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Milan, tanto cuore e molti errori per un pareggio prezioso

autore
Davide Bin
per Milannews.it
martedì 11 gennaio 2011, 12:00Vista dalla Curva
autore Davide Bin
11.01.2011 12:00Vista dalla Curva
Pirotecnico 4-4 fra Milan e Udinese; i rossoneri vanno sotto per tre volte ma trovano sempre la forza di rimontare, anche se alla fine raccolgono solo un punto...che vale come tre.
ALBERTO LINGRIA/PHOTOVIEWS
ALBERTO LINGRIA/PHOTOVIEWS

Alla fine di partite come quella che abbiamo visto a San Siro fra Milan e Udinese è difficile stabilire a caldo il proprio umore, perchè le sensazioni sono contrastanti e opposte: felicità per la sconfitta evitata in extremis o rammarico per i due punti buttati via per troppi errori? Soddisfazione per una prestazione tutto cuore e grinta o preoccupazione per i problemi palesati da una squadra costretta a giocare una partita tutta in salita? Dopo più di novanta minuti di emozioni, siamo scesi dall'ottovolante con la testa confusa e le gambe che tremavano e, una volta ritrovata la tranquillità, possiamo dire che questo pareggio porta un solo punto ma potenzialmente vale come una vittoria, perchè la squadra non ha voluto mollare, non si è arresa mai, nemmeno quando era sotto di due reti, ha lottato, ha rimontato, ha dato tutto e rischiato la sconfitta anche per troppa generosità, perchè invece di accontentarsi del 3-3 appena raggiunto in modo miracoloso, ha cercato la vittoria e lasciato nuovamente spazio agli implacabili attaccanti dell'Udinese, ma poi ha trovato di nuovo la forza di acciuffare il pareggio e se quel tiro alla fine di Abate fosse entrato avrebbe messo a segno una delle rimonte più belle della sua leggendaria storia. Riassumendo, i rossoneri si sono fatti sorprendere in avvio dall'Udinese, che ha giocato meglio, creato più occasioni e trovato il vantaggio, poi hanno pareggiato in chiusura di primo tempo, ma poi sono andati sotto di due reti nella prima parte della ripresa, hanno rimontato, hanno subito il quarto gol, hanno nuovamnete pareggiato e rischiato addirittura di vincere; sicuramente una partita sensazionale, divertente ed emozionante e forse, alla fine, tutto sommato deve prevalere la soddisfazione, perchè l'Udinese si è fatta preferire sul piano del gioco ed essere riusciti a non perdere è un grande merito, anche se ci sarà da riflettere sui tanti errori commessi.

Allegri effettua tre cambi rispetto alla formazione schierata a Cagliari: c'è Amelia in porta al posto dell'infortunato Abbiati, c'è il match-winner del Sant'Elia, cioè Strasser, al posto dello squalificato Ambrosini e c'è l'ovvio rientro di Ibrahimovic che va a far coppia in attacco con Pato, mentre Robinho fa il trequartista e Seedorf il regista; per il resto tutto invariato, visto che i miracolosi recuperi tentati alla vigilia non ci sono stati e nè Nesta nè Flamini sono disponibili, nemmeno per la panchina; giusto così, perchè affrettare i recuperi soprattutto nella stagione invernale fa rischiare pericolose ricadute, anche se Allegri si ritrova con la rosa decimata e in emergenza totale e deve affrontare con una formazione rimaneggiata un'Udinese in gran forma. Purtroppo ancora una volta San Siro è mezzo vuoto, nonostante finalmente si giochi alla domenica pomeriggio; evidentemente il freddo, la pioggia e l'ultimo giorno di vacanze natalizie hanno convinto molta gente a rimanere a casa o andare altrove, invece che venire allo stadio a sostenere la capolista in un momento di difficoltà per le tante assenze; il settore ospiti è praticamente vuoto, mentre i pochi tifosi dell'Udinese sono radunati nel terzo anello rosso, in quanto non in possesso della tessera del tifoso; situazione grottesca, come più volte fatto notare, perchè provvedimenti presi per aumentare la sicurezza negli stadi creano insicurezza e provocano pericolose mescolanze di tifosi avversari in un settore dello stadio oltretutto non adeguato ad accogliere tifoserie ospiti. La Curva Sud dà il benvenuto ad Antonio Cassano, saluta e ringrazia l'ormai ex idolo Ronaldinho e fa capire chiaramente di non aver gradito la scelta e il comportamento di Leonardo, che è passato con molta disinvoltura sull'altra sponda del Naviglio, cancellando tredici anni di Milan in cui aveva fatto di tutto (giocatore, dirigente e allenatore) ed era stato molto amato dai tifosi rossoneri.

L'avvio di partita fa subito capire che ci sarà da soffrire: un tiro alto di Pato ci illude ma c'è più Udinese che Milan, i friulani si avvicinano alla porta di Amelia più di quanto facciano i rossoneri con quella di Handanovic e gli uomini di Allegri soffrono molto il pressing di quelli di Guidolin, che corrono di più e costruiscono trame veloci ed efficaci in attacco, con contropiedi fulminanti. Il colpo di testa di Zapata lasciato libero in piena area fa suonare il campanello di allarme, ma è tutto vano, perchè il gol dell'Udinese poi arriva lo stesso, con un tiro di Inler che sbatte sul palo e Di Natale che è il più lesto ad andare a riprendere la respinta e a ribadire in rete partendo da posizione regolare mentre la difesa rossonera rimane immobile e sorpresa. Partita tutta in salita e il Milan fatica a riorganizzarsi, anche se poi il pareggio arriva nel momento più propizio per tagliare le gambe agli avversari, ovvero l'unico minuto di recupero: Ibra si traveste da uomo assist, come già ha fatto molte volte in questa stagione e serve Pato a centro area che non può sbagliare il facile appoggio in rete.

Il pareggio ottenuto in extremis dovrebbe galvanizzare i rossoneri, ma l'avvio di ripresa non è molto diverso da ciò che si è visto in precedenza; ancora una volta è il Milan il primo a creare un pericolo nell'area avversaria e Handanovic deve compiere un miracolo sul tiro di Robinho destinato sotto la traversa. Dopo la fiammata, però, il Milan si addormenta e dimostra che là dietro, senza Nesta, sono guai seri: sul cross di Isla, Bonera si fa sorprendere da Sanchez, che lo anticipa di testa sul primo palo e batte l'incolpevole Amelia; bisogna di nuovo rincorrere e la pendenza della salita raddoppia, raggiungendo valori proibitivi, quando Seedorf perde malamente un pallone sulla traquarti sul pressing di Inler e ciò innesca un contropiede fulminante dell'Udinese, con Di Natale che risulta imprendibile per Bonera e scappa via fino ad entrare in area e battere Amelia. Il povero Seedorf viene sommerso di fischi e solo la curva lo difende con i suoi cori, anche perchè la colpa nell'occasione non è solo sua, ma anche di chi non è riuscito in alcun modo a contrastare il contropiede avversario, visto che l'errore dell'olandese è stato commesso a settanta metri dalla porta di Amelia e non al limite dell'area. Arriva il momento dell'entrata in campo di Cassano ed è fin troppo ovvio che ad uscire sia Seedorf; altri fischi, altri cori della Sud e poi solo applausi per FantAntonio che ha l'arduo compito di trascinare la squadra ad una rimonta che pare impossibile. Invece il Milan dimostra tutta la sua forza morale e la compattezza del gruppo, non si arrende e con pazienza cinge d'assedio il fortino friulano: Ibra conclude alto, Strasser costringe Handanovic ad un'altra parata miracolosa; insomma, come si suol dire il gol è maturo e arriva nel modo più rocambolesco e fortuonoso possibile: un traversone di Thiago Silva viene deviato dalla testa di Benatia e diventa imprendibile per Handanovic. San Siro diventa una bolgia, il pubblico ci crede, la squadra pure e il pareggio arriva quando Cassano smarca Pato in area e il Papero si libera dell'avversario a scarica in rete. Delirio sugli spalti e il Milan non vuole accontentarsi, si sbilancia in avanti alla ricerca del successo e lo sfiora con il violento e insidioso tiro di Ibra sul quale Handanovic deve salvarsi di piede. Il sogno della rocambolesca vittoria diventa nuovamente incubo quando nell'ennesimo contropiede Isla serve il nuovo entrato Denis che anticipa Bonera e batte Amelia (e pensare che qualcuno aveva tirato un sospiro di sollievo quando aveva visto uscire Di Natale, autentico spauracchio per la difesa rossonera). Sembra davvero finita, ma questo Milan ha mille risorse e trova il modo di risalire nuovamente la china: Ibra va in sospensione e fa sponda per Cassano che gli restituisce nuovamente palla, lo svedese si trova davanti al portiere, resiste al tentativo di intervento del difensore e batte Handanovic. Si può nuovamente esultare e rifiatare dopo tante emozioni contrastanti ma non è ancora finita, perchè in pieno recupero il Milan prova l'assalto finale e Abate ha la palla buona sul lato destro dell'area a pochi metri dalla porta ma il suo tiro viene deviato in angolo da un difensore. Questa volta è davvero finita e si può scendere dall'ottovolante delle emozioni con il cuore in gola che batte all'impazzata e cercando di capire se prevale la soddisfazione per il pericolo scampato o la delusione per la mancata vittoria.

In questo groviglio di emozioni è giusto fare un po' di chiarezza: innanzitutto bisogna far notare che per molto tempo abbiamo parlato di Milan "Ibradipendente", ma oggi abbiamo scoperto che esiste anche un Milan "Nestadipendente", perchè è ovvio che con Alessandro in campo il Milan è un'altra cosa, è più solido in difesa e ha maggiore sicurezza e tranquillità; Bonera ha vissuto una giornata da incubo, è sembrato sempre spaesato e in ritardo, quindi è fin troppo facile prevedere che con Nesta al centro della difesa sarebbe finita diversamente e la miglior difesa del campionato non avrebbe subito ben quattro reti, frantumando il suo primato. Comunque l'alibi delle assenze (non solo quella di Nesta ma anche tante altre) è valido, perchè mancavano elementi importanti soprattutto a centrocampo (Pirlo, Boateng, Flamini, Ambrosini) e ciò ha sicuramente penalizzato una squadra che prima di Natale, quando era al completo, aveva trovato una sua identità e gli equilibri giusti. Ora sarebbe facile gettare la croce addosso a Seedorf e in effetti l'olandese ha fatto alterare i tifosi con la sua lentezza e la sua "pigrizia", ma non è solo lui il responsabile della mancata vittoria, anche perchè si è sacrificato in un ruolo non suo, come ha sempre fatto per la causa rossonera. Comunque quando si pareggia c'è sempre un bicchiere mezzo vuoto e uno mezzo pieno, quindi consoliamoci con le buone notizie: il grande cuore di questa squadra, impersonato da quel Gattuso sceso in campo acciaccato e affaticato, ma che ha lottato come un leone, ha sradicato palloni dai piedi degli avversari e trascinato i compagni; poi la buona prestazione del giovane Strasser, che ha confermato ciò che di buono aveva fatto vedere nei pochi minuti giocati a Cagliari; e, ancora, i gol di un ritrovato Pato e la solita zampata vincente di Ibra (giunto a 10 gol in campionato), decisivo anche come uomo assist e, a proposito di assist, i tocchi geniali di Cassano, che sarà anche fuori forma e con pochi minuti nelle gambe, ma in quei pochi minuti ha già fornito tre assist che, di fatto, valgono tre punti pesanti. Insomma i motivi di consolazione non mancano, compreso quello che il pareggio non è troppo penalizzante in classifica, visto che i punti di vantaggio sulla seconda (Napoli e non più Lazio) sono ancora quattro e il Milan arriva al giro di boa da solo in testa con un discreto vantaggio; ora bisogna pensare a ricominciare a vincere al più presto soprattutto in casa (un solo punto nelle ultime due partite), ma con questo immenso cuore che permette di rimontare tre volte in situazione di emergenza si può stare tranquilli e guardare al futuro senza paura e questo pareggio raggiunto in extremis dopo mille emozioni sembra proprio una vittoria.

per Milannews.it

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