PATO CONSOLA I CUORI ROSSONERI INFRANTI
Davide Bin
Doveva essere la notte della dichiarazione di eterno amore dei tifosi rossoneri nei confronti di Kakà e il popolo rossonero ha provato in tutti i modi a far cambiare idea al giocatore (se è lui che vuole andare via) o alla società (forse ingolosita da quei cento e più milioni di euro che potrebbe incassare): cori a favore di Kakà, tantissimi striscioni, ironica e rabbiosa contestazione alla società e, in particolare, al suo vicepresidente e amministratore delegato Adriano Galliani; i tifosi hanno un'opinione chiara e inequivocabile e si sono fatti sentire, ora sta ai presunti responsabili decidere il da farsi e cercare di accontentarli, facendo saltare la trattativa del secolo e lasciando che Kakà continui ad indossare a lungo la maglia rossonera n° 22. Non dimentichiamo, però, che si è anche giocata una partita importante, l'ultima del girone di andata, contro la Fiorentina che la scorsa stagione aveva strappato in extremis ai rossoneri il quarto posto e la conseguente qualificazione alla Champions League; il Milan si è preso la rivincita battendo i viola grazie all'ennesima magia di Pato, che si candida a diventare il vero e proprio erede di Kakà, se davvero questa è stata l'ultima esibizione di Ricky in maglia rossonera. In condizioni normali questa partita avrebbe avuto molteplici motivi di interesse: il debutto di Beckham a San Siro, il ritorno di Gilardino nello stadio che non lo ha mai amato e apprezzato fino in fondo, il confronto fra due squadre che la scorsa stagione hanno duellato punto a punto per conquistare la qualificazione alla Champions; tutto, però, è passato in secondo piano e la partita si è giocata in un clima surreale, perchè la vera sfida era sugli spalti, giocata a suon di cori e striscioni da una squadra di 65000 persone, quasi tutte giunte a San Siro per cercare di far prevalere i sentimenti sul denaro e far capire che nel calcio possono ancora esserci valori diversi da quelli economici. Difficile dire se il tentativo sia riuscito, difficile intuire dagli sguardi, dai gesti e dai comportamenti di Kakà, vivisezionati da 130000 occhi adoranti cosa passi nella mente del giocatore e quali siano le sue reali intenzioni; solo nei prossimi giorni scopriremo la verità, dolce o amara che sia e potremo lasciarci andare alla gioia o alla disperazione.
Gli appelli al popolo rossonero sono serviti e San Siro si riempie non tanto per la partita in programma contro la Fiorentina, quanto per osannare il campione tanto amato ma che potrebbe clamorosamente e improvvisamente cambiare maglia: sono tantissimi gli striscioni che ricoprono transenne e balaustre dello stadio, quasi tutti a favore del giocatore e contro la società; citarli tutti sarebbe troppo lungo e noioso ma si può far notare che ha prevalso l'ironia e la "poesia", anche se non sono state risparmiate battute feroci nei confronti della dirigenza e, soprattutto, di Galliani e Berlusconi. A livello canoro, invece, tutti o quasi i cori prima, durante e dopo la partita sono dedicati a Kakà, lo invitano a restare e "minacciano" la società nel caso in cui il giocatore venga effettivamente venduto. In questo clima teso e particolare, giocatori e staff tecnico devono comunque pensare ad affrontare e, possibilmente, battere la Fiorentina: Ancelotti deve rinunciare a Ronaldinho, reduce dall'influenza e dirottato in panchina, lo sostituisce con Ambrosini avanzando Seedorf nel ruolo di mezzapunta e, per il resto, conferma la formazione iniziale di Roma e schiera ancora una volta dal primo minuto Beckham. Da sottolineare l'accoglienza tutt'altro che amichevole nei confronti dell'ex di turno, ovvero Gilardino, fischiatissimo da gran parte del pubblico; evidentemente non ha lasciato un buon ricordo, nonostante le sue tre stagioni in rossonero non siano certo state totalmente negative come qualcuno ha cercato di dimostrare. Purtroppo tra Gilardino e il Milan non è mai scoccata la scintilla, ma anche questo è un aspetto che passa in secondo piano in una serata il cui il protagonista è uno soltanto e risponde al nome di Kakà.
La Fiorentina prova a sfruttare inizialmente il prevedibile disorientamento dei rossoneri di fronte a quest'atmosfera particolare che si vive all'interno dello stadio, ma Abbiati è bravissimo ad uscire sui piedi di Jovetic e Rosetti è onesto a riconoscere il suo errore (aveva in un primo momento concesso il rigore), aiutato nella decisione dal guardalinee. Il Milan reagisce prontamente e sblocca il risultato dopo soli sette minuti, grazie a Pato che, defilato sul lato sinistro dell'area, batte Storari con un preciso diagonale rasoterra che va a carambolare sul palo più lontano e si infila in rete. Per un attimo ci si dimentica di inneggiare a Kakà e i cori sono tutti per il Papero, sempre più decisivo e fondamentale. Kakà ha una gran voglia di dare una gioia ai suoi tifosi, prova a scatenarsi in progressioni devastanti e in dribbling ubriacanti ma gli manca sempre la zampata finale e le azioni inventate dal nulla sfumano sul più bello. Intanto la Fiorentina reagisce, alza il baricentro e spaventa i rossoneri, soprattutto con una conclusione di Montolivo respinta da Abbiati; il Milan risponde con un velenoso diagonale di Beckham che Storari deve deviare in corner, a dimostrazione che l'inglese sta giocando un'altra buona partita: attento, ordinato, dinamico, Beckham è uno dei migliori in campo, sicuramente molto più positivo di un Seedorf ancora pigro e pasticcione, spesso fischiato dal pubblico ma con l'attenuante di non essere certo nelle migliori condizioni fisiche. Nel frattempo la curva si disinteressa un po' della partita, continua a pensare solo ed unicamente a Kakà e trascina anche il resto dello stadio nella contestazione alla dirigenza, che culmina nello sventolio di tante banconote al grido di "Kakà lo compriamo noi!", una sorta di provocazione ad una società accusata non solo di non voler più investire per rinforzare la squadra, ma addirittura di arrivare a vendere i giocatori migliori.
Nella ripresa il Milan parte bene poi arretra sempre di più e la Fiorentina ne approfitta per rendersi pericolosa, soprattutto a metà tempo: Santana costringe Abbiati alla difficile deviazione su una potente sventola da pochi passi, poi il portiere è attento a respingere di piede una velenosa deviazione ravvicinata di Montolivo. Ancelotti capisce che è il momento di cambiare qualcosa e "rinforzare gli ormeggi", mandando in campo il solido e concreto Flamini al posto dell'evanescente Seedorf, Ronaldinho al posto dell'applauditissimo Pato e Senderos (all'esordio in campionato) al posto di Beckham, con Jankulovski che avanza a centrocampo, Favalli che si sposta a sinistra e lo svizzero che si piazza al centro della difesa. Il Milan è stanco e soffre sugli assalti dei viola, Santana terrorizza tutti con un tiro che sfiora il palo alla sinistra di Abbiati e Prandelli tenta il tutto per tutto inserendo anche Bonazzoli. Gilardino è molto nervoso e non riceve molti palloni giocabili ma, sicuramente, darebbe chissà cosa per segnare il classico gol dell'ex ma l'impresa non gli riesce. Nel finale il Milan rimane in dieci per l'espulsione di Jankulovski, ingenuo nell'allontanare la palla, oltretutto sapendo di essere già ammonito, ma la difesa rossonera regge tutto sommato bene gli ultimi assalti della Fiorentina e riesce a rimanere imbattuta e, in fondo, questa è un'autentica notizia. Al fischio finale di Rosetti tutti gli occhi dei presenti vanno nuovamente su Kakà, per cercare di interpretare quelli che potrebbero essere gli ultimi suoi istanti con la maglia del Milan; Ricky viene abbracciato affettuosamente da tutti i compagni, poi esce dal campo salutando per l'ennesima volta i tifosi, cosa che ha fatto dal momento in cui è entrato in campo per il riscaldamento, battendosi il petto all'altezza del cuore. I tifosi sono nel suo cuore, lui è nel cuore dei tifosi e allora perchè pensare all'addio? Misteri del calcio moderno in cui gli interessi economici prevalgono sui sentimenti, ma la speranza è che la parola fine nella vicenda Kakà non sia ancora stata scritta e ci sia spazio per un ripensamento. Per molti la lunga serata non è ancora finita, perchè gli irriducibili della contestazione e della dimostrazione d'affetto a Kakà si danno appuntamento all'uscita del parcheggio sotterraneo da cui, prima o poi, deve spuntare l'auto con a bordo l'osservato speciale della serata, per dedicargli gli ultimi cori e costringerlo a commuoversi nuovamente, a dimostrazione che per il campione brasiliano queste sono ore tormentate in cui deve prendere una decisione comunque sofferta, qualunque essa sia.
La soddisfazione per la vittoria e per l'ennesima magia di Pato passa inevitabilemte in secondo piano in una serata che rimarrà comunque speciale e particolare nella storia del Milan: raramente si è vista una tale reazione del popolo rossonero all'eventualità della cessione di un giocatore, ma è altrettanto vero che raramente nell'era berlusconiana si era giunti sul punto di vendere il giocatore più forte presente in rosa; in passato questa società ci aveva viziato, visto che era abituata a comprare i giocatori migliori, poi negli ultimi anni la tendenza si è invertita, gli acquisti, soprattutto prestigiosi, sono stati effettutati con il contagocce e ora si è arrivati addirittura al punto di pensare seriamente di vendere un fenomeno come Kakà, un giocatore spettacolare e decisivo, un simbolo, un punto fermo del Milan presente e futuro. Le prossime ore saranno decisive ma ora tutti sanno come la pensa il popolo rossonero: quei cori che si sono alzati forti e possenti nel cielo di Milano non possono lasciare indifferenti i protagonisti di quello che si può definire "l'intrigo Kakà", perchè hanno fatto venire i brividi e la pelle d'oca a tutti i presenti a San Siro; è una dimostrazione d'affetto che non si può ignorare, altrimenti vuol davvero dire che il calcio è destinato a fare una brutta fine, perchè non c'è più posto per i sentimenti. In questo momento i cuori rossoneri sono sanguinanti e infranti e non può bastare la magia di Pato a consolarli e a sanare le ferite. Certo fa molto piacare sapere che c'è un nuovo fenomeno in grado di essere l'erede di Kakà, ma nessuno vuole ancora rassegnarsi al patto che il trono rimanga vacante e ci sia davvero bisogno di un erede: Kakà deve restare accanto ai vari Pato, Ronaldinho, Beckham e chi più ne ha più ne metta, per continuare ad esaltarci con le sue progressioni, le sue accelerazioni brucianti e le sue straordinarie magie che in questi anni ci hanno fatto innamorare di lui. In questa notte strana e surreale noi tifosi rossoneri abbiamo dimostrato quanto sia grande e straordinario il cuore rossonero che batte in ciascuno di noi e una tale dimostrazione di affetto nei confronti di un giocatore non può essere ignorata. Resta con noi Kakà, perchè una storia così bella non può finire all'improvviso in una fredda e anonima serata di gennaio a metà di una stagione che ha ancora molto da dire. La tua casa è qui, Ricky, non dimenticarlo mai!


