La metafisica dello schema di gioco
Gaia Brunelli
Il dubbio è sempre quello: chi deve stare più vicino alla porta. Siccome è impossibile che possano starci tutti, come, invece, tanto piacerebbe al Presidente Berlusconi, la scelta va confinata tra cinque protagonisti. Uno è l’indiscusso re del gol, Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese dal cuore glaciale, capace di giurare amore eterno e poi di baciare una maglia diversa il giorno dopo. Lui non cambierà. Neanche al Milan. Inutile aspettarsi l’attaccamento, la fedeltà o il giuramento che sia per sempre. Ibrahimovic, Zlatan Ibrahimovic è lo 007 del gol. E’ stato reclutato per una missione: segnare. Senza distrazioni. E’ vero che, poi, come nei migliori cliché subentra la bella donna che lo fa innamorare, ma qui è un’altra storia. E l’importante è che sia un happy end per i colori rossoneri. Finora Ibra di garanzie ne ha date eccome. Ora tocca a Pato. Allegri ha detto che farlo giocare più vicino alla porta, potrà essere un aiuto soprattutto psicologico per il brasiliano. Fatto sta che l’anno scorso tutta l’attenzione era proiettata sul Papero: sia Borriello sia Ronaldinho avrebbero dovuto agevolare il definitivo lancio della sua carriera. Invece, una serie di infortuni lo hanno relegato in infermeria. Quest’anno è costretto al ruolo di Robin con Batman-Zlatan a guidarlo. Forse, però, vista la tenera età, è meglio che le responsabilità se le prenda qualcun altro.
Qualcuno più esperto e, probabilmente, più cattivo. Calcisticamente parlando. Infine c’è l’enigma del ruolo di Ronaldinho. Largo a sinistra rende perché ha più campo per provare a puntare l’uomo. Dietro alle due punte, tocca meno palloni, ma quelli che gioca, portano quasi sempre l’attaccante davanti alla porta. Nella gara contro il Parma, come se stesse bevendo un caffè, il Gaucho ha messo prima Ibrahimovic e poi Robinho davanti a Mirante. Due di queste giocate a partita (magari con una maggiore freddezza delle punte) potrebbero valere, in serie, i tre punti, il prezzo del biglietto e l’alto ingaggio del Dinho. In realtà il problema del brasiliano più sorridente del mondo (a pari merito con Cafu) non sono gli assist, ma i gol. In questa stagione Ronaldinho è ancora a secco e un sistema di gioco che lo vede dietro alle due punte potrebbe non consentirgli di trovare gli stessi spazi che, invece, si era ritagliato sulla sinistra. Poi c’è Robinho, forse il più indisciplinato a livello tattico. Si muove come una scheggia impazzita e nella sua testa predomina ancora l’istinto sulla ragione. Spesso è un bene, ma nel calcio moderno potrebbe alla lunga diventare un limite. Si è già dimostrato prezioso, durante l’assenza di Pato. Un gol potrebbe dargli un po’ di fiducia in più. Infine non va dimenticato Clarence Seedorf. Contro l’Ajax in Champions League ha giocato da trequartista. Risultato: Robinho solo davanti a Stekelenburg e assist a Ibra per l’uno a uno. Serve altro? L’unico “svantaggio” dell’olandese è che, a differenza degli altri, la sua enorme duttilità calcistica lo porta a essere utilizzato anche a centrocampo…


