DIFESA COLABRODO, IL MILAN AFFONDA
Davide Bin
C'era una volta il Milan che aveva come obiettivo primario lo scudetto, ma la favola, purtroppo, potrebbe essere finita qui e il classico finale "...e vissero tutti felici e contenti!" rischia seriamente di non essere mai scritto. La disfatta di Torino contro la Juventus è l'impietosa dimostrazione che questo Milan non può essere competitivo in campionato e, invece di continuare a guardare avanti, farebbe meglio a guardarsi indietro, per non arrivare ancora una volta fuori dalla zona Champions al termine della stagione. Il punteggio finale dice già tutto, perchè riuscire a segnare due gol alla Juventus e non ottenere un risultato positivo dimostra che qualcosa (anzi più di qualcosa...) non funziona in difesa, soprattutto se si considera che i gol subiti avrebbero potuto essere anche di più dei quattro che già sono un pesante fardello. La retroguardia rossonera ha fatto acqua da tutte le parti, è parsa un autentico colabrodo e, così, il Milan è affondato inesorabilmente sotto la pioggia battente di Torino, al di là dei suoi demeriti e pur giocando una partita discreta. Vedere Chiellini e Amauri svettare indisturbati nell'area rossonera e ripensare ai tanti discorsi fatti in estate sull'inadeguatezza della difesa, fa ribollire il sangue nelle vene ai tifosi rossoneri, soprattutto queli che avevano chiesto una campagna acquisti mirata e si sono visti riempire la rosa di mezze e seconde punte, mentre la difesa rimaneva sostanzialmente immutata e il centrocampo veniva addirittura indebolito dal punto di vista numerico; ora i risultati sono sotto gli occhi di tutti e i responsabili sono sempre gli stessi; inutile prendersela con un allenatore costretto costantemente a fare miracoli tattici per colpa dei capricci dirigenziali sul mercato o con i giocatori che provano a dare tutto quello che hanno con orgoglio e impegno, ma si trovano costantemente in difficoltà contro squadre che corrono e pressano di più e la mettono sul piano del fisico. Confidavamo tutti nella straordinaria capacità di questo gruppo di non deludere mai nelle occasioni che contano, ma anche da questo punto di vista siamo rimasti delusi e la sconfitta è un macigno sulle ambizioni rossonere. Giusto un anno fa un altro 4-2 in terra giapponese ci aveva issato sul tetto del mondo, facendo diventare il Milan la squadra più titolata del pianeta; ora quella targhetta sulla maglia, orgogliosamente mostrata per l'ultima volta in campionato, mette solo tanta nostalgia, perchè questo 4-2 ci riempie di sconforto ed è l'ennesima delusione di un 2008 da dimenticare in fretta e che, per fortuna, sta per finire.
La giornata di Juventus-Milan non si apre certo nel migliore dei modi per i rossoneri: sia Flamini che Kakà sono costretti a rinunciare alla sfida per problemi fisici e Ancelotti deve rivoluzionare la formazione che aveva in testa: la difesa rimane immutata, con Zambrotta, Maldini, Kaladze e Jankulovski davanti ad Abbiati; a centrocampo giocano i "sopravvissuti", ovvero Ambrosini, Pirlo e Emerson, perchè, non dimentichiamolo, in settimana c'è stata anche la terribile notizia dell'infortunio a Gattuso che lo terrà per molto tempo fuori squadra; in attacco i trequartisti sono Seedorf e Ronaldinho, mentre la punta è Pato, con Inzaghi e Shevchenko in panchina. Piove a dirotto sull'Olimpico di Torino, ovviamente pieno anche perchè piccolo e poco capiente, insomma assolutamente inadeguato per una partita del genere e, infatti, la gestione dei pochi biglietti del settore ospiti ha creato qualche malumore e polemica, perchè Juventus-Milan è una grande classica del calcio italiano e attira sempre un grande pubblico.
Purtroppo la cronaca della partita è una Via Crucis con tante stazioni dolorose per i tifosi rossoneri, anche se l'inizio non lasciava certo presagire tante sventure; certo il gioco del Milan è, come sempre, compassato e lento, mentre la Juve mostra i muscoli e prova a sorprendere la difesa rossonera in velocità, ma il primo quarto d'ora è sostanzialmente equlilibrato e con poche emozioni. A rompere la situazione di stallo è il rigore concesso per un'entrata scomposta e poco accorta di Jankulovski su Del Piero, anche se per onestà bisogna dire che l'attaccante bianconero era in posizione dubbia al momento del passaggio; comunque lo stesso Del Piero batte Abbiati e porta in vantaggio la Juve. Il Milan reagisce alla grande, Ambrosini si divora un gol già fatto, mettendo incredibilmente fuori di testa solo davanti alla porta spalancata su delizioso cross di Ronaldinho; poi è Pirlo a costringere Manninger alla respinta con un insidioso calcio di punizione, ma al terzo tentativo il pareggio arriva, ancora grazie ad un'intuizione geniale di Ronaldinho che dalla sinistra recapita al centro un traversone basso per Pato, che deve solo spingere in rete il pallone. La partita sembra prendere una piega favorevole ai rossoneri e, invece, è solo l'inizio dell'orribile show della difesa del Milan: prima viene dimenticato Chiellini proprio al centro dell'area in occasione di un calcio d'angolo e il difensore bianconero riporta in vantaggio i suoi; poi viene concessa tutta la fascia a De Ceglie e Amauri può svettare in totale libertà in area sul conseguente cross, con Kaladze troppo avanti e fuori tempo e Jankulovski in ritardo. Senza nemmeno accorgersene il Milan si ritrova sotto di due gol, sbanda vistosamente e rischia il tracollo; il disorientamento per i tifosi rossoneri è grande, soprattutto ripensando al fatto che la squadra non ha giocato male, anzi ha dominato nella fase centrale del tempo.
Ad inizio ripresa Ancelotti prova a correre ai ripari inserendo Shevchenko al posto di un impalpabile Emerson; a centrocampo la Juventus ha un altro passo che nessuno dei centrocampisti rossoneri riesce a sostenere, con tutte le attenuanti del caso, visto che Ambrosini e Pirlo sono lontani dalla forma migliore. Il Milan non si arrende, prova a riaprire la partita e ci riesce con un tiro da lontano di Ambrosini che un paio di deviazioni di difensori bianconeri rendono imparabile. I rossoneri, rinfrancati e incoraggiati dalla prospettiva di poter pareggiare una partita che sembrava irrimediabilmente persa, mettono sotto la Juve e spingono sull'acceleratore ma la mazzata definitiva viene dall'espulsione di Zambrotta, che viene ammonito per la seconda volta da Rizzoli per un'entrata in ritardo sullo scatenato De Ceglie. Ancelotti tarda a sistemare la difesa, perchè il Milan è in svantaggio e c'è l'esigenza e la volontà di attaccare e provare coraggiosamente a fare l'impresa, seppur in inferiorità numerica. La scelta si rivela un pericoloso boomerang, perchè la Juventus trova praterie invitanti nella metà campo rossonera, Sissoko e Amauri vi s'infilano e il brasiliano realizza la doppietta personale e il quarto gol bianconero che chiude definitivamente la partita. L'ingresso in campo di Antonini al posto di Ambrosini è tardivo e scatenerà le ire dei detrattori di Ancelotti, ma per una volta l'allenatore rossonero ha provato ad essere coraggioso e a tentare il tutto per tutto, anche se apparentemente ha sbagliato (in fondo in quel momento non aveva senso difendere una sconfitta); sembra tardivo anche l'ingresso di Inzaghi al posto di Pato (si poteva inserire Pippo invece di Sheva ad inizio ripresa) ed è suo uno dei pochi spunti pericolosi del Milan (colpo di testa da buona posizione ma innocuo) in un finale in cui la Juve rischia di dilagare, soprattutto quando Del Piero colpisce il palo. Il fischio finale di Rizzoli lascia impietriti e sbigottiti i tifosi rossoneri sugli spalti e davanti ai televisori, perchè sancisce una sconfitta netta ed inequivocabile e, forse, anche la fine dei sogni scudetto del Milan.
L'analisi della partita è facile e scontata: il ritmo e la forza fisica della Juventus hanno demolito un Milan con orgoglio e qualità ma senza una condizione fisica accettabile e con poca continuità nel gioco. Negli spezzoni di partita in cui i rossoneri hanno giocato come sanno, la Juventus è andata in difficoltà e si può anche dire che il risultato sia un po' bugiardo, perchè il Milan ha meritato di perdere ma il passivo è pesante. La gara è stata intensa e spettacolare, ma non certo a senso unico e, purtroppo, la differenza l'hanno fatta la qualità delle rispettive difese: solida quella della Juve, nonostante l'assenza di Legrottaglie, impresentabile quella rossonera in cui i problemi sulle palle alte rischiano di diventare un autentico incubo; anche a centrocampo si è notata la differenza di velocità e intensità, ma in questo reparto il Milan ha le maggiori attenuanti: mancava il leader emotivo della squadra, l'elemento che corre per tutti e lotta su ogni pallone (Gattuso, ma bisognerà farci l'abitudine...) ed è venuto a mancare anche il suo sostituto, Flamini, lasciando Ancelotti senza alternative e con tre giocatori a disposizione che non erano certo all'apice della loro condizione atletica. Purtroppo la delusione è tanta, soprattutto ripensando ai proclami estivi ("Il primo obiettivo è lo scudetto", "Ancelotti ha a disposizione una rosa straordinaria frutto di una campagna acquisti imponente") e invernali ("Entro Natale vogliamo avvicinarci all'Inter"); la realtà sembra sconfessare tanto ottimismo e i giudizi sul valore di una rosa con poche valide alternative in difesa e a centrocampo, perchè quando si incontrano squadre toste e forti come la Juventus, tutti questi limiti vengono a galla, mentre la squadra affonda e non certo per colpa della pioggia. Il mercato di gennaio è alle porte ma la prospettive non sono rosee: arriverà Beckam (fino a marzo) ed è già stato preso Thiago Silva (ma non potrà giocare fino alla prossima stagione perchè i posti da extracomunitari sono stati occupati dai fondamentali Shevchenko e Viudez!) quindi, come al solito, ci sentiremo dire che per il momento va bene così, soprattutto se il popolo rossonero si esalterà per l'arrivo dello Spice Boy e darà ancora credito alle operazioni di mercato "mediatiche" della società rossonera. La realtà dice che, purtroppo, la vetta della classifica è lontana e irraggiungibile, quindi se volete un consiglio, tirate fuori il binocolo già usato nelle ultime due stagioni per riuscire a vedere ancora l'Inter ormai in fuga; questa è la triste realtà di una squadra che un anno fa saliva sul tetto del mondo e ora sprofonda davanti ad una rivale storica, in una domenica piovosa e grigia come il nostro umore.


