Un Milan-Napoli dal sapore antico. Vincere per dare un segnale agli altri ma soprattutto a se stessi
Andrea Distaso
Ero bambino quando nasceva il Milan di Berlusconi, Galliani e Sacchi, dei Baresi, Tassotti, Maldini e dei tre olandesi. Ero un bambino quando nacque il dualismo Milan-Napoli per la lotta al vertice del campionato italiano, il duello Gullit-Maradona e Van Basten-Maradona poi, con il rientro in campo del Cigno di Utrecht. Erano gli anni '80, nel frattempo di cose ne sono successe in quantità industriale e molto è cambiato da allora. Il Diavolo si è mantenuto quasi sempre sulla cresta dell'onda, aprendo diversi cicli vincenti e portando a casa una miriade di trofei, a Napoli, dopo la partenza di Diego, i tempi si sono fatti sempre più difficili. Fino all'onta del fallimento e alla ripartenza dalla Serie C. Ma ecco che, come avvenne per i colori rossoneri prima dell'avvento di Berlusconi (in quel caso la bancarotta fu evitata per miracolo), i partenopei sono stati capaci di risorgere dalle proprie ceneri e riproporsi ai vertici dopo anni di patimenti.
Certo, la grandissima differenza è che l'irruzione di De Laurentiis nel nostro calcio non è stata devastante e rivoluzionaria, anche e soprattutto a livello economico, come quella del patron milanista; il noto produttore cinematografico ha investito su una serie di giovani talenti a basso costo, che avessero voglia di emergere e ritagliarsi uno spazio importante in una realtà complicata come quella della massima serie. E ci è riuscito, con una serie di investimenti azzeccati (non solo i vari Hamsik, Cavani e Lavezzi) e di scelte che talvolta hanno generato del dibattito prima di rivelarsi azzeccate. Penso all'allontanamento di un direttore sportivo capace come Pierpaolo Marino e di un allenatore emergente come Roberto Donadoni. E ai conseguenti arrivi di Riccardo Bigon e Walter Mazzarri, i veri artefici (in particolare quest'ultimo) della rinascita azzurra.
Tutto questo preambolo e questi elogi per riconoscere la forza dell'avversario che il Milan si troverà ad affrontare stasera, in un match che vale davvero molto nella lotta per il tricolore, in un momento particolare del campionato. Gli uomini di Allegri sono chiamati a dare una risposta, un segnale di autorevolezza a tutte le contendenti che, al momento, è venuto a mancare. Il Milan non ha solo stentato negli scontri diretti, ha pur sempre vinto un derby e ha sfatato il tabù San Paolo proprio nel match d'andata. Proprio in quella partita, si videro contemporaneamente tutti i pregi ed i difetti della capolista: irresistibile ed autoritaria nella prima ora di gioco, distratta e fragile negli ultimi 30' con il Napoli ridotto in dieci uomini. Dalla gara del “Meazza”, più che determinate scelte tattiche, mi attendo una prestazione da grande squadra, che confermi con i fatti di meritare la posizione che attualmente ricopre ed iniziare al meglio un ciclo di sfide che vedrà i nostri affrontare in trasferta Juventus e Palermo e il Bari in casa.
Uscire vincitori dalla supersfida col Napoli in maniera convincente darebbe ai rossoneri quella carica emotiva capace di infondere un nuovo entusiasmo, una ulteriore consapevolezza della propria forza. Per vedere più da vicino uno scudetto che manca da troppo tempo e cullare, nel contempo, il sogno della rimonta in Champions League nella tana del Tottenham.


