Il Milan lo sogna, lui sogna altro
Matteo Calcagni
Il Milan lo sogna, o forse lo sognava. Parliamo di Zlatan Ibrahimovic, ad un passo dall'accasarsi in rossonero nell'estate 2006, poi strappato al photofinish dall'Inter, mentre il Diavolo era impegnato nel preliminare di Champions contro lo Stella Rossa. La storia, tuttavia, è tornata alla ribalta quest'estate, con lo svedese più volte accostato ai colori rossoneri, considerando l'abbondanza di "punteros" in terra catalana e il feeling, mai esaltante, con l'ambiente blaugrana. Ibra-Milan hanno spesso titolato i giornali, dimenticandosi però dell'insormontabile ingaggio dello svedese, decisamente non in linea con gli standard societari. Un eventuale approdo in prestito, considerando anche il costo sostenuto dal Barcellona di Laporta per strappare l'attaccante all'Inter, non sembra un'ipotesi percorribile: anche se, nel calciomercato, non bisogna dare nulla per scontato.
Il trofeo Gamper tra rossoneri e blaugrana, fissato per il 25 agosto al Camp Nou, potrebbe rappresentare una data importante per muovere passi importanti verso il ventottenne ex nerazzurro, come riporta da settimane il giornale El Mundo Deportivo. Il Milan, tuttavia, non sembra essere in cima alla lista dei desideri del centravanti che, in una recente intervista, ha confermato di voler rimanere in Catalogna, strizzando l'occhio, tuttavia, alla Premier League. Per concludere il riquadro non possono non essere citate le parole di Berlusconi che, alla conferenza stampa di presentazione al raduno, ha "bocciato" il possibile approdo dell'asso svedese, ritenendolo non idoneo allo spogliatoio milanista. Infine, tenendo conto anche della regola "aurea" di Adriano Galliani (parte un big, arriva un big), non sembrano essere previste cessioni nel reparto offensivo rossonero: Dinho, indicato come partente per quasi due mesi, rimarrà in rossonero e, allo stesso modo, dovrebbe restare anche Klaas-Jan Huntelaar che, in una miriade di interviste, ha sempre ribadito di voler rimanere in rossonero nonostante la concorrenza. Ibra-Milan, dunque, sembra un matrimonio che, in termini manzoniani, non "s'avrebbe da fare".


