Rinnovare a Ibra e Donnarumma ma non a Calhanoglu. Meglio trattare subito il riscatto di Brahim Diaz al suo posto
Ibrahimovic non scherza, né in campo con le sue prodezze, né fuori con le sue parole. E allora attenzione perché domenica, dopo aver regalato la spettacolare rovesciata del 2-1 contro l’Udinese, ha detto che se Maldini non gli rinnova il contratto per il prossimo anno, smette di giocare. Ovviamente non subito, anche se sarebbe capace di farlo, ma alla fine di questa stagione in cui sogna di portare il Milan allo scudetto, come quando arrivò dieci anni fa e con la stessa maglia numero 11 fu decisivo per l’ultimo scudetto con Allegri in panchina e la coppia Berlusconi-Galliani al comando del club. Il campo e il tempo, che non mentono mai, hanno dimostrato che Ibra è un fenomeno non soltanto per i suoi 39 anni, ma per quello che fa in campo e fuori, per lui, per i compagni e quindi per la squadra. Trattare subito il suo rinnovo, quindi, non sarebbe prematuro e a maggio ragione non lo è per il contatto di Donnarumma, persino più importante di quello di Ibra, vista la diversa età. Aspettare serve quando si deve vendere, non quando si deve acquistare, come ha insegnato Galliani che nel gennaio del 1987 fece fare a Gullit le visite mediche in gran segreto a Milano, quando giocava ancora nel Psv Eindhoven, prima di formalizzare il suo acquisto nel mercato estivo. Lasciar passare il tempo in questo caso sarebbe rischioso, perché per motivi diversi Ibra e Gigio hanno dimostrato di essere le colonne indispensabili per il Milan di oggi e di domani. Diverso, anzi molto diverso è il caso di Calhanoglu che improvvisamente ha rialzato la testa in campo, anche se a Udine è tornato quello dei primi tempi oscuri, e indirettamente fuori, visto che il suo procuratore ha chiesto di rinnovare a cifre pazzesche che non stiamo nemmeno a ripetere.
Calhanoglu è un buon giocatore, ma non è un campione e soprattutto non è decisivo per cui al Milan conviene monetizzare adesso la sua crescita, evitando di alzargli l’ingaggio come se fosse Ibra. Anche perché nel frattempo Brahim Diaz, ventunenne spagnolo di Malaga, ha già dimostrato di poter prendere il suo posto come trequartista. Veloce, sempre pronto a giocare in profondità, in possesso di un gran tiro e di personalità, la caratteristica dei campioni, Diaz però è arrivato soltanto in prestito dal Real Madrid, che aveva speso 17 milioni per prenderlo dal Manchester City nel 2019. Ecco perché la sua crescita nel Milan è seguita con attenzione a Madrid. Più passa il tempo e più diventa difficile, quindi, trasformare il prestito in acquisto. Bisogna muoversi, come nel caso di Donnarumma e Ibra, anzi ancora più in fretta proprio perché il cartellino di Diaz è del Real Madrid. Altrimenti il rischio è quello di arrivare a fine anno, a prescindere dal piazzamento della squadra, avendo valorizzato un giocatore per gli altri, che così tornerebbe da dove è arrivato. E in questo caso al danno sportivo si aggiungerebbe la beffa.


