Un probabile e clamoroso ritorno: pregi e difetti del Kakà-bis
Pietro Mazzara
Ricardo Kakà al Milan potrebbe non essere un bluff di calciomercato. Il padre dell’ex “bimbo de oro” milanista, nella giornata di ieri, era presente a Milano ed ha assistito alla sfida tra i rossoneri ed il Napoli. Non era, però, la prima volta che Bosco Leite, colui che cura gli interessi di Kakà, si avvicinava o meglio, riavvicinava all’ambiente Milan e le dichiarazioni del posta gara sia sue che di Massimiliano Allegri aprono scenari impensabili fino a qualche giorno fa. Ricky a Madrid non sembra trovarsi bene e gli infortuni, tantissimi e sempre gravi, ne hanno minato l’inserimento nello scacchiere dei blancos sia con Pellegrini che con Mourinho. Una gran fetta dei tifosi rossoneri è ancora molto legata al ricordo delle gesta che l’ex numero 22 ha messo in mostra con la maglia milanista mentre altri hanno superato il “trauma” della separazione e si godono i nuovi acquisti. Ma quanto sarebbe utile un ritorno di Kakà? I pro e i contro, come in ogni situazione, ci sono e vanno analizzati. Partendo dai motivi a favore, oltre all’aspetto ambientale del tifo, il Milan aggiungerebbe un altro campione, del quale già conosce ogni minimo dettaglio, alla sua rosa e affiancherebbe a Pato un altro grande esempio di professionalità negli allenamenti e, soprattutto, il giocatore che più di tutti è cresciuto ed esploso con la maglia del Diavolo sulle spalle. Inoltre Kakà avrebbe una grandissima voglia di riscattarsi dopo i due anni bui passati in Castiglia.
I contro, però, sono di varia natura e non vanno assolutamente sottovalutati. In primis la valutazione che il Real Madrid fa del giocatore. Florentino Perez non ha mai nascosto il fatto di voler rientrare della cifra sborsata due estati fa per portare Kakà al Santiago Bernabeu ma, il Milan, non sembra essere disposto a svenarsi. Il secondo fattore è l’ingaggio pesantissimo che ha il brasiliano che dovrebbe accettare di abbassarselo dagli attuali 9 milioni netti a circa la metà. Anche il fattore tecnico-tattico non è da sottovalutare in quando il Milan abbonda di uomini di fantasia e di trequartisti. Infine il fattore ambientale. Nello spogliatoio rossonero alcune gerarchie sono cambiate e ci sono dei nuovi leader a dettare e a far rispettare le regole interne alla squadra e lui, come logico, dovrebbe riadattarsi al nuovo organigramma senza pretendere quel potere che poteva vantare negli ultimi anni a Milano.


