisegnare dopo le uscite forzate di Rebic e Biglia. Il ritorno di Bennacer darà nuovamente dinamicità alla mediana, anche perché il Biglia visto con il Napoli è lontano parente di quello che era arrivato al Milan due anni fa. Tornerà anche Suso, che è stato colpito da problemi di stomaco, e che dovrà dimostrare – ancora una volta – di poter essere in grado di cambiare rotta ad una stagione che, fino a questo momento, non gli sta regalando grandi soddisfazioni.
Così come non ne sta dando Krzysztof Piatek. Il centravanti polacco è troppo brutto per essere vero. In campo sembra spaesato, privo di forze, incapace di vincere un duello fisico con il proprio avversario e, cosa assai più grave di tutte, non segna più. “Nemmeno con le mani” come si è udito sabato dai posti limitrofi alla tribuna stampa dopo che ha ciccato il pallone al bacio servitogli da Theo Hernandez. Il problema è grave, è serio e non è di facile risoluzione. La domanda è molto semplice: qual è il vero pistolero? È quello di gennaio che manda al bar Koulibaly e segna due gol in coppa Italia contro il Napoli, è quello che si merita il coro personalizzato dalla curva con tanto di colpi di pistola oppure è la versione arrugginita di Robocop che abbiamo visto in campo anche contro il Napoli e che è uscito sotto i fischi di San Siro? Di certo c’è che fino al 3 di gennaio sarà ancora lui, insieme a Leao, a dover portare il peso dell’attacco sulle spalle. Poi ci sarà il mercato.
E qui si torna a cannone sulla vicenda Ibrahimovic. Il Milan ha fatto la sua proposta, che per ora non collima con la richiesta dello svedese (ballano circa 3 milioni tra le parti), ma Zlatan non sta più diventando un desiderio, sta diventando un’esigenza. Non so se con lo svedese il Milan farà meglio sotto porta, ma il problema del bomber c’è ed è lampante, evidente e tremendamente difficile da decriptare. Ibra metterebbe grande concorrenza a Piatek, farebbe svegliare Leao dalla modalità teen-ager e porterebbe personalità e nuovi stimoli in uno spogliatoio che ha bisogno di un leader da seguire. Un comandante al quale affidarsi per cavarsi via dalla palude attuale. Ibra darà una risposta entro i primi 10-15 giorni di dicembre. Il Milan non si fermi, vada in pressione e ottenga il sì dello svedese. Anche perché se l’alternativa dovesse essere Giroud o un nome simile, sarebbe da mettersi le mani nei capelli dalla disperazione. Ovvero dove sono adesso se uno si mette a guardare il distacco dall’Inter e dalla zona Champions.


