Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / milan / Editoriale
Bonaventura deve rimanere. Un Milan straniero, in campo e fuori, non va lontano senza lo zoccolo duro italianoTUTTOmercatoWEB
martedì 14 aprile 2020, 00:00Editoriale
di Alberto Cerruti
per Milannews.it

Bonaventura deve rimanere. Un Milan straniero, in campo e fuori, non va lontano senza lo zoccolo duro italiano

Il Milan è stato fondato da un inglese, Herbert Kilpin, e per questo si chiama Milan invece che Milano. E non c’è bisogno di sottolineare che le imprese più belle dei rossoneri sono state firmate da grandi stranieri. Dal leggendario trio svedese Gre-No-Li, ovvero Gren, Nordahl, Liedholm, al non meno leggendario trio olandese composto da Gullit, Van Basten e Rijkard, per non parlare dei brasiliani Altafini e Kakà in tempi diversi, o degli ultimi grandissimi Shevchenko e Ibrahimovic. Tutti, però, hanno giocato e vinto in tanti Milan che avevano il cosiddetto zoccolo duro italiano. Ricordare, per credere, i vari Cesare Maldini, Trapattoni, Rivera, Baresi, Paolo Maldini, Donadoni, Ancelotti, fino ai penultimi Nesta, Gattuso, Pirlo e Inzaghi, tra l’altro campioni del mondo. Con l’aggiunta di allenatori italianissimi, dal grande Nereo Rocco il tecnico rossonero più vincente con ben dieci titoli, a Sacchi, Capello, Ancelotti, tutti con presidenti italianissimi alle spalle, da Rizzoli a Carraro, fino a Berlusconi. Nel futuro del Milan, invece, oltre alla proprietà del fondo Elliott ci sarà un management interamente straniero, da Gazidis in giù, con il sempre più probabile arrivo del tedesco Rangnick sulla panchina. Ma siccome poi in campo vanno i giocatori, fa riflettere, o peggio preoccupare, il fatto che il nuovo Milan sarà sempre meno italiano. Dopo i sei acquisti stranieri dell’estate scorsa (Duarte, Hernandez, Bennacer, Krunic, Leao e Rebic) a gennaio sono arrivati altri quattro stranieri: Ibrahimovic, Kjaer, Begovic e l’impronunciabile Saelemaekers, mentre sono partiti gli italiani Borini e Caldara. Il pericoloso processo di “demilanizzazione”, opportunamente sottolineato da Boban, sta per proseguire con l’ormai certa rinuncia a Bonaventura, a fine contratto e quindi da non confermare per risparmiare sul suo ingaggio.

Bonaventura, 31 anni il prossimo 22 agosto, non è però né vecchio, né usurato atleticamente. Lui, che fino a un anno fa è stato in lizza con Romagnoli per diventare il nuovo capitano del Milan dopo il mordi e fuggi di Bonucci, al contrario dei tanti stranieri in arrivo, sa che cosa vuole dire giocare nel Milan e siccome è uno dei pochi giocatori nell’organico dotato di qualità sarebbe un doppio errore lasciarlo andare al Torino o in qualsiasi altra squadra. Un errore ancora più grave se, come pare, partirà Donnarumma e così Romagnoli rimarrà l’unico titolare italiano sicuro. Troppo poco per trasmettere il senso di appartenenza, fondamentale in qualsiasi società. Perché Gullit e Van Basten avevano capito da Baresi e Maldini che cosa era il Milan, come Dybala e Ronaldo hanno capito da Buffon, Bonucci, Chiellini e Barzagli che cosa è la Juventus. Mai come adesso, quindi, visto che c’è una proprietà straniera, sarebbe fondamentale avere una base italiana in campo e ancora di più nello spogliatoio. Perché è vero che l’ultima Champions vinta da un club italiano è quella di dieci anni fa dell’Inter, che in campo aveva undici stranieri e in panchina il portoghese Mourinho. Ma si trattò della classica eccezione che conferma la regola. Anche perché il presidente era Massimo Moratti, sulle cui origini milanesi e interiste è impossibile dubitare. Per non parlare della sua passione, termine ormai sconosciuto nel nuovo dizionario di lingua rossonera, che mai come stavolta fa rima con straniera.

Altre notizie