Ibra: fare presto con l’eventuale accordo. Perché non è il caso di liberarsi di Piatek. Sui cellulari di San Siro mancano controlli interni
C’è una sola raccomandazione da fare al Milan sulla vicenda Ibrahimovic. Superata la curva a gomito dell’eventuale contrasto tra le due anime del club, sarà bene dare un’accelerata alla trattativa e chiuderla al più presto per evitare che si trascini per le lunghe e che un eventuale stop determini altro malumore nel popolo rossonero. A leggere gli aggiornamenti sull’argomento degli esperti, la differenza tra domanda e offerta per il prossimo semestre 2020 sarebbe di appena un milione netto, 2 al lordo delle tasse, cifra davvero irrisoria in un bilancio come quello licenziato da casa Milan poche settimane fa. Anche sul fronte Piatek bisognerebbe fare chiarezza. Non è pensabile che Ibra arrivi a Milanello e giochi tutte le partite dall’inizio alla fine come fece puntualmente al tempo dello scudetto 2011 e nell’anno successivo. Piatek deve restare, è un patrimonio tecnico ed economico del Milan. Prima o poi raggiungerà uno straccio di condizione migliore di quella attuale. Magari da qui a Natale non gli mancheranno le occasioni per dimostrare che non è quello degli ultimi mesi ma il polacco di inizio 2019 che infiammò San Siro e fece addirittura decretare paragoni improbabili con Shevchenko.
Sulla questione dei cellulari consultati negli spogliatoi di San Siro prima di Milan-Napoli è opportuno ritornare per sistemare un paio di dettagli. Il primo: c’è stato un clamoroso difetto di comunicazione tra lo staff tecnico e l’ufficio stampa il quale, messo alle strette con le richieste dei colleghi, hanno dato una spiegazione fasulla per usare un eufemismo. Hanno sostenuto che i tre “stavano vedendo Atalanta-Juve” mentre le immagini di Sky davano conto della classifica di serie A con Juve 35 punti e Inter 31, cioè a partita finita a Bergamo. Chi ha passato quella tesi è un superficiale, uno che non si rende ancora conto di dove si trova. Soltanto il giorno dopo Pioli e i suoi collaboratori hanno tirato fuori la spiegazione dell’app da consultare per studiare alcuni filmati riferiti al Napoli, iniziativa questa a quanto pare suggerita dal figlio di Pioli che è esponente della generazione tecnologica. Ora, dalle foto pubblicate si capisce al volo una cosa: solo Biglia, col cellulare in orizzontale, stava vedendo il filmato. Rebic, probabilmente non ancora avvertito di dover giocare al posto di Suso, lo teneva in verticale, solitamente serve per leggere sms o scorrere foto.
Il punto è un altro. Esistono a Milanello quei “santoni” che sono in grado d’imporre regole non scritte ai nuovi arrivati? La risposta è naturalmente no. Gattuso raccontò che appena trasferito a Carnago fu rimproverato aspramente da Costacurta perché dopo aver concluso l’operazione della barba, non aveva ripulito come si deve il lavandino. Ai tempi di Gattuso e soci una scena del genere Milan-Napoli poteva accadere? Sicuramente no. E non c’erano solo i vecchi santoni a controllare che le regole non scritte della real casa venissero osservate scrupolosamente. Chi ha questo incarico oggi a Milanello? Qualcuno obietterà: ma trattasi di un episodio insignificante. E invece è il segno che mancano alcuni fondamentali nella conduzione societaria, al netto degli errori di valutazione tecnica di alcuni acquisti.


