INCHIESTA MN - Milan e borsa, conta anche la preparazione
Matteo Chiamenti
Molto spesso, discutendo delle opportunità per un club calcistico (come ad esempio il Milan) di quotarsi o meno in borsa, si è soliti pensare che, data la ben nota presenza del rosso di bilancio, l’investimento calcistico sia una sorta di specchio per le allodole, inutile per il risparmiatore quanto per la società. Tuttavia, come potete notare dalle tabelle sottostanti, investire in borsa attraverso il calcio è un’opportunità, seppur irta di incognite. Occorre però che venga identificato un primo elemento di comprensione dello scenario, ovvero la definizione delle interrelazioni tra l’andamento sportivo e quello borsistico. La redazione di Milanews ha quindi provato ad analizzare le variazioni del corso azionario relativo alle realtà quotate italiane, rapportare ai corrispondenti risultati sportivi, il tutto all’interno del ristretto arco delle prime cinque giornate di campionato. Ebbene, stando ai movimenti analizzati, sembrerebbe proprio vera la dipendenza del prezzo di borsa dalla casistica calcistico; come mostrano i risultati valgono i binomi successo (in merito alle aspettative)-rialzo e flop (in merito alle aspettative)-ribasso, specialmente nell’ottica dell’investimento giornaliero (tecnicamente detto intraday).
Quando invece spostiamo ampliamo l’arco di analisi, ad esempio osservando l’andamento del titolo a partire da fine agosto, le valutazioni di merito si modificano; la base relativa alle prestazioni calcistiche sembra rimanere, tuttavia entrano in gioco nuovi elementi nell’ambito della valorizzazione (si pensi alle recente campagna acquisti di Rossella Sensi, con il “regalo” Borriello). Ma, come abbiamo visto, un occhio ai risultati prima di comprare un titolo di certo non guasta. Insomma buona parte della motivazione che spinge poche società a quotarsi deriva per lo più dalla certezza che solo una parte del pubblico italiano sarebbe capace di percepirne l’opportunità, come ci conferma un analista “Sappiamo bene che molti big del calcio non si sono quotati.
Se pensiamo al Milan, penso che buona parte del motivo, oltre alla scelta strategica di mantenere il controllo dell’azionariato, derivi dalla poca maturità del mercato italiano. In sostanza sono convinto che se il Milan si trovasse di fronte a dei risparmiatori capaci di valutare positivamente il trading su un titolo calcistico, ovvero gestendolo in un ottica di sfruttamento dei movimenti settimanali, non disdegnerebbe l’ipotesi di quotarsi, data la maggior possibilità di raccolta fondi che questa determinerebbe. Non è infatti un caso che tempo fa Galliani abbia pensato a una possibile quotazione all’estero per il club. Un contesto dove è presente una cultura borsistica nettamente superiore”.

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