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Milan, fai attenzione: per tutti hai già vinto ma sarà il campo a parlare...

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Salvatore Trovato
per Milannews.it
sabato 4 settembre 2010, 08:00Primo Piano
autore Salvatore Trovato
04.09.2010 08:00Primo Piano
Umiltà e concentrazione: un'eccesiva esaltazione, infatti, potrebbe risultare, a conti fatti, nociva.
Alberto Mariani
Alberto Mariani

Ibrahimovic, Robinho, Pato, Ronaldinho. Per la critica non ci sono più dubbi: il Milan è la squadra da battere in Italia e tra le favorite per la vittoria finale in Champions. In soldoni, il dream team rossonero non ha altra scelta: il successo, costi quel che costi. Gli addetti ai lavori si sono già sbilanciati, dunque: Allegri ha tra le mani una squadra da urlo, per certi versi quasi imbattibile, pronta a regalare spettacolo, gol e... trofei. Il mercato, del resto, ha già espresso il suo verdetto: gli ultimi due colpi (Ibra e Binho), uniti agli acquisti di Boateng, Amelia, Papastathopoulos, Yepes e Montelongo, fanno del diavolo il re indiscusso di questa pazza estate. Il calcio, però, bisogna ricordarlo, in passato ha già impartito severe lezioni: la linea tra una pronosticata vittoria e un fallimento inatteso, infatti, è davvero sottile. Guardiamo in casa rossonera, ad esempio, all'annata di (dis)grazia 1997-1998: Milan ponto ad incantare, con l'arrivo del giovane Kluivert ad impreziosire una campagna acquisti di spessore. Risultato: decimo posto in campionato, profonda delusione e premio "flop d'oro" alla punta olandese, già con le valigie in mano al termine della sua prima ed unica esperienza a Milanello. Basta tornare indietro di pochi anni, poi, per trovare un Milan sulla carta stratosferico ma che - ahinoi - terminò la stagione con molti rimpianti e nessuna soddisfazione: siamo nell'estate del 2004, i rossoneri di Ancelotti, campioni d'Italia, incrementano il gap con le altre grazie agli arrivi di Hernan Crespo e Jaap Stam.

Tutto pronto per il grande slam: alla fine, invece, arrivarono due misere medaglie d'argento, con la disfatta di Istanbul ad ingigantire la frustrazione. Con la mente torniamo alla passata stagione, puntando gli occhi, però, verso la Spagna, per la precisione, verso Madrid, sponda Galacticos: Florentino Perez, passo dopo passo, milione dopo milione, modellò la sua squadra dei sogni, piena di campioni, da Cristiano Ronaldo a Benzema e Xabi Alonso, passando per Ricardo Kakà. Fu una disfatta epocale: tutti a casa con le pive nel sacco, senza se e senza ma. Umiltà e concentrazione, dunque: il Milan di Allegri dovrà solo seguire la propria strada, senza lasciarsi condizionare da voci esterne, da squilli di tromba e da tappeti più o meno rossi. Sarà il campo a parlare, tutto il resto appartiene alla futile categoria delle chiacchiere, pronostici da bar di scarsa importanza. Meglio una voce fuori dal coro, quindi, che sproni tutti, che avverta i più esaltati, prima di svegliarsi un giorno, ancora una volta, con zeru tituli. Cadere in questa facile trappola, d'altronde, è un gioco da ragazzi. E la sfiga non c'entra: il calcio, appunto, insegna...
 

per Milannews.it

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