Robinho, lattaccante che manca
Matteo Chiamenti
Attaccante esterno? Troppo semplice. Fantasista? Non proprio. Lui è Robinho, all’anagrafe Robson de Souza. Per lui si mosse addirittura “o Rei” Pelè, che lo volle al Santos a soli 15 anni. Una preferenza, quella per Robinho, che non può non nascere dalla sua polivalenza tattica, in un attacco dove i ruoli sembrano ormai ben definiti (Dinho fantasista, Pato seconda punta, Ibra centravanti).
In brasile lo chiamavano “Rei do drible”, soprannome che identifica appieno la sua capacità innata di lasciare a terra i difensori avversari e lanciare in cielo le fantasie dei tifosi. Corsa, tecnica e samba, sono queste le doti principali di un giocatore capace di svariare su tutto il fronte d’attacco, con una dote rispettabile di 93 gol su 247 presenze in carriera (un discreto fiuto per il gol con una media di 0,37 gol a partita, se si pensa che il centravanti Borriello ha fatto 57 gol il 203 presenze, con una media di 0,28 gol per match). Unica pecca, un caratterino piuttosto vivace (indi attenzione a possibili uscite in zona Latinoamericando e co.), ma su quest’aspetto il Milan, probabile destinazione futura, ha dimostrato di saperci fare. Insomma, un attaccante tutto fantasia pronto a rilanciare appieno le ambizioni sopite di via Turati.


