I nuovi compiti di Gattuso. Gol in più e “stanare” Li
Franco Ordine
È inutile avventurarsi nelle analisi tecniche del prossimo Milan a pochi giorni dal raduno. È inutile perché i tre arrivi a parametro zero (Reina, Strinic e Halilovic) non sono di grande richiamo per il popolo dei tifosi (attenti al talento croato che viene definito da qualche osservatore un prospetto molto interessante) e perché il quadro finale del team deve passare di sicuro attraverso una o due cessioni eccellenti (qualcuna scontata, qualcuna no) per poter finanziare il resto del mercato in ottemperanza alle regole rigide del FFP. Allora se il Milan della stagione che verrà non è al momento giudicabile e le vicende societarie sono ricoperte da una nube tossica, l’unica strada percorribile è quella che porta a casa di Rino Gattuso. Il tecnico calabrese è stato la scoperta positiva del secondo semestre rossonero. Ha in parte riabilitato le scelte di Mirabelli sul mercato e riscattato la propria immagine resa sbiadita da qualche esperienza (Pisa) non proprio esaltante. Al netto del riconoscimento di un ottimo lavoro restano alcune sbavature da eliminare e che riguardano la produzione di gol sufficiente a far salire di quota la squadra in classifica, qualche ricambio utile per il centrocampo (e in particolare per Kessiè) e una scelta decisa tra i due sistemi di gioco praticati nel passato e quindi una definizione migliore del ruolo da affidare a Calhanoglu.
Questi sono i compiti da affidare al tecnico. Ma insieme a questi di natura esclusivamente calcistica, ci sono altre responsabilità che risiedono sulle spalle del nostro. Per il credito riscosso presso la platea dei tifosi milanisti, per la semplice osservazione che rappresenta una delle poche certezze del futuro torneo, Gattuso può diventare il grimaldello per aprire la scatola del riserbo di Yohghong Li e farlo uscire allo scoperto. Non è possibile, non è pensabile, non è utile che il presidente nonché unico azionista del club sia in ogni occasione inghiottito da un cono d’ombra e non senta il bisogno, nemmeno in circostanze come il raduno, di uscire allo scoperto e di far conoscere il suo pensiero e i suoi piani se non per il futuro almeno per i prossimi mesi. È vero che venerdì è il giorno-chiave della vicenda Milan-Elliott ma superato quell’appuntamento ci sarà bisogno comunque di un intervento, di uno straccio di parola. Se il cinese non ha dato ascolto a Fassone, forse l’unico che può alzare la voce minacciando gesti clamorosi può essere proprio Rino in nome del suo milanismo noto e per conto dei tanti tifosi rossoneri che si schiererebbero dalla sua parte.


