VITAMINA SEEDORF PER UN MILAN MALATO
Davide Bin
Il Milan vince faticosamente, soffrendo e stringendo i denti una partita difficile, per il valore dell'avversario incontrato e per le tante assenze che hanno costretto Ancelotti a schierare una formazione molto rimaneggiata; il Cagliari era un ostacolo duro sul quale recentemente era inciampata l'Inter ed era caduta la Juve, quindi averlo superato è un merito per i rossoneri; sul modo in cui questa vittoria è arrivata meglio sorvolare, ma le attenuanti ci sono e sono valide: con un solo attaccante disponibile e nemmeno in smaglianti condizioni di forma (Inzaghi), senza ben tre palloni d'oro e con tutta la pattuglia brasiliana (il famoso Ka-Pa-Ro) malinconicamente in tribuna per vari problemi fisici, il Milan è riuscito lo stesso a superare una delle squadre più in forma di questo periodo, che a San Siro ha mostrato tutti i suoi pregi, ha fatto tremare i tifosi rossoneri sugli spalti, ma è rimasto a bocca asciutta, anche per la gagliarda e orgogliosa prestazione di una squadra a pezzi ma che trova sempre il modo di vendere cara la pelle. Diciamo anche che in quest'occasione sia la terna arbitrale che la dea bendata hanno voluto risarcire un po' i rossoneri per i torti e le sfortune del passato, perchè il gol di Seedorf è viziato da una spinta di Inzaghi su Lopez che è andato a scontrarsi con il portiere Marchetti permettendo all'olandese di segnare a porta praticamente vuota e perchè in avvio di ripresa solo il palo ha respinto un formidabile tiro di Cossu destinato all'angolino e che avrebbe permesso al Cagliari di portarsi in vantaggio e avrebbe reso tutto più difficile per un Milan che già stava stentando e soffrendo. La vittoria è importante, soprattutto in una giornata in cui tutte le prime hanno vinto, sia davanti che dietro al Milan: il secondo posto rimane vicino e Fiorentina, Genoa e Roma non hanno potuto avvicinarsi, ma è chiaro che in futuro servirà un Milan ben diverso, negli uomini e nel gioco per mantenere questa posizione in classifica dall'assalto degli avversari e, possibilmente, migliorarla. Servirà, però, anche un pubblico diverso, che venga a San Siro per sostenere la squadra soprattutto quando è in evidente difficoltà e non sempre pronto a fischiare al minimo errore; ormai il bersaglio prediletto dei contestatori è Seedorf e viene il sospetto che qualcuno lo abbia preso di mira come simbolo della "vecchia guardia" di Ancelotti e, quindi, per mostrare disapprovazione verso il tecnico (sonoramente fischiato anche lui al momento della sostituzione di Inzaghi con Ambrosini); certamente Seedorf non ha giocato una delle sue migliori partite, ma non merita un simile trattamento per tutto quello che ha fatto in passato e continua a fare per questa squadra; inoltre in quest'occasione non si poteva nemmeno pretendere di far giocare qualcun altro al suo posto, visto che erano tutti indisponibili, quindi sarebbe stato meglio incitare e sostenere la squadra e ogni singolo giocatore in un momento difficile e conservare i fischi eventualmente per la fine della partita in caso di risultato negativo o prestazione deludente dal punto di vista dell'impegno, perchè le partite si possono vincere o perdere, le prestazioni possono essere spettacolari o stentate, ma quando i giocatori danno tutto quello che hanno (poco o tanto che sia) sul campo, vanno applauditi e incitati a prescindere.
Ancelotti schiera quello che può al termine di una settimana terribile in cui ha perso o, comunque, non recuperato molti elementi: l'ultima "vittima" in ordine di tempo è Pato e la sua assenza costringe il tecnico a rivedere i piani tattici: niente due punte, non per scarso coraggio, ma per semplice mancanza di attaccanti e, quindi, centrocampo a quattro, con Jankulovski a sinistra, Beckham a destra, Pirlo e Flamini centrali e il solo Seedorf alle spalle di Inzaghi; in difesa Bonera rientra dopo la squalifica e prende il posto dell'improponibile Kaladze visto nel derby e Favalli presidia la fascia sinistra, con Zambrotta a destra e Maldini secondo centrale.
San Siro è tutt'altro che pieno e anche in curva ci sono molti posti liberi: la sconfitta nel derby ha lasciato il segno, la delusione derivante dal fatto che lo scudetto è ormai irraggiungibile ha tolto entusiasmo e ottimismo a molti tifosi e la formazione rimaneggiata non invoglia certo a seguire una partita che, però, si preannuncia interessante e combattuta, visto che il Cagliari di Allegri è un'ottima formazione e si può permettere il lusso di venire a Milano a giocare a viso aperto e senza timori, grazie ad una classifica lusinghiera che lo mette al riparo da ogni preoccupazione.
Inzaghi è il terminale unico del gioco d'attacco del Milan e tutti lo cercano con lanci e cross; SuperPippo fa quello che può, lotta con i difensori avversari, tenta conclusioni al volo a da difficile posizione, come suo solito si fa pescare spesso in fuorigioco e quando riceve un bel cross da Beckham viene disturbato da Jankulovski e non riesce a deviare da favorevole posizione. Nel primo tempo è sicuramente il Cagliari a far vedere le cose migliori, soprattutto con Acquafresca e Cossu: la punta ha un buon pallone a pochi metri da Abbiati ma tira debolmente e centrale e consente la facile parata del portiere, poi ci prova di testa ma non impegna più di tanto Abbiati; Cossu mette i brividi con un violento tiro che Abbiati deve deviare in angolo con difficoltà. Il Milan fatica a costruire gioco e a rendersi davvero pericoloso: ci prova Pirlo con un tiro dalla distanza ma sono tentativi velleitari; il pubblico si spazientisce e comincia a prendere di mira Seedorf, che perde banalmente qualche pallone e dà l'impressione di essere in una di quelle giornate in cui è pigro, sonnacchioso e poco reattivo.
Non cambia il copione nella ripresa e non potrebbe essere altrimenti, visto che Ancelotti non ha a disposizione alternative valide per modificare formazione e atteggiamento tattico: Cossu fa tremare il palo e i tifosi rossoneri con una bordata da fuori che non avrebbe lasciato scampo ad Abbiati, salvato dal legno; il Cagliari gioca bene e non lascia troppi spazi al Milan, che risponde con le poche armi che ha a disposizione oggi. Flamini reclama un rigore per una trattenuta in area su calcio d'angolo, poi non succede altro di eclatante fino all'azione del gol: su lancio di Pirlo, Inzaghi scatta insieme a Lopez e spinge l'avversario sulla schiena mandandolo a scontrarsi con Marchetti che respinge sui piedi di Seedorf, bravo ad insaccare con il piatto destro. L'olandese esulta in modo rabbioso, portandosi la mano all'orecchio davanti alla tribuna arancio come a dire "Come mai ora non sento fischi?", poi torna sotto la curva ad esultare davanti a chi lo incita sempre, anche e soprattutto quando gli altri fischiano. Ma i fischi non sono finiti e Ancelotti, dopo aver sostituito l'infortunato Bonera con Senderos, si prende la sua razione quando decide di togliere Inzaghi inserendo Ambrosini; sembra una mossa da "indietro tutta", molto rischiosa e che ha già prodotto risultati disastrosi con la Lazio in Coppa Italia e con il Genoa in campionato, ma questa volta è diverso, perchè Inzaghi non può reggere novanta minuti (nemmeno lui è al meglio) e non ci sono altre punte per sostituirlo, quindi Ambrosini viene inserito come punta anche per sfruttare le sue doti aeree. A volte i tifosi dovrebbero capire meglio le situazioni di emergenza e le necessità della squadra e non lamentarsi a prescindere, soprattutto in un'occasione in cui mancano i vari Kakà, Ronaldinho, Pato e Shevchenko (oltre a Borriello) e in cui, quindi, anche l'allenatore deve fare di necessità virtù. Per fortuna il Cagliari non riesce più a rendersi pericoloso come nella prima fase dell'incontro, mentre il Milan insidia la porta di Marchetti solo con un colpo di testa alto del solito encomiabile capitan Maldini. Nel finale c'è un po' di nervosismo, si accende anche una mischia per una brutta entrata su Abbiati in uscita e Antonini prende il posto di Beckham, che anche oggi ha corso molto ed è stato concreto e ordinato, pur senza eccellere.
Il boato di esultanza al triplice fischio dell'arbitro dimostra che la vittoria è stata sofferta e stentata ma, proprio per questo, molto importante per un Milan sicuramente non convincente, ma bravo almeno a concretizzare una delle poche occasioni avute. In altri tempi i rossoneri non avrebbero sicuramente vinto una partita affrontata in piena emergenza e giocata in questo modo: il tiro di Cossu sarebbe entrato, invece di schiantarsi sul palo, il fallo di Inzaghi sarebbe stato fischiato dall'arbitro e ora saremmo qui a parlare dell'ennesima delusione e di una squadra allo sbando, invece possiamo commentare una vittoria importante per la classifica e per il morale di un gruppo reduce da un momento difficile. Ora bisognerà recuperare un po' di infortunati per la decisiva partita di giovedì in Coppa UEFA contro il Werder Brema, in cui servirà un Milan migliore di quello visto contro il Cagliari ma anche un pubblico da Champions, caldo, appassionato e desideroso di tifare Milan e sostenere i giocatori dal primo all'ultimo minuto; chi vuole fischiare resti a casa: lo ha detto Seedorf e mi sento di poter sottoscriverlo, perchè il pubblico deve essere l'arma in più per una squadra e non un ulteriore problema quando già si è in difficoltà. Questo Milan era malato nel fisico e nel morale, a causa dei tanti infortuni e degli ultimi risultati non certo confortanti e il gol di Seedorf è stata la vitamina per ridare un po' di vigore e di energia ad una squadra brava a non mollare e a reagire fra mille difficoltà, anche se qualcuno non se n'è accorto e ha preferito vedere solo il bicchiere mezzo vuoto.


