Ibrahimovic, Boateng e Pato: oscar ai protagonisti. E la statuetta dei gregari va a Jankulovski
Giulia Polloli
Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.
Questo, signori, è il Milan che speravo di vedere contro il Napoli. Questo il Milan che sa essere concreto e sfruttare le armi a disposizione senza colpo perire.
Iniziamo dalla prestazione di quello che ultimamente si potrebbe definire gregario: Jankulovski impiegato come terzino sinistro ha fatto ricordare gli anni del miglior Maldini. Perfetto in chiusura, preciso nel tackle, propositivo quel tanto che basta per poi lanciare i compagni avanzati verso la rete di De Sanctis.
Impagabile vedere la coppia centrale Nesta e Thiago Silva annientare completamente le incursioni di un Cavani disorientato (l’assenza del Pocho si è sentita, eccome) e di un Hamsik evanescente, con Mascara che si è “sciolto” letteralmente sotto la pioggia milanese facendo fatica a lasciare la sua impronta sulla partita.
Parliamo della pioggia e del campo: viscido, scivoloso, insomma da equilibristi. E il Milan ha fatto fatica tanto quanto il Napoli ad adeguarsi alla velocità della palla sull’erba bagnata, ai tacchetti che mal reggevano il terreno facendo esibire strambe scivolate a quasi tutti i contendenti.
Ma tutto questo non ha fermato il Milan che ritorna alla vittoria schiacciante nel suo stadio, gremito in ogni ordine di posto come l’occasione prevedeva.
E non sarà un caso se la tripletta segnata dal Milan coincide con una prestazione superba del ritrovato Pato.
Schierato (finalmente) dall’inizio il papero ha subito smesso le penne da brutto anatroccolo trasformandosi in cigno, duettando con Ibra, quasi cercato con maniacale costanza nel fraseggio avanzato, cercando e proponendo assist ai compagni, l’assist vincente per Boateng ed esibendosi in colpi da manuale come il gran gol siglato dopo la discesa libera in contropiede e scoccato nella zona più irraggiungibile per l’ottimo De Sanctis, una palla potente sotto la traversa a pochi centimetri dall’incrocio dei pali che fa tremare di gioia S.Siro. Pato è tornato (se mai se n’era andato!) e sorride, segna e guadagna la stima di Ibrahimovic che sul gol apre le braccia come se lui stesso avesse segnato per festeggiare il compagno.
E non sarà un caso se il Milan visto nella ripresa ha una marcia in più anche dopo l’ingresso dell’atteso Boateng. Una prestazione maiuscola la sua, che regala dinamismo alla manovra offensiva, che regala guerriglia a centrocampo a chi volesse provare timide incursioni verso l’area rossonera. E anche Emanuelson, per qualcuno presenza evanescente, è invece la conferma dell’acquisto azzeccato, tanto per cambiare, del buon Galliani. Duttile, preciso, con colpi tecnici da inserire nei manuali, come il dribbling difensivo comprensivo di caduta ai danni dell’attaccante azzurro di turno.
Un Milan che finalmente è tornato a ruggire, ad imporsi, a convalidare, se ancora qualcuno avesse dei dubbi, quel primato in classifica che proprio una sfida come quella contro il Napoli poteva mettere in discussione.
E vorrei spendere una parola anche sul lavoro certosino fatto da Abate.
Un pendolino sulla fascia destra, inarrestabile e preciso, il difensore cresce gara dopo gara, acquisisce sicurezza e personalità. Ci sarebbe voluto un tachimetro per calcolare i chilometri percorsi dal biondo difensore, per contare i contrasti e le discese verso la zona De Sanctis.
Insomma, nella partita di lunedì sera il Milan è riuscito a dimostrare di essere un meccanismo perfetto. Ma l’ultimo commento lo voglio dedicare a chi, di questa squadra, diventa sempre più l’emblema, l’anima, il cuore. Ivan Gennaro Gattuso, per tutti Rino, per i tifosi Ringhio. Ha pagato a caro prezzo l’aver perso la testa in Europa, ma accantonando la rabbia risulta sempre più determinante e fondamentale nel centrocampo rossonero. Vicino a Van Bommel e Flamini ha lottato come solo un leone sa fare, quasi a voler scrollare di dosso la sua stessa autocritica. Quando poi Gattuso indossa la fascia, lo fa con orgoglio. Il suo sguardo sembra non riuscire ad andare verso il cielo, la sua grinta e la sua caparbia determinazione nel migliorarsi sempre lo portano però in cima al firmamento rossonero.
Un uomo umile, un calciatore-gladiatore che in molti vorrebbero, ma che spero voglia e possa chiudere la sua parentesi di vita calcistica con cuciti addosso i colori rossoneri.
Il Milan ora può alzare lo sguardo alle altre mete ambite. Un Milan di questo spessore è ciò che serve per il ritorno contro il Tottenham nel prossimo appuntamento di Champions. Perché questo Milan non può aver paura di dover recuperare un solo gol, perché questo Milan mantenendo la stessa concentrazione, la stessa velocità, la stessa mentalità portata all’estremo, imponendo il suo gioco agli avversari, senza inutili attese che potrebbero mettere in condizione Bale e compagni di trovare il corridoio giusto per ferire a morte i rossoneri. Ma prima di tutto ciò, il Diavolo avrà l’ennesimo incontro con la Vecchia Signora, che seppur claudicante nell’ultimo periodo, andrà alla ricerca del colpaccio per proseguire serenamente il suo cammino in campionato, senza scossoni che potrebbero portare importanti cambiamenti anche in panchina.
Ma questa è un’altra storia e avremo tempo per raccontarla. Ora godiamo per qualche attimo ancora l’emozione che S.Siro ha regalato ai suoi tifosi, a noi che dovevamo raccontare le gesta di semplici uomini, trasformati in eroi dal campo, a chi aspettava un passo falso di questi ragazzi, che invece hanno dimostrato di essere squadra.


