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Ciao Dinho

autore
Davide Bin
per Milannews.it
mercoledì 5 gennaio 2011, 01:47Vista dalla Curva
autore Davide Bin
05.01.2011 01:47Vista dalla Curva
Ronaldinho è in Brasile a decidere il suo futuro mentre il Milan si appresta a riprendere il campionato dopo la sosta natalizia; l'avventura in rossonero dal campione brasiliano finisce qui.
ALBERTO LINGRIA
ALBERTO LINGRIA

Era arrivato in una calda serata di luglio dell'estate 2008, accolto trionfalmente con una festa a San Siro, cosa mai avvenuta per alcun altro giocatore nella storia del Milan; se n'è andato in punta di piedi, lasciando in tutta fretta il ritiro invernale di Dubai per tornare in Brasile a decidere il suo futuro lontano dal Milan; doveva essere l'uomo in grado di rilanciare la squadra rossonera verso nuovi successi, abbandona la compagnia proprio quando questi successi potrebbero cominciare ad arrivare, ma ormai era chiaro che Ronaldinho era un separato in casa Milan e l'addio era sempre più scontato e ovvio; il presidente Berlusconi in estate aveva detto che Dinho era un giocatore che da solo valeva il prezzo del biglietto e che sarebbe rimasto al Milan fino a fine carriera, ma anche lui ormai si è arreso all'evidenza dei fatti e ha capito che il vero Ronaldinho a Milano non si è mai visto e che, caso strano, la squadra è diventata equilibrata e vincente proprio quando il brasiliano è stato accantonato in panchina da Allegri; l'ultima sua giocata con la maglia del Milan rimane quella rovesciata alta nel finale della sfida pre-natalizia contro la Roma, in uno scampolo di stagione in cui ha lasciato il segno solo ad Auxerre, con un gol bello ma fondamentalmente inutile. La sua storia in rossonero si chiude dopo due stagioni e mezza con poche luci e molte ombre; il suo gol più importante rimarrà quello del suo primo derby, vinto 1-0 contro l'Inter di Mourinho proprio grazie ad un suo colpo di testa su assist di Kakà e di lui ricorderemo la buona stagione scorsa, quando Leonardo gli diede fiducia, lo schierò regolarmente e Dinho ricambiò andando in doppia cifra sia per quanto riguarda i gol che gli assist. Bizzarro il destino dei due connazionali: il giocatore preferito da Berlusconi è stato valorizzato proprio dall'allenatore meno apprezzato dallo stesso presidente e che è stato criticato anche e soprattutto per la posizione in cui schierava Ronaldinho, cioè defilato sulla sinistra, anche se a conti fatti era quella che preferiva e, soprattutto, l'unica in cui rendeva al massimo delle sue possibilità attuali, mentre schierato da trequartista centrale ha quasi sempre deluso e fallito. Allegri ha provato ad accontentare il giocatore e il suo primo tifoso ad inizio stagione, ma poi si è dovuto arrendere per il bene suo e del Milan, anche perchè è un allenatore che apprezza chi lavora e si impegna e non si può certo dire che allenamento e vita da atleta siano due concetti molto amati da Ronaldinho, che si è sempre distinto per la sua vita notturna molto movimentata e molto meno per la sua voglia di faticare in allenamento; quante volte lo abbiamo visto durante il riscaldamento prima delle partite rimanere in disparte a palleggiare mentre i compagni eseguivano gli esercizi atletici; Leonardo accettava e perdonava tutto ciò, Allegri (e Ancelotti prima di lui) no e ben presto il brasiliano è finito in panchina come era accaduto nella sua prima stagione in rossonero.

Alla fine, insomma, hanno avuto ragione quelli che già dall'inizio erano scettici riguardo all'acquisto di Ronaldinho; io fui tra quelli ma ora non voglio vantarmi di essere stato buon profeta e gongolare per aver avuto ragione anche quando tutti deliravano per il suo arrivo, perchè in fondo mi ero affezionato a questo brasiliano stravagante e allegro che in qualche frangente ci ha deliziato e divertito con la sua fantasia e che avrebbe avuto ben altro destino se la sua voglia di correre fosse stata pari alla sua indubbia classe. Qualcuno da Barcellona, due anni e mezzo fa, mise in guardia la società rossonera sui vizi di Ronaldinho ma non venne ascoltato e creduto; qualcun altro, più scaramantico, fece notare che Ronaldinho era il quarto giocatore con la R iniziale proveniente dalla Spagna dopo Redondo, Rivaldo e Ronaldo e che per questo rischiava di fare la stessa ingloriosa fine di ex stella sul viale del tramonto; è andata così, anche se forse Dinho rimane il migliore, come carriera in rossonero, rispetto ai tre sopracitati, ma comunque resterà nella storia rossonera come una "meteora", uno di quei giocatori che non sono stati decisivi, che non hanno fatto conquistare trofei alla gloriosa società di Via Turati e che hanno presto cambiato aria. Giovedì il Milan riprenderà il suo cammino in campionato a Cagliari e inizierà il nuovo anno solare in cui vuole tornare a vincere e a conquistare qualcosa di importante, ma lo farà senza Ronaldinho, ormai ex rossonero con tanti rimpianti per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Ciao Dinho e grazie lo stesso, perchè comunque ti abbiamo sempre voluto bene, ti abbiamo incitato a gran voce dalla curva e non ti dimenticheremo, anche se non abbiamo potuto nemmeno salutarti come meritavi.

per Milannews.it

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