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Yonghong Li, Commisso, Elliott, Fassone e Mirabelli: ce n'è per tutti. E il meglio deve ancora venire

autore
Fabrizio Tomasello
per Milannews.it
domenica 8 luglio 2018, 00:00Editoriale
autore Fabrizio Tomasello
08.07.2018 00:00Editoriale
Stefano Montesi
Stefano Montesi

Inutile girarci attorno, in questa scombiccherata vicenda societaria dell’Ac Milan qualcosa non quadra. Più di qualcosa. Nella giornata di venerdì abbiamo assistito all’ultima puntata - per ora - di questo psicodramma a tinte rossonere che ha visto tutti i tifosi milanisti con l’orologio sotto il naso ad aspettare la mezzanotte e la fatidica deadline per la restituzione dei 32 milioni di euro da Yonghong Li a Elliott. Anche stavolta, come nel precedente appuntamento di due settimane fa, il proprietario del Milan non ha rispettato la scadenza del pagamento, costringendo il fondo americano ad anticipare la somma per quel famoso aumento di capitale.
Lecito ipotizzare a questo punto uno stravolgimento societario in tempi strettissimi. C’è chi è pronto a giurare che la Project RedBlack, il veicolo di controllo di Elliott, già da mezzanotte e un minuto di sabato abbia avviato la procedura per l’escussione del pegno nei confronti di Yonghong Li dopo la certificata rottura del covenant in questione. Ma c’è anche chi ha tirato in ballo logiche di fusi orari differenti, di banche asiatiche chiuse prima e di possibile arrivo dei famigerati 32 milioni sui conti di Elliott nella giornata di lunedì. O addirittura l'ipotesi di un accordo con un fantomatico mister X che da qui alle prossime 48 ore sarebbe pronto a mettere 415 milioni di euro per consentire all'ancora per poco proprietario del Milan di saldare il suo debito con Elliott.

Con la conseguente domanda: sarà disposto Paul Singer ad accettare quanto dovuto anche in leggera differita rispetto ai tempi previsti? E se la risposta dell’hedge fund americano fosse un robusto e fragoroso no sbattuto in faccia a mister “gambler” Li, cosa sarà del povero vecchio Milan, sballottato qua e là da una mano cinese ad un’altra americana, nemmeno si trattasse di un oggetto di modernariato da collezionare?
E qui la questione si fa più complessa, perchè in caso di escussione - il termine più usato dai tributaristi e dai tifosi rossoneri - del pegno e quindi di passaggio del club di via Aldo Rossi nelle mani di Elliott, sarebbe interessante capire quali potrebbero essere i piani di Singer, almeno nel breve-medio periodo (investimenti per tenere alto il valore della rosa oppure dismissione), visto che nel lungo periodo è logico attenderci una cessione del Milan ad un nuovo proprietario.

Giusto un paio di considerazioni aggiuntive sul ruolo che stanno assumendo negli ultimi giorni quelli che fino a qualche mese fa si erano accreditati come gli orgogliosi promotori della rivoluzione rossonera, Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, sempre più a disagio nel loro ruolo di frontmen del club. L’ad in settimana si è reso protagonista di un confronto con i tifosi che si è rivelato irritante per la qualità delle risposte-non risposte impacchettate ai tifosi. Quel ritornello stucchevole del “io purtroppo non so nulla” è stato tanto urticante quanto inaccettabile per chi è stato advisor di Yonghong Li e attuale Ceo del club. Per non parlare di quelle uscite inopportune tipo “non importa chi mette i soldi, per me basta che siano in cassa”, frasi che poi arrivano quasi a giustificare il pugno duro dell’Uefa di fronte alla sconcertante reticenza dei vertici rossoneri. 
Almeno Mirabelli, quando è chiamato a parlare del futuro del Milan, si trincera dietro il nulla cosmico di certe dichiarazioni sul mercato a costo zero o sulla possibilità di restare così. Ovviamente con la speranza che nessuno si accorga della differente baldanza esibita orgogliosamente non più di qualche settimana fa quando annunciava almeno tre colpi sensazionali per riportare la squadra a lottare per i più ambiziosi traguardi.

Resta sul piatto la classica domanda delle cento pistole: ha senso ipotizzare che Yonghong Li finisca per perdere tutto il suo (o di chi l’ha finanziato finora) investimento di oltre 500 milioni per un misero assegnuccio da 32? Specie in considerazione del fatto che in mancanza di questi ultimi spicci sarebbe bastato accettare l’offerta di Commisso (a questo punto sarebbe il caso di farsi qualche domanda pure sull’imprenditore italo-americano e sulla sua proposta d’acquisto) che comunque gli avrebbe lasciato un 30% del pacchetto azionario del Milan oltre alla possibilità di commercializzare il marchio in Asia.
La sensazione è che si sia molto lontani dal mettere la parola fine allo psicodramma Milan e, qualora Yonghong Li decidesse decidesse di aprire un contenzioso con Elliott, non è escluso un doloroso fuori programma nelle aule di un tribunale.
The best is yet to come, amici rossoneri: il meglio deve ancora arrivare.

per Milannews.it

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