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Singer, Gazidis e Maldini in videochat. Come Billy, Ambro, Kala, Filippo, Borrie, Max, Deme: per noi e per la gente. E Malagò ha ragioneTUTTOmercatoWEB
venerdì 17 aprile 2020, 00:00Editoriale
di Luca Serafini
per Milannews.it

Singer, Gazidis e Maldini in videochat. Come Billy, Ambro, Kala, Filippo, Borrie, Max, Deme: per noi e per la gente. E Malagò ha ragione

In queste settimane di vuoto materiale, zeppe soltanto di pensieri e angoscia, è molto difficile scrivere pensando di interessare la gente. Sia che si parli della pandemia, sia che si parli d'altro come sto per fare. Con pudore, penso che distrarsi possa servire a qualcuno. E quando parlo di calcio, in particolare del Milan, a Sportitalia o a 7Gold o su qualche radio, ripeto la stessa cosa: penso che, il giorno in cui responsabilmente si potrà ricominciare, la società debba avere molto ben chiaro il cammino. 

Ad oggi sono state troppe le contraddizioni e gli addii per pensare a una condotta comune: se ne sono andati, tutti di pessimo umore, Leonardo, Gattuso e Boban. Mentre Maldini si interroga. Perché questa falcidia? Credo sia evidente l'esistenza di un problema grave di comunicazione interna, di una comunione di intenti condivisa e rispettata. La mia ricetta è che la proprietà e la dirigenza rossonera non aspettino la fine di questa apocalisse per sedersi a un tavolo: usino quelle videochat che tanto vanno di moda per riempire tempo, spazio e sentimenti. L'unico strumento che oggi abbiamo per parlarci riuscendo a guardarci. Traccino e definiscano con rigore ruoli, mansioni e obiettivi. Mi piacerebbe che, alla fine, postassero una foto in cui la famiglia Singer, Ivan Gazidis e Paolo Maldini apparissero in conversazione. Semplicemente annunciando: "Abbiamo parlato del Milan presente e futuro". E' quello che i tifosi aspettano, senza che sia un sogno. 

Sulla questione calcio e calendari, sto tutta la vita con il presidente del CONI: penso e scrivo da un mese le stesse cose di Malagò, ne siete testimoni. Fifa, UEFA, governi, federazioni, leghe dovrebbero chiudersi a oltranza (in una videochat) e uscire con un protocollo comune. Che significa linee da seguire, ciascuno secondo la propria realtà e le proprie rinunce. Sì, rinunce: per una volta, rinunce. 

Le videochat, a proposito. Ho avuta la conferma che si può distrarre la gente e regalarle un minimo di compagnia, quando (sfinito dalle insistenze di un mio grande amico) ho ceduto e realizzato la mia prima diretta social (Instagram) con Billy Costacurta, per me una specie di fratello da ormai 30 anni. Durante la chiacchierata, Billy si è messo a nudo con una naturalezza sorprendente parlando di sé, della religione, della famiglia, di questa apocalisse muta che il mondo sta vivendo. Siamo stati insieme quasi trequarti d'ora e ho scoperto che la maggior parte delle persone che ci avevano seguiti, era rimasta piacevolmente sorpresa dai toni e dai contenuti. Ho deciso di proseguire con gli amici che hanno vissuto il Milan o - come Gianmarco Tognazzi - ce l'hanno nel sangue. Mi sono commosso con Kaladze in tuta gialla, durante la sanificazione per le vie della sua amata Tbilisi, città di cui è sindaco. Mi sono emozionato grazie ad Ambrosini che ha raccontato di come si rapporta ai figli in questa sopravvivenza claustrofobica. Proseguirò nei prossimi giorni con Filippo Galli, Borriello, Oddo, Albertini e anche qualche amico, prima che personaggio, come Ciccio Valenti, Max Brigante, Matteo Branciamore e Martina Colombari. Lo faccio per stare un po' con loro, ma con la presunzione di riuscire - nel mio piccolo - a fare un po' di compagnia ai follower: non mi è mai importato del loro numero (non posto mai selfie, pranzi, animali o fatti privati), mi interessa molto invece che stiano bene con me e con questi amici, cercando di farli apparire più vicini a quello che siamo tutti: soli, spaventati, dubbiosi sul futuro. Senza perdere né il sorriso né l'ottimismo.

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