Cassano al Milan? Ecco a voi "Icaro"
Giulia Polloli
Questa volta l’acronimo è già stato trovato, citato o coniato da Luigi Garlando su Gazzetta: Icaro.
Per parlare del possibile tridente del futuro prossimo rossonero, con Ibrahimovic, Cassano e Robinho.
In questi giorni non si parla d’altro che dell’arrivo di Cassano in rossonero. Attapirato o no, la maglia rossonera l’ha accettata con un gran sorriso, non ha preso a male parole l’inviato di Striscia: poteva usare la stessa cortesia con Garrone, quel padre putativo che si è sentito tradito e offeso, chiudendo per sempre la porta a Fantantonio e facendogli perdere, come si dice “parecchi soldini”.
Ma torniamo al tridente rossonero e alla forsennata ricerca di una punta per sostituire vuoi Inzaghi e anche Pato, partito oltreoceano per cercare la soluzione ai suoi frequenti problemi muscolari.
Già dimenticato sembra l’affaire Balotelli, sotterrato ormai l’erede naturale di Inzaghi, quell’Alberto Paloschi che super Pippo ha più volte designato, le attenzioni sono concentrate sul talento di Bari vecchia, tutto tecnica e sregolatezza che al Milan si accaserebbe volentieri e che il Milan forse potrebbe redimere, come tutti i “peccatori” passati.
Ma torniamo alla nuova idea: Icaro.
Icaro, figlio di Dedalo venne dotato di ali di piume attaccate alla pelle con della cera. Il padre gli consigliò di volare basso, di star lontano dalla luce calda e abbagliante del sole che sembrava così benevolo e che invece sciolse la cera facendo precipitare in mare lo sprovveduto giovane facendolo annegare.
Ora, fuor di metafora: Allegri ha finalmente trovato il suo equilibrio, riuscendo a gestire (bene o male) le sue pedine sulla scacchiera rossonera. Ci sono voluti mesi per metabolizzare il modulo del trequartista dietro le due punte, a turno Ibra e Robinho, o Ibra e Pato, o Ibra e …
La costante Ibrahimovic diventa la base portante per il futuro.
Cassano: un arrivo che in molti caldeggiano che in altrettanti temono. Un talento calcistico indubbio, un carattere difficile, un personaggio ingombrante che potrebbe sì, rientrare nei piani di Allegri, ma a scapito di quell’equilibrio finalmente ritrovato nel modulo pragmatico adottato dal tecnico rossonero, con successo.
E la partita con la Roma riporta in auge la candidatura dell’ex di turno che, come vuole la famosa legge di Murphy, è andato a segno proprio contro i suoi ex compagni.
Quel Marco Borriello scaricato troppo in fretta, che è andato a rinforzare la Roma, una delle papabili alla vittoria finale e che finalmente, oserei dire io, nonostante la rete segnata proprio al Milan, ha ritrovato la sua strada.
Di certo si parlerà di lui nei prossimi giorni, forse come rimorso, o rimpianto o con l’effetto di un pugno nello stomaco che ha impedito di prendere la boccata d’aria finale per chiudere in bellezza quest’anno calcistico prima delle meritate ferie.
Di sicuro si parlerà del gladiatore rossonero Gattuso, rientrato in tutta fretta, stringendo i denti e recuperando il suo ruolo in questa squadra. Si parlerà di Pirlo infortunato e di Seedorf che non ha inciso.
Ma si parlerà soprattutto di Ibrahimovic, perché contro l’armata di Ranieri ha sbagliato troppo sotto porta, si è mosso in modo nervoso, rimanendo però il punto di riferimento della manovra rossonera.
Si parlerà di Abate, rilanciato su quella fascia e in fase crescente giornata dopo giornata. Un neo per lui il tocco prima del gol di Borriello. Si parlerà, questo è ovvio.
Concluso il calcio giocato, chi in partenza per le spiagge calde, chi in cerca di serena tranquillità tra le mura domestiche, non si smetterà di dar vita alla baraonda di parole sul calciomercato. E tutte queste parole saranno captate dalle antenne di Allegri, sempre attento e vigile alle variazioni. Saranno ben accetti i nuovi arrivi, sembra abbia detto, ma forse queste parole nascondono la preoccupazione di dover stravolgere nuovamente il modulo raggiunto con fatica e perfezionato lentamente durante questi mesi.
Ma forse ad Icaro e al suo pericoloso modo di volare sostituiremo i voli pindarici di Allegri nella disposizione delle prossime pedine, quelle in arrivo, sul solito campo verde, alla ricerca della luce del sole che segna la vittoria non delle ali di cera, quelle che si credeva di possedere, ma di quelle costruite passo passo nell’acciaio, rinforzate nel loro cuore portante con costante impegno e pronte a spiccare il volo vero, per raggiungere obiettivi sempre più alti, senza paura di ricadere, rovinosamente, nel profondo del mare.


